Vito Comencini: “Il Partito Comunista Cinese attacca in ogni modo i cristiani”

 

Riceviamo e pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del deputato della Lega on.le Vito Comencini sulla situazione dei cristiani in Cina.

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Presidente, cari colleghi,

nel periodo che va dalla cosiddetta “Rivoluzione Francese” al 2000, ma in particolare in tutto il ventesimo secolo, sono state scatenate persecuzioni così feroci, vaste, anche di media e lunga durata e con una grande quantità di vittime, che le violenze subite dai cristiani nei primi 1700 di vita del Cristianesimo quasi quasi passano in sordina (Cf. Antonio Socci, “I nuovi perseguitati”, Piemme 2002, p. 28).

In 2 millenni sono stati uccisi ben 70 milioni di cristiani, ma il 65% di essi (circa 45 milioni e mezzo di battezzati) sono stati uccisi nel solo XX secolo.

Io, attraverso questo breve intervento sull’attuale regime comunista cinese, voglio soffermarmi solo su una situazione che mi preme raccontarvi, cercando di scongiurare quanto rilevato da Olga Mattera su Limes, il fatto che «l’opinione pubblica occidentale, proprio quella di “cultura” cristiana, non concede a questo dramma alcuna attenzione, se non in ambienti ristretti» (Olga Mattera, “Le persecuzioni anticristiane nel mondo”, in Limes, 1/2000, p. 79).

Se è vero che aumentano progressivamente la consapevolezza e le iniziative di denuncia, tuttavia la persecuzione anticristiana in Cina continua a diffondersi, assumendo forme diverse e trovando nuovi colpevoli.

Quello che viene praticato dai fondamentalisti islamici in altre parti del mondo (come in Medio Oriente, in Africa e in alcune zone dell’Asia) in Cina è praticato niente meno che dai funzionari dello Stato.

La Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” nel suo ultimo report sulla persecuzione anticristiana (Aiuto alla Chiesa che Soffre, “2017-2019 Perseguitati più che mai – Focus sulla persecuzione anticristiana”, https://acs-italia.org/wp-content/uploads/ACN-Perseguitati-piu%CC%80-che-mai_ITA_web.pdf) ha esaminato gli sviluppi più significativi nei 20 Paesi che destano maggiore preoccupazione a causa delle violazioni dei diritti umani subite dai cristiani.

Lo studio analizza il periodo che va dal luglio 2017 al mese di ottobre del 2019 e i dati che riguardano il “gigante asiatico” sono preoccupanti.

Nella Cina di Xi Jinping la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi. Questa normativa ha ulteriormente limitato la libertà di fede, delimitando molte attività religiose ai luoghi di culto registrati e introducendo ulteriori restrizioni (Cf. Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, “China revises regulation on religious affairs”, 7 settembre 2017, http://english.gov.cn/policies/latest_releases/2017/09/07/content_281475842719170.htm).

Il Partito Comunista ha, infatti, vietato gli insegnamenti religiosi “non autorizzati”, mentre gli sforzi per “sinicizzare” le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto, così come in alcune province del Paese continua la demolizione delle chiese e la rimozione delle croci, con le norme edilizie che vengono usate dal governo come dei pretesti per gli abbattimenti.

Nel mese di aprile del 2018, in attesa della pubblicazione di una nuova versione delle Sacre Scritture dei cristiani “compatibile” con la sinicizzazione e il socialismo, è stata vietata la vendita online della Bibbia (Cf. “Chinese state Protestants plan “socialist” Christianity”, in UCA News del 16 aprile 2018, https://www.ucanews.com/news/chinese-state-protestants-plan-socialistchristianity/82071, e “Bibles pulled from online stores as China increases control of religion”, in CNN, 5 aprile 2018, https://edition.cnn.com/2018/04/05/asia/china-bible-online-christianity-intl/index.html).

Il 21 marzo 2018 la supervisione degli affari religiosi è stata trasferita dall’Amministrazione statale per gli affari religiosi al Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito, un’agenzia del Partito comunista cinese.

Come è facile immaginare questo “sistema di credito sociale”, ideato per premiare i bravi cittadini e punire gli altri, è utilizzato per discriminare i cristiani (Cf. “Communist Party takes control of religious affairs”, in CSW, 22 marzo 2018, https://www.csw.org.uk/2018/03/22/news/3886/article.htm, e “China’s dystopian present: could ‘social scoring’ surveillance increase pressure on Christians?”, in Barnabus Fund, 27 novembre 2018, https://barnabasfund.org/en/news/chinas-dystopian-present-could-social-scoring-surveillance-increasepressure-on-christians).

In alcune regioni cinesi l’educazione è usata come uno strumento di condizionamento sociale: gli alunni hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui sono stati costretti ad affermare che avrebbero «promosso l’ateismo e si sarebbero opposti alla fede in Dio» (Piao Junying, “Students Forced to Sign Religion-Rejection Commitments”, in Bitter Winter, 2 febbraio 2019, https://bitterwinter.org/forced-to-sign-religion-rejection-commitments/).

