Giuliva Di Berardino: “Nicodemo ci insegna a ragionare, crearci un’opinione, senza giudicare ma ascoltando”

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La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.
Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: sabato 6 Aprile 2019

Il Vangelo di oggi ci mostra che c’erano diverse opinioni e molta confusione riguardo a Gesù in mezzo alla gente del suo tempo. Tra le autorità religiose, ciascuno aveva i propri argomenti, tratti dalla Bibbia o dalla Tradizione, e cosa peggiore, trattavano la gente comune con molto disprezzo in nome della conoscenza della legge. E tra queste tante voci religiose, oggi, emerge la voce di Nicodemo, un dottore della legge che fino ad ora aveva mostrato di nascosto la sua stima per Gesù. In questo episodio, raccontato non poco lontano dalla Pasqua, il personaggio di Nicodemo sembra invece venire alla luce per lasciar come penetrare una luce proprio nel mezzo di quelle persone così sapienti: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?”, dice loro. Ora, se gli altri dottori della legge non si curano di queste parole, per noi esse sono molto significative. Nicodemo ci fa riflettere sul fatto che, quando giudichiamo qualcuno, lo facciamo perché non sappiamo accogliere la bellezza che è in lui, la novità che vuole consegnarci, il colore che potrebbe donare alla nostra esistenza. E’ così:  tutti noi facciamo cose cattive, ma è vero anche che tutti abbiamo qualcosa di bello in noi, che potrebbe impedirci di fare il male. Però noi spesso ci facciamo influenzare da quello che ci hanno detto, da quello che pensiamo di sapere, e spesso siamo pronti perfino a strumentalizzare la cultura o le tradizioni pur di non metterci a cercare la bellezza che può esserci in un altro modo di vivere dal nostro, in un altro modo di percepire le cose. Il personaggio di Nicodemo ci insegna: aprirsi alla novità non vuol dire diventare un’altra cosa da ciò che siamo, ma semplicemente ascoltare, e lasciarsi interrogare! E infatti non possiamo ragionare, non possiamo crearci un’opinione, non possiamo giudicare, senza ascoltare. Ascoltare, però, non vuol dire solo sentire ciò che l’altro mi dice, ma ciò che io porto in me nell’incontro con l’altro. Spesso, soprattutto quando insegno danza sacra liturgica, dico che ascoltare significa tacere e far scendere in noi ciò che riceviamo dall’esterno. Perciò l’ascolto non riguarda solo ciò che ascoltiamo con le orecchie, ma anche ciò che vediamo, ciò che ci risuona dentro. L’ascolto ci dona la sapienza, in modo da poter agire. Nicodemo, in questo testo, ci dice proprio che bisogna “sapere ciò che uno fa”. E’ importante, perché “sapere” non è semplicemente “conoscere”, altrimenti cadiamo nell’errore dei farisei che si limitano a dire che gli altri sono ignoranti, e perciò cadono loro stessi nell’ignoranza. “Sapere” è un tipo di conoscenza di cui si fa esperienza, una conoscenza che diventa, etimologicamente parlando, il “sapore” della vita. Allora oggi esercitiamoci ad ascoltare noi stessi nell’esperienza che facciamo dell’altro, di colui che ci viene incontro. Impariamo ad ascoltarci gli uni gli altri, perché solo se sappiamo ascoltarci possiamo imparare a riconoscere l’azione di Dio nella nostre vite. Buona giornata!

Gv 7, 40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: “Questi è davvero il profeta!” Altri dicevano: “Questi è il Cristo!” Altri invece dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?” E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto?” Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!”. Disse allora Nicodemo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?” Gli risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea”. E tornarono ciascuno a casa sua.

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.
Per contattare la teologa Di Berardino scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

 

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