Giuliva Di Berardino sulla dinamicità che c’è nell’unità relazionale di Dio

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IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 12,44-50 mercoledì 6 Maggio 2020

In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Oggi il Vangelo approfondisce la dinamicità che c’è nell’unità relazionale di Dio. Gesù si presenta come l’inviato del Padre, c’è qualcuno che lo ha mandato, in questo movimento che c’è tra il Padre e il Figlio. E poi si presenta come luce, come Colui che dice le cose del Padre. Il Vangelo di oggi quindi specifica quello che era la conclusione del testo di ieri: Gesù e il Padre sono una cosa sola, letteralmente in greco suona così en esmen: siamo uno (Gv 10,30). I cristiani, quindi, credono che Dio è uno, ma è uno in relazione, in profondo movimento, all’interno dell’Unità c’è qualcosa che si sviluppa, che eccede e non è uno senza Gesù e senza lo Spirito Santo, uno è in questa pienezza di eccedenza della relazione. La fede cristiana è quindi fede trinitaria, lo è da sempre. Lo conferma, come vediamo, il Vangelo stesso. Ed è importante che il Vangelo ci abbia lasciato questa testimonianza di Gesù, le sue parole, perchè ancora oggi ci sono diverse modalità di interpretare il Vangelo, ma tutte sono possibili e accettabili, purché non mettano in dubbio questa relazione profonda d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito. Se non c’è questa visione del Dio uno e trino, allora non c’è interpretazione cristiana. E’ possibile interpretare in tanti modi, ma l’interpretazione cristiana è quella che fa circolare, in questa pericoresi, l’amore in questa danza tra Padre, Figlio e Spirito, questa relazione di amore e di eccedenza. Mi riferisco in particolare ai Testimoni di Geova. Molte persone mi chiedono quale sia la differenza tra i Testimoni di Geova e i Cristiani, ecco: è questa poca profondità nel considerare il mistero della Trinità, anzi, c’è un arginamento di questo mistero, quindi non interpretano il Vangelo a modo dei cristiani. Questo lo dico rispettando tutte le persone che sono dentro questa corrente religiosa, possiamo chiamarla così, però non è un’interpretazione cristiana proprio a causa della lettura che non considera la Trinità. La fede cristiana è fede trinitaria, in qualsiasi confessione di fede cristiana si venga battezzati. Si è cristiani perché ci si unisce a Gesù, perchè è tramite Gesù che possiamo meterci in relazione col Padre. Il cristiano è colui che dice a tutti: se vuoi conoscere Dio, guarda Gesù, perché Dio è Gesù! Gesù è la risposta ai grandi interrogativi che muovono il cuore umano, che ispirano la mente nella ricerca, nella conoscenza delle cose. Gesù è la luce, e sappiamo quanto questo tema della luce sia caro all’evangelista Giovanni, che ci trasmette come, solo guardando Gesù, solo contemplando Lui e seguendo il suo stile di vita, solo al seguito di Gesù è possibile scoprire il lato luminoso dell’oscurità della fede. Solo dietro Gesù, nascosti in Lui, direbbe San Paolo, è possibile essere giustificati davanti al Padre, perché Gesù, come dice in questo testo, non è venuto a condannare, ma a salvare il mondo e in Gesù siamo amati dal Padre e riceviamo l’amore suo che non ci condanna, ma ci fa vivere felici, in eterno. Questo Vangelo è quindi un riassunto di tutte le opere che Gesù ha compiuto, all’esterno, ma anche in profondità, perché le opere che Gesù ha compiuto, è scritto nel testo, vengono dal Padre. Le opere, ta erga, non sono solo i miracoli, ma sono anche le parole, dato che nel linguaggio biblico davar è la parola, ma è anche l’azione. Praticamente Gesù ci dona oggi un grande insegnamento, e anche una via, una luce profonda: ci sta dicendo che Lui non si appartiene, è in tutto, proprietà del Padre. Ecco allora oggi invochiamo su di noi lo Spirito Santo perché possiamo entrare in questa profonda conoscenza di Dio anche noi, che possiamo conoscere così intimamente Gesù da poter essere anche noi proprietà del Padre, anche perchè, chiunque sia stato battezzato, o desideri nel cuore esserlo, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è proprietà di Dio. Allora che oggi lo Spirito Santo ci confermi in questa realtà che ci appartiene, la realtà del Battesimo, la bellezza di essere cristiani e ci faccia entrare nella gioia di stare al seguito di Gesù, di aver ircevuto questa vita da Cristo stesso, la vita nuova del nostro Battesimo. E ravvivi in noi il desiderio di restarci per sempre, perché questa gioia niente e nessuno ce la potrà togliere: è nostra, per sempre! Amen. Buona giornata a tutti!

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Un pensiero su “Giuliva Di Berardino sulla dinamicità che c’è nell’unità relazionale di Dio

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    6 Maggio 2020 in 9:37
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    Per l’affinità dell’argomento, mi inserisco con un mio pensiero sulla prossima “Giornata di Preghiera a Dio Creatore” (14 maggio) proposta a tutti i credenti da un ambiguo “Alto Comitato per la Fratellanza Umana” e fatta propria (a mio avviso con altrettanta ambiguità) anche da Papa Bergoglio.
    Con la sola eccezione dell’ebraismo (nel quale Jahwè è la Persona divina che Gesù chiamava Padre, il Dio che Egli stesso ci ha poi rivelato e donato pienamente), il Dio delle religioni non cristiane non è né il medesimo Dio di Gesù né il Dio che Egli ci ha rivelato: il “Padre Suo” che, in Lui, “Figlio Unigenito”, chiamiamo anche noi “Padre nostro”, e lo “Spirito d’Amore” che li unisce. E’ assurdo supporre che Gesù, oggi, accetterebbe di pregare il Padre affiancandolo anche ad Allah o Manitù o peggio Pachamama… La “fede” cristiana è la sola vera fede perché rivelata da Dio stesso, a differenza delle “credenze” (in pratica quasi tutte idolatriche) che le altre religioni hanno raggiunto nella loro pur legittima e comprensibile ricerca di Dio. Credere e adorare un “Dio uno” dunque non significa credere e adorare “lo stesso Dio”, e chiamare Dio “creatore” è dire e condividere un suo attributo, non il Suo Nome. Un po’ (è solo un esempio) come avviene con le monete: il rublo, la sterlina, il dollaro, l’euro… sono tutte monete uniche ma non sono le stesse monete. Dato che la Giornata di Preghiera invita esplicitamente ogni credente ad attenersi alla propria fede e spiritualità, personalmente sceglierò la data del 13 maggio (anziché il 14) che, tra l’altro, è la ricorrenza della Madonna di Fatima e dello scampato attentato al Papa san Giovanni Paolo II. Spiacerà a Francesco, Papa, ma certamente non alla Madonna, la Madre di Dio…… Chiedo venia per la lunghezza.

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