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Il cardinale Sgreccia: “Sul caso Charlie Gard potevamo alzare di più la voce”

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” Nel caso Charlie si poteva alzare  di più la voce.  Hanno prevalso mentalità  utilitarista e cultura della morte”: lo dice a La Fede Quotidiana il cardinale Elio Sgreccia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita, intervenendo nel caso del povero Charlie.

Eminenza, che bilancio possiamo trarre da questa esperienza?

” Credo che abbia prevalso il calcolo. Si è badato a questo, a risparmiare spese e cure. Questo succede quando il malato  in stadio avanzato viene visto come un peso che incide negativamente sulla collettività. In poche parole, in questo episodio hanno prevalso da un lato la mentalità utilistarista, dall’ altro la cultura della morte”.

Possibile paragonare questo  caso a quello di Eluana Englaro?

” La mia risposta è sì. Qui è stata attuata una violenza, persino contro i genitori. La cosa non mi meraviglia, fa parte di un disegno preciso e di un modo di pensare molto pericoloso. Acqua e alimento non possono essere negati mai al malato “.

Charlie, morto o ammazzato?

” E’ stato vittima  prima di tutto di una opinione subdola che serpeggia nel mondo attuale, un modo di pensare che non valuta adeguatamente la sacralità della vita umana, che tale è dal concepimento sino alla  fine naturale. Per Charlie è lecito parlare di eutanasia e pertanto ritengo corretto dire che non è morto, ma è stato ucciso, un  anticipo di morte arbitraria”.

Cultura della morte, che cosa è?

” Quel modo di ragionare che non tiene conto del significato e del valore della vita umana, e nel quale dominano  come idoli utile e benessere . Chi è malato o improduttivo, va scartato senza tener conto, come dicevo, della sacralità della vita”.

Si poteva fare di più per impedire questo sviluppo?

” Difficile dirlo. Certo, è innegabile che alcune volte rischiamo tutti di arrivare tardi.  Ho la sensazione che si poteva alzare di più la voce. Quando è uscita la mia dichiarazione è stata tradotta in molte lingue. Purtroppo,  alcune volte si corre dietro al politicamente corretto, anche in casi come questo ed è un errore.  Si considera che il parlar chiaro o l’ andare controcorrente ti mettono la gente e la opinione pubblica contro. Forse,  qualcuno di noi è rimasto scottato dai casi negativi  di aborto e divorzio e allora si bada a non perdere consensi e simpatie, esiste il timore, forse, di non piacere alla gente . Ma noi, anche come Chiesa, abbiamo il dovere di annunciare sempre la  Verità, anche se questa è scomoda e impopolare, senza badare al consenso   generale o dei media. Certo, non basta solo dire no,  bisogna spiegare, ma   sempre  parlando con chiarezza ed onestà, sì quando è sì, no  quando è no”.

Bruno Volpe

 

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