Giuliva Di Berardino sulla caratteristica propria dell’amore cristiano

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La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.

Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 24 Maggio 2019

Nel Vangelo di oggi Gesù ci consegna la fonte dei doni spirituali che in questi giorni abbiamo meditato. Non può esserci pace, gioia, comunione tra noi se nel profondo del cuore, quando incontriamo un altro cristiano, non sentiamo di desiderare ogni bene per lui. In questo Vangelo troviamo Gesù che lascia un comandamento ai suoi amici: il comandamento dell’amore reciproco, di un amore particolare, perché ha le caratteristiche del suo, cioè un amore che, come abbiamo visto in questi giorni, produce pace, gioia, comunione, pazienza, benevolenza…insomma il Vangelo ci mostra che Gesù ci lascia il Suo Spirito, e questo è abbastanza comprensibile nel testo. Però, lo dobbiamo ammettere, ci sono delle questioni che forse è bene porsi su queste parole di Gesù, perchè quì Gesù ci manifesta come accogliere questo amore tra noi, un amore che potremmo definire “fraterno“, puro  e che San Paolo identificherà nel termine “caritas“, che in italiano traduciamo come “amore di carità“, che qualifica in modo specifico l’amore tra i credenti cristiani. Ecco allora che questo brano del Vangelo un pò ci rende perplessi. Comunicandoci la caratteristica propria dell’amore cristiano, afferma che questo tipo di amore, per un discepolo di Gesù, non è una scelta ma un comandamento! Gesù non dice: forse in certi casi è meglio che rispondiate con amore e non con la violenza. Non dice neppure: valutate bene quando e come amare chi vi sta vicino. No! Gesù dice: ” amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato“. Questo ci provoca fortemente, cari amici, perché l’amore di carità è un comandamento per noi cristiani! Non possiamo scegliere in base alle persone o alle situazioni: siamo chiamati ad amare di vero cuore tutti e sempre, siamo chiamati a sentire per l’altro quello che ha sentito Gesù, a fare per lui quello che avrebbe fatto Gesù! Per questo Gesù afferma che questo comandamento è “nuovo“. E a proposito di questo aggettivo qualificativo “nuovo“, che specifica il comandamento dell’amore ci sono diversi commenti di grandi studiosi della Scrittura: alcuni affermano che questo sia il comandamento “nuovo” perché riassume tutti i comandamenti di Dio; altri affermano che Gesù con questa parola si ponga in una modalità nuova rispetto alla sua tradizione giudaica. Eppure, al di là di queste interpretazioni, se cercassimo di ascoltare Gesù, di capire di più il suo cuore, in quel momento fondamentale della sua vita, in quella Pasqua che Lui stesso ha vissuto per noi, allora comprenderemmo che in quel “nuovo” c’è la Sua vita offerta in sacrificio per noi. E’ vero che Gesù si è offerto per noi una volta per tutte, però è anche vero che Egli continua ogni giorno a danare la sua vita, a offrire la salvezza, ai suoi amici. Il comandamento dell’amore perciò per noi credenti, e in particolare per noi cristiani cattolici, è sempre nuovo, ogni giorno! Noi abbiamo la possibilità di vivere un comandamento che, di fatto, è ogni giorno una novità, perché ci rende nuovi ogni giorno! Allora il comandamento dell’amore, più che un comando, è per noi quella “spinta in avanti“, quella “marcia in più” che abbiamo grazie al dono della vita di Gesù per noi. E sarebbe bello se oggi entrassimo nella novità di questo giorno scegliendo di praticare il suo comandamento, anche offrendo un semplice dono di tempo, di presenza, di sorriso a qualcun altro. Chiediamo alla Beata Vergine Maria Ausiliatrice, che oggi ricordiamo e che molto era venerata dal santo don Bosco, il santo educatore dei giovani. Maria ci venga in aiuto e ci mostri la novità alla quale lo Spirito Santo desidera condurci oggi, perché possiamo portare noi stessi, e le persone che incontreremo, a vivere con quella “marcia in più” dell’amore di Cristo in noi. Ascoltiamo il Vangelo:

Gv 15,12-17

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.

Per contattare la teologa Di Berardino scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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