“Cari sacerdoti.. siate padri ‘ombra’ del Padre”

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Cari sacerdoti, questa mattina sono davvero indignata.
Forse perché è la festività di Santo Stefano che ha dato la vita per Cristo, forse perché è salito al Padre un fraticello che, in una piccola realtà, ha donato la sua vita e si è consumato per la Chiesa, forse perché continuo ad osservare e ad ascoltare sacerdoti-psicologi, sacerdoti-manager, sacerdoti-businessman costantemente impegnati negli affari per la Chiesa…, così impegnati che per una confessione un povero penitente deve fare il giro delle chiese per trovare un uomo di Dio da cui possa ricevere l’assoluzione (e anche questo serve per la nostra conversione!).

Cari preti, vi prego, curate la Chiesa! Curate il vostro gregge! “Puzzate di pecore”, direbbe Papa Francesco!
Chiaramente non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono tanti sacerdoti che ogni giorno danno la vita per la loro vocazione.
Ma a chi non fa questo vorrei dire: dovete curarci da sacerdoti! Nella certezza che se non rimanete nella vostra vocazione e non lo fate voi, non ci curerá nessuno!
Non preoccupatevi di altro. Le professioni di psicologi, businessman, manager, opinionisti televisivi, influencer politici, le facciamo noi laici!

Le persone non hanno bisogno di sacerdoti assenti, hanno bisogno di padri che siano ombra del Padre, come san Giuseppe.
Mi scuserete lo sfogo, in fondo è in gioco “solo” la Vita Eterna.

V. C.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

1564 «I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e dipendendo dai Vescovi nell’esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro uniti nell’onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell’Ordine, a immagine di Cristo, Sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento».

1565 In virtù del sacramento dell’Ordine i sacerdoti partecipano alla dimensione universale della missione affidata da Cristo agli Apostoli. Il dono spirituale che hanno ricevuto nell’ordinazione non li prepara ad una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, «fino agli ultimi confini della terra» (At 1,8), «pronti nel loro animo a predicare dovunque il Vangelo».

1566 Essi «soprattutto esercitano la loro funzione sacra nel culto o assemblea eucaristica, dove, agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo mistero, uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del loro Capo e nel sacrificio della Messa rendono presente e applicano, fino alla venuta del Signore, l’unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata». Da questo unico sacrificio tutto il loro ministero sacerdotale trae la sua forza.

1567 «I presbiteri, saggi collaboratori dell’ordine episcopale e suo aiuto e strumento, chiamati al servizio del popolo di Dio, costituiscono col loro Vescovo un unico presbiterio, sebbene destinato a uffici diversi. Nelle singole comunità locali di fedeli rendono, per così dire, presente il Vescovo, cui sono uniti con animo fiducioso e grande, condividono in parte le sue funzioni e la sua sollecitudine e le esercitano con dedizione quotidiana». I sacerdoti non possono esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal Vescovo e in comunione con lui. La promessa di obbedienza che fanno al Vescovo al momento dell’ordinazione e il bacio di pace del Vescovo al termine della liturgia dell’ordinazione significano che il Vescovo li considera come suoi collaboratori, suoi figli, suoi fratelli e suoi amici, e che, in cambio, essi gli devono amore e obbedienza.

1568 «I presbiteri, costituiti nell’ordine del presbiterato mediante l’ordinazione, sono tutti tra loro uniti da intima fraternità sacramentale; ma in modo speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio sono assegnati sotto il proprio Vescovo». L’unità del presbiterio trova un’espressione liturgica nella consuetudine secondo la quale, durante il rito dell’ordinazione, i presbiteri, dopo il Vescovo, impongono anch’essi le mani.

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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