Vaticano, chi ha aiutato il polemista gay francese Frédéric Martel a scrivere “Sodoma”?

La pubblicazione di “Sodoma” del polemista gay francese Frédéric Martel è stata meticolosamente programmata in concomitanza con il “summit globale” di papa Francesco per discutere dell’abuso sessuale dei minori.

Il libro è apparso in otto lingue giovedì 21 febbraio mattina, proprio all’inizio della riunione, dopo essere stato pubblicizzato come una “bomba” che “distruggerà” il vertice.

Vedremo. Sicuramente molti sacerdoti cattolici sono più interessati alle esposizioni di Martel che all’iniziativa di Francesco. L’autore ha trascorso quattro anni a studiare il tema dei gay di alto rango nella chiesa cattolica.

A quanto pare quarantuno cardinali hanno parlato con lui.

Sembra una iniziativa coraggiosa quella del polemista francese, dato che Martel è un attivista Lgbt e alcuni di quei cardinali che avrebbe intervistato sono degli avversari fragorosi della lobby gay. E forse alcuni hanno ceduto alle interviste perché temevano di essere considerati omofobi o scortesi.

Tuttavia “Sodoma” è qualcosa di più di semplici dichiarazioni. Sembra un attacco a chi contrasta l’ideologia delle lobby gay in Vaticano e il libro porta le impronte digitali dei consiglieri più vicini a Papa Francesco, che hanno agisto presumibilmente a sua insaputa.

Infatti non si capisce come possano aver permesso a Martel di frequentare tranquillamente il Vaticano e pubblicare il suo libro proprio ora, mettendo in imbarazzo il Papa che dicono di servire fedelmente e facendo un gioco brutto per la Chiesa.

Nel libro ai fatti Martel preferisce le insinuazioni, al fornire delle prove preferisce i giudizi temerari o le vere e proprie calunnie, con un contorno di “psicologia lgbt”.

Infatti emergono i furori ideologici dell’autore quando definisce Benedetto XVI un omosessuale represso, quando parla di sospetti di sospetti di omosessualità di cardinale come Raymond Burke e Gerhard Müller solo perchè hanno fronteggiato con coraggio le lobby gay.

Nel libro Martel parla delle voci degli intervistati, del gesticolare ecc. e, senza essere uno psichiatra che ha incontrato per mesi o anni i suoi pazienti, sbotta in strampalate diagnosi o assurdi giudizi.

In tutto il suo libro Martel offre insinuazioni su insinuazioni e, si spera, prima o poi qualcuno dei citati lo querelerà, a meno che davvero i vescovi e i cardinali intervistati temano la lobby gay. In tal caso, per quieto vivere, c’è da scommettere che non reagiranno!

Martel, inoltre, ad un mediocre studente di teologia, nei suoi scritti dimostra una scarsa conoscenza teologica di base. Per esempio scrive che il card. Burke considera l’omosessualità come “un peccato grave” mentre in realtà la Chiesa e il Cardinale considerano tali gli atti omosessuali pratica, non la tendenza omosessuale. Martel, inoltre, spende pagine a ridicolizzare l’abbigliamento clericale del cardinale Burke, portando a credere nell’idea che il clero tradizionalista si veste “come una donna”, consultando persino una drag queen che diagnostica un’identità di genere “fluida e strana”. Inutile sottolineare la sua inesistente cultura teologica e liturgica.

Il libro, se non ci fosse da piangere, sarebbe da accogliere con un sorriso di scherno. Il team dei vicini a Papa Francesco,  che si sono “concessi” a Martel non hanno evidentemente fatto il volere del Pontefice e non hanno aiutato il Santo Padre nella sua opera di pulizia della Chiesa. Invece di attaccare le vere lobby gay i cosiddetti “collaboratori” di Francesco hanno permesso un lavoro di successo (dal punto di vista del clamore mediatico) sui loro nemici: i cosiddetti conservatori, o per meglio dire quei vescovi e cardinali che sono rimasti fedeli alla bimillenaria dottrina della Chiesa Cattolica, che peraltro lo stesso Francesco sta portando avanti utilizzando semplicemente un linguaggio nuovo.

Martel, peraltro, non indaga bene sui casi di abusi in Argentina e, convenientemente, “sorvola” su un cosiddetto “alleato” del Papa, il cardinale Maradiaga.

L’unica storia vera che emerge dal libro di Martel è che trova conferma che in Vaticano, a parte qualche lobby gay, esiste anche qualche collaboratore in vena di pettegolezzi. Ma questo lo sapevamo già!

(Liberamente tradotto e sintetizzato dal The Spectator)

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