Giuliva Di Berardino su una gioia che nessuno potrà mai toglierci

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IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 16,20-23 venerdì 22 Maggio 2020

Santa Rita da Cascia  

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Oggi il vangelo ci parla di gioia, una gioia che nessuno potrà mai più toglierci, ci dice Gesù stesso. La gioia è il secondo frutto dello Spirito Santo. Lo scrive San Paolo nella lettera ai Galati (5, 22-23): “Il frutto dello Spirito (invece) è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. La gioia, quindi, arriva subito dopo l’amore, perciò dopo che lo Spirito Santo si sia ben radicato in noi, come un albero che può produrre frutti, dopo che abbiamo fatto spazio allo Spirito Santo, che gli abbiamo permesso di crescere in noi, soprattutto quando siamo nella sofferenza. Il vangelo infatti oggi sembra proprio volerci dire che sofferenza e gioia sono in profond relazione: non sono relatà diverse e opposte, ma una cosa sola, come una dentro l’altra!  Gesù stesso ci offre un paragone per farci capire questa corrispondenza, questa relazione unitiva tra la sofferenza e la gioia perché ci offre il paragone con la donna che partorisce, per farci capire che la partoriente soffre, ma quella sofferenza è solo un passaggio, necessario perché venga al mondo un bambino. Perciò le sofferenze sono per noi un passaggio, perché nasca in noi, da noi, una nuova vita, una nuova creazione! La gioia che non ci verrà mai tolta, è quella di chi sa che non si vive mai una prova o una sofferenza invano, perché il Signore fa nuove tutte le cose! La gioia dello Spirito Santo non è avere il sorriso stampato sul volto, non è ridere sempre, ma è profonda consolazione, la consolazione che i nostri dolori, le nostre soffrenze, i nostri errori, i nostri sbagli non sono da cancellare, ma sono passaggi necessari per risorgere con Gesù, dal ventre del nostro dolore. La santa che ricordiamo oggi, Santa Rita da Cascia, è stata una donna che ha vissuto proprio questa gioia di cui ci parla Gesù, una grande santa, diventata una santa non per aver fatto grandi discorsi, non per aver scritto dei trattati e neppure ha mai scritto nulla sulla sua persona. Rita è stata acclamata e venerata subito come santa soltanto perché ha vissuto come una vera donna, realizzando se stessa in tutte le vocazioni possibili per una donna: madre, vedova, suora. In lei lo Spirito Santo ha trovato accoglienza piena, perciò ha fatto nascere in lei il frutto della gioia, quella di cui Gesù ha detto che nessuno potrà mai toglierci. Di Rita molti potrebbero dire che umanamente poteva essere una donna triste, oppressa, afflitta, sarà passata attraverso tutto questo, certo! ma chi conosce il Vangelo, sa che è stata una donna tra le più felici che sono mai esistite su questa terra. Ci aiuti Santa Rita, allora, non tanto a capire la gioia di Gesù, non tanto a parlare della gioia del Vangelo, ma a viverla, come ha fatto lei. Invochiamo oggi lo Spirito Santo con una preghiera che si trova negli scritti di Sant’Agostino e che Santa Rita, da monaca Agostiniana, ha sicuramente pregato nel monastero di Cascia: “Respira in me Tu, Santo Spirito, perché siano santi i miei pensieri. Spingimi Tu, Santo Spirito, perché siano sante le mie azioni. Attirami Tu, Santo Spirito, perché ami le cose sante. Fammi forte Tu, Santo Spirito, perché difenda le cose sante. Difendimi Tu, Santo Spirito, perché non perda mai la tua Santa Grazia“. Amen. Buona giornata! 

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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