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Il fotografo-amico di Giovanni Paolo II: “non cercava l’effetto speciale o la popolarità”

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Parla il fotografo ufficiale di Giovanni Paolo II: Arturo Mari, che ha seguito tutti i papi da Pio XII a Benedetto XVI per l’ Osservatore Romano. A Giovanni Paolo II ha dedicato 1000.000 di foto e in Polonia è una vera star.
Mari, celebriamo con commozione i cento anni della nascita di Giovanni Paolo II.

Che idea ne ha ricavato come suo fotografo ufficiale?

“Più che fotografo, indegnamente, mi definisco suo amico. Abbiamo passato una vita e non è poco. La sua mancanza ancora la sento”.

Da quando lo conosceva?

“Dal 1962, ben prima che fosse eletto Papa. Posso definirlo serenamente, prima di tutto, un uomo reale , la verità era centro della sua vita e il rispetto dell’ amicizia. Sapeva essere leale e caritatevole in tutte le situazioni. Ricordo il suo sguardo fisso ed intenso”.

Mistico?

“Lo era, guardava alle cose di Dio, ma con i piedi ben piantati a terra, una persona concreta, se vogliamo. Lo ho ritenuto sempre un santo vivente e la decisione saggia della Chiesa lo ha confermato. Era palese la sua santità di vita”.

Parlando tecnicamente da fotografo. Era facile seguirlo?

“Diciamo subito che era una persona spontanea, non un attore. Non cercava l’ effetto speciale o la popolarità, insomma non recitava e non amava cercare effetti speciali. Certamente bisognava stare molto attenti in ragione della sua imprevedibilità”.

Lei ha fotografato l’ attentato..

“Fu una pagina drammatica che ho documentato. Ero sconvolto. In quel momento, pur facendo dolorosamente il mio lavoro di professionista, mi sono detto: il mio Papa è morto, ero convinto che fosse spirato sotto i colpi dell’ attentatore”.

Lei ha fotografato anche Benedetto XVI: come era?

“Naturale e spontaneo, in un tempo in cui sembrava prevalere la pastorale della tecnologia. Anche lui una bella persona. Caratterialmente differente da Giovanni Paolo II”.

Bruno Volpe

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