Il virologo Tarro: “la comunione sulla lingua è più sicura”

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Comunione sulla mano o sulla lingua? Dal terreno liturgico ci spostiamo su quello medico. Abbiamo registrato il parere autorevole del noto virologo professor  Giulio Tarro, già candidato al premio Nobel .

Professor Tarro: il Presidente del Medici Cattolici, professor Filippo Maria Boscia ha sostenuto, in una intervista, che è maggiormente sicura la comunione amministrata sulla lingua. Da medico, che cosa ne pensa?

“MI sento di dar ragione al professor Boscia. Certamente non esiste in questo campo nulla di sicuro al cento per cento, tuttavia, bisogna ricordare che le mani toccano tutto, sono un ricettacolo, si posano su ogni cosa anche prima di andare alla messa e dunque possono essere venute a contatto con qualcosa di infetto. Poi stento a credere che tutti i fedeli siano tanto diligenti da disinfettarsi sempre le mani, anche prima della celebrazione. La cosa importante in assoluto è quella di evitare il contatto tra sacerdote e fedele comunicandosi. Forse, ma non sono un esperto di liturgia si potrebbe provare, per dare maggior sicurezza, con l’ostia grande, quella usata per la consacrazione, divisa a metà. Ma è una ipotesi. Resta la mia convinzione che quella amministrata sulla lingua in termini di rispetto dell’ igiene è preferibile. Bisogna fare in modo che il sacerdote la faccia cadere sulla lingua del fedele”.

Chiese. Tra una messa e l’ altra qual è il tempo necessario per sanificare l’ambiente?

“Non abbiamo ancora certezze sul tempo esatto in cui il virus resiste su oggetti  e luoghi. Certamente resta, non per nove ore come è stato detto. Ma resta, perdendo  però aggressività. Consiglio di sanificare tra una messa e l’altra usando prodotti con il cloro, con un lasso di tempo di un’ ora arieggiando il luogo”.

Gli anziani possono andare in chiesa?

“Perché no? Basta che si rispetti  con rigore il distanziamento usando  la mascherina”

Covid 19. E’ saltata fuori una circolare in base alla quale si è invitato a non eseguire le autopsie. Perché?

“No comment. Mi limito a dire che secondo i dati ufficiali, in base a quelle fatte, i morti per causa diretta da Covid 19 sono  bassi. Bisogna distinguere tra chi è morto di Covid 19 e chi con il Covid 19. Mi spiego: se uno era malato terminale o ha avuto un infarto ed aveva anche il Covid 19 non può essere considerato morto a causa del Coronavirus”.

Movida dei giovani sotto accusa. Condivide?

“A me convince poco questa esagerazione di medicina difensiva. Certamente occorrono regole di prudenza, ma non possiamo salvarci dal virus e morire o di fame o di pazzia,  la gente ha bisogno di svago, sole ed aria. Aggiungo che gli anziani necessitano di queste cose, altrimenti le stesse difese immunitarie saltano. Pertanto  non me la sento di essere troppo severo. Indubbiamente prudenza, ma evitiamo criminalizzazioni. Noto nei media e in certi colleghi una voglia repressiva  autoritaria”.

Però accusano il modello Svezia di aver fallito..

“Citano dati non veri.  La Svezia ha un tasso di mortalità più basso, nella media, rispetto all’Italia. Viene all’ottavo posto  e l’Italia tutta chiusa a chiave ben prima di lei”.

Bruno Volpe

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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