Il vescovo Hanke suggerisce di porre fine alla tassa religiosa in Germania

Il vescovo di Eichstätt, Gregor Maria Hanke, OSB, ha suggerito di abolire la tassa religiosa in Germania, a beneficio sia della Chiesa cattolica che della comunione ecclesiale luterana.

La tassa ecclesiastica (Kirchensteuer) è per chiunque si faccia battezzare e in alcune altre comunità religiose in Germania. I cattolici pagano l’8 percento del loro reddito netto in tasse per la chiesa. Lo stato raccoglie i soldi e li trasferisce alla Chiesa. In tempi recenti, la Chiesa ha raccolto oltre cinquemilatrecento milioni di euro all’anno attraverso questa tassa ecclesiastica. Ci sono circa 23 milioni di cattolici in Germania.

Il vescovo Hanke ha detto che la Chiesa ha bisogno di molto  avere più un’agenda spirituale che politica. “Pertanto, dovremmo fare il passo e diventare una chiesa più povera. L’autentica riforma viene dal seguire Cristo più da vicino, dando più testimonianza e possibilmente meno istituzioni “, ha detto Hanke ad un ricevimento del consiglio diocesano di Eichstätt.

Attualmente, la Chiesa tedesca ha più doveri e responsabilità nei confronti dei suoi dipendenti e non ha potuto ritirarsi dal sistema attuale in una sola volta, ha riconosciuto il vescovo. “Ma l’attuale sistema fiscale della chiesa non implica uno stretto legame tra misericordia e denaro”, ha avvertito Hanke.

La Chiesa Cattolica in Germania è in profonda crisi. Ha scelto negli anni di avvicinarsi a posizioni sempre più progressiste e ne sta piangendo le conseguenze.

Nelle ventisette diocesi del paese, nel 2018, sono stati ordinati solo 61 sacerdoti. “Erano 74 nel 2017 – scrive su Il Foglio Matteo Matzuzzi. “Nel 1995, poco più di vent’anni fa, il numero si attestò a 186. I sacerdoti attivi sono oggi 13.856, dei quali solo 8.786 “in servizio”. Solo tre anni fa erano 14.087. In quindici-vent’anni, ne rimarranno pochissimi. Il problema è […] che nessuno sembra pensarci. Si va avanti come si può, con accorpamenti di strutture, messa in vendita di chiese e chiusura di spazi comunitari. La diocesi di Treviri, lo scorso anno, ha deciso di passare da 863 parrocchie a 36. A Saarbrücken ci sarà solo una parrocchia per centomila abitanti, con un parroco e qualche vicario. Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi – organismo che da tempo più spinge per riforme e aperture – ha detto alla Welt am Sonntag che la situazione è “drammatica” e le ripercussioni saranno “catastrofiche”. Non ci saranno più preti”.

In Germania il numero delle celebrazioni domenicali, già ridotto da tempo, “è crollato oltre la soglia del dolore”. “Toni da Requiem, insomma. Ancora più lugubri se si tiene conto delle “uscite” dalla chiesa cattolica, cioè del numero di quanti dichiarano di non far parte più di quella comunità e così non pagano più – tra le altre cose – la tassa. Nel 2015 gli abbandoni sono stati 182 mila, nel 2016 è andata un po’ meglio, ma l’emorragia è continuata: nella sola diocesi di Essen (2 milioni di cattolici, pari al 32 per cento dell’intera popolazione), a “uscire” sono stati in quattromila”.

Sette anni fa i vescovi avevano fatto presente ai cattolici tedeschi che “la dichiarazione di abbandono della chiesa davanti a funzionari dell’anagrafe civile è un atto pubblico di volontaria e intenzionale presa di distanza che costituisce grave colpa verso la comunità ecclesiastica”. E si avvertivano i potenziali apostati che neanche l’unzione degli infermi sarebbe stata garantita in caso di abbandono. Insomma: o pagate la Kirchensteuer o niente sacramenti.

Adesso, invece, si chiede di eliminare la Kirchensteuer. Ma questo non cambierà la situazione. La Chiesa Cagttolica “progressista” tedesca è sull’orlo del collasso. La chiesa tedesca segue dunque la stessa china delle altre chiese dell’Europa centro-settentrionale, alle prese con una crisi di fedeli e vocazioni dalle proporzioni ormai drammatiche.

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