“Visita a Gesù nell’Eucarestia”, un libro postumo di monsignor Alessandro Maggiolini

alessandro-maggioliniA Como, l’associazione culturale che porta il suo nome ha pubblicato l’ultimo testo del vescovo Alessandro Maggiolini, Visita a Gesù nell’Eucaristia. Sulla traccia della Preghiera Eucaristica seconda, a cura di Daniele Premoli e con prefazione del cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Le parole raccolte nel testo sono state dettate dal vescovo nelle ultime settimane della sua vita, nel 2008.

Nella presentazione il cardinal Sarah si dichiara lieto di presentare questa edizione postuma di un’opera scritta da Sua Eccellenza Monsignor Maggiolini e si augura che “questa vera e propria guida di preghiera per l’adorazione eucaristica”, possa raggiungere “il maggior numero di fedeli” affinché ritrovino “la sorgente della vita interiore: l’adorazione di Gesù Cristo, Dio fatto uomo, perché sappiamo e crediamo che Lui è l’unico vero Dio, e pertanto ci inginocchiamo e prostriamo davanti alla Santa Eucaristia”.

Il cardinale ricorda che dall’XI secolo, “la visita al Santissimo Sacramento, ovvero l’adorazione delle Sacre Specie consacrate al di fuori della celebrazione della Santa Messa, è collegata allo sviluppo del culto eucaristico. Le riforme del Concilio Vaticano II miravano a mantenere e rafforzare il vincolo tra la celebrazione dei sacramenti e le devozioni che ne derivano, in modo da focalizzare queste ultime intorno al dogma, nella fattispecie quello della transustanziazione, e dare loro pertanto appropriato fondamento”.

Il cardinale ricorda che “ricevere l’Eucaristia significa adorare quel Gesù che riceviamo: comunione e adorazione sono intimamente collegate. È pertanto normale prolungare la celebrazione del Santo Sacrificio della Messa, durante la quale riceviamo il Signore nella Santa Comunione, con l’adorazione di Colui che ha offerto il Suo Corpo e versato il Suo Sangue per noi”.

Le trenta Visite al Santissimo Sacramento che sono presentate nel testo, una per ogni giorno del mese, sono brevi preghiere, invocazioni lanciate a Dio come un dardo, come una freccia. Non sono meditazioni tra sé e sé, ma il frutto di un colloquio personale di monsignor Maggiolini con il Signore Gesù, partendo dal momento più alto della vita cristiana: la Santa Messa.

La struttura di ogni “VISITA” prevede un “SALUTO”, segue poi un “PREFAZIO”, quindi una “BREVE MEDITAZIONE”, la “COMUNIONE SPIRITUALE” e un “SALUTO A MARIA”. In conclusione di libro sono proposti “SPUNTI DI ADORAZIONE EUCARISTICA” e, in particolare, una omelia nella Solennità del Corpus Domini tenuta a Como il 18 giugno 2006 che consiste in una “esegesi spirituale” della famosa preghiera attribuita a Sant’Ignazio di Loyola “Anima Christi”.

In una “POSTFAZIONE” monsignor Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, scrive al curatore dell’opera ringraziando per la ricerca dei documenti inediti di mons. Maggiolini e averli rimessi “in circolazione perché la sua esperienza di pastore e di teologo possa continuare fra noi”. Monsignor Negri svela che il rapporto che ha avuto con Mons. Maggiolini “è stato intensissimo e, nonostante una certa differenza di età, realmente fraterno, fin dai momenti in cui abbiamo vissuto insieme i tempi – allora sì esaltanti – dell’insegnamento della teologia all’Università Cattolica. Successivamente l’amicizia si è intensificata man mano che egli assumeva nella Chiesa diverse responsabilità, vissute in modo intelligente e responsabile, come quella di collaborare tra gli estensori ufficiali del Catechismo della Chiesa Cattolica. Ricordo anche che qualche giorno prima di morire mi telefonò, con la benevolenza e la disponibilità che aveva sempre nei confronti di tutti, dicendomi: “Guarda che io sto passando il mio testimone e lo lascio a te. Continua tu la battaglia per la verità e per la carità che caratterizza il sano e grande episcopato di origine ambrosiana”.

Monsignor Negri spiega che il punto più “discretamente mobilitante la nostra vita di studenti era la visita al Santissimo Sacramento, che eravamo chiamati a vivere come rincontro con una Presenza Reale che accoglie e dove il protagonista è il Signore stesso che viene. Attraverso l’Adorazione potevamo immedesimarci più profondamente nella confidenza con Lui e in essa fare esperienza della convivenza che tesse il cuore della nostra vita di sacerdoti, come la vita di tutti i cristiani. Insieme ai miei compagni di Seminario siamo stati educati a concedere a questa preziosa pratica la giusta cura e l’opportuno tempo. Fare o non fare la visita al Santissimo Sacramento incide fattivamente sulla nostra quotidianità e rende decisamente diversa la vita; perciò farla frettolosamente, come se si trattasse di un impegno da scaricare, è negativo. Mons. Maggiolini, dopo aver rimesso al centro tale devozione, come espressione del rinnovarsi all’apertura totale del nostro cuore e della nostra vita alla presenza di Cristo, ne fa emergere finalmente tutte le conseguenze. La più importante è che così, e solo così, ci si ritrova popolo di Dio, perché la prima conseguenza della Visita è il rinnovarsi della coscienza di appartenere a un popolo che è nato, e che rinasce continuamente, dall’Eucaristia. Questo popolo vede dinanzi a sé, come compito inesorabile, la testimonianza del Signore risorto e presente nella Chiesa a tutti gli uomini e fino agli estremi confini del mondo”.

Monsignor Negri conclude il suo ricordo di mons. Maggiolini testimoniando che “fu un grande pastore e un grande missionario che contagiò le diocesi in cui svolse il suo ministero episcopale, quella di Carpi prima e di Como poi, lasciando in esse un’impronta indelebile, e comunicando loro la Missione come dimensione fondamentale della vita quotidiana. Questa è l’eredità che ci lascia, semplice ed al contempo bellissima: una grande lezione di fede nell’Eucaristia, di rinnovamento della coscienza ecclesiale, del nuovo slancio della missione come capacità culturale di carità e di comunicazione, ad ogni uomo, della novità di vita che ci è stata donata da Cristo. Una novità che non ospitiamo aristocraticamente nello spazio del nostro privato, ma viviamo nella realtà della Chiesa e che, attraverso la nostra presenza e la nostra testimonianza, tende a diffondersi fruttuosamente fino a diventare la forma di tutto il genere umano, che diventa un popolo immenso riscoprendo quella dignità, quella verità, quella bellezza che soltanto la Chiesa riesce a fargli incontrare nella visita con il Suo Sposo realmente presente nella Santa Eucarestia”.

Matteo Orlando

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