In diverse zone della Cina i membri del clero (Per le memorie di persone che hanno provato sulla loro pelle le persecuzioni anticristiane di un potere accecato dall’ideologia comunista vedi Gerolamo Fazzini, “Il libro rosso dei martiri cinesi”, Edizioni San Paolo 2006) sono ancora  soggetti ad arresti arbitrari. Nel mese di novembre del 2018, per esempio, il vescovo Peter Shao Zhumin di Wenzhou è stato arrestato per la quinta volta in due anni ed è stato trattenuto in isolamento e soggetto ad indottrinamento all’ideologia comunista per circa due settimane. Lo stesso vescovo, nel maggio del 2017, dopo essere stato sequestrato dai funzionari del governo, era stato detenuto per 7 mesi (Bernardo Cervellera, “Wenzhou’s bishop Shao Zhumin taken by police”, in Asia News, 9 novembre 2019, http://www.asianews.it/news-en/Wenzhous-bishop-Shao-Zhumin-taken-by-police-45439.html).

Naturalmente vengono perseguitati i vescovi della Chiesa “sotterranea” nominati dal Papa, la vera Chiesa Cattolica, non quelli dell’Associazione patriottica cattolica cinese, all’interno della quale i vescovi vengono scelte dalle autorità comuniste.

Nonostante il discutibile accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Cina, datato settembre 2018, la situazione della Chiesa cattolica continua ad essere complessa. Spesso i vescovi della Chiesa sotterranea sono formalmente sostituiti nei loro uffici dai vescovi dell’Associazione patriottica cattolica cinese.

A dispetto di questi accordi, agenti statali hanno distrutto dei santuari mariani nello Shanxi e nel Guizhou (“China-Vatican accord followed by the destruction of two shrines in Shanxi and Guizhou (videos)”, in Asia News, 25 ottobre 2019, http://www.asianews.it/news-en/China-Vatican-accord-followed-by-the-destruction-of-two-shrines-in-Shanxi-and-Guizhou-%28videos%29-45306.html).

Lo scorso mese di marzo 2019 nella città di Guangzhou, funzionari pubblici hanno introdotto premi in denaro per coloro che forniscono informazioni in merito a chiese sotterranee e altri luoghi di culto “non ufficiali”. Chi procura informazioni utili riceve in cambio 100 yuan (l’equivalente di 12 euro e 85 centesimi), che possono diventare ben 10 mila yuan, circa due mesi di stipendio medio, per chi aiuta il governo ad identificare ed arrestare ministri e membri di gruppi religiosi non graditi al regime (“Chinese Govt offers financial reward for turning in Christians”, in Christian institute, 2 aprile 2019, https://www.christian.org.uk/news/chinese-govt-offers-financialreward-for-turning-in-christians/?e050419).

Inutile ricordare i continui fermi di polizia a cui sono sottoposti i cristiani, alcuni dei quali vengono anche picchiati selvaggiamente durante gli arresti.

Parafrasando il professor Ernesto Galli della Loggia dovremmo chiederci: «come mai la nostra cultura ha scarsa consapevolezza e memoria di questi fenomeni?». Dobbiamo arrivare ai livelli di persecuzione anticristiana come quella praticata dai “Boxers” all’inizio del ventesimo secolo (trentamila esecuzioni di cristiani in solo due mesi, Cf. Massimo Astrua, “Perseguiteranno anche voi. I martiri cristiani del XX secolo”, Mimep Docete, p. 195)  per svegliarci? Dobbiamo ritornare ai livelli di crudeltà espressi dal famigerato Mao Tse-Tung e dalla sua persecuzione contro i cristiani per fare qualcosa? (Cf. Jean-Louis Margolin, “Cina: una lunga marcia nella notte”, pp. 433-512, in Aa. Vv., “Il libro nero del comunismo, crimini, terrore, repressione”, Oscar Storia Mondadori Milano 2000).

Un incalcolabile numero di cinesi cristiani rischiano ogni giorno la libertà o la loro stessa vita per la loro fedeltà a Cristo e alla vera Chiesa. Come sappiamo bene, dalla discriminazione ideologica si passa velocemente a quella legale per arrivare progressivamente a quella fisica, anche attraverso i laogai, i campi di lavoro forzato cinesi, i nuovi lager del 2020, che avremo modo di conoscere realmente quando qualcuno ne descriverà le caratteristiche, come ha fatto Solgenizin per i gulag sovietici o quando in Italia sarà superata la censura progressista sulla storiografia e la pubblicistica che ha limitato pesantemente la possibilità di far conoscere storie di persecuzioni e martiri tra i fedeli cristiani cinesi, arrivando alla “demitizzazione” di Mao, responsabile di crimini pari, o addirittura superiori, a quelli di Stalin e Hitler (ben 80 milioni di morti nel cosiddetto “Grande balzo in avanti” dal 1958 al 1961).

Last but not least, un altro problema che emerge, è quelle delle fughe da vari territori per motivi religiosi. Garantire il diritto delle minoranze religiose ad abitare la propria patria potrebbe assicurare un contenimento delle migrazioni forzate, riducendo al tempo stesso la tensione sociale che affligge le nazioni che ricevono migranti nel proprio territorio, come l’Italia. I cristiani perseguitati cinesi, esprimono il desiderio di restare in patria e chiedono un aiuto per non essere costretti ad emigrare. Aiutiamoli! Non nascondiamo la testa sotto la sabbia!

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