USI e ABUSI di Aurelio Porfiri: la dossologia, questa sconosciuta

Dopo le parole della consacrazione continua la preghiera eucaristica. Ecco come ce lo presenta l’OGMR: “e) L’anamnesi: la Chiesa, adempiendo il comando ricevuto da Cristo Signore per mezzo degli Apostoli, celebra il memoriale di Cristo, commemorando specialmente la sua beata passione, la gloriosa risurrezione e l’ascensione al cielo. f) L’offerta: nel corso di questo stesso memoriale la Chiesa, in modo particolare quella radunata in quel momento e in quel luogo, offre al Padre nello Spirito Santo la vittima immacolata. La Chiesa desidera che i fedeli non solo offrano la vittima immacolata, ma imparino anche ad offrire se stessi e così portino a compimento ogni giorno di più, per mezzo di Cristo Mediatore, la loro unione con Dio e con i fratelli, perché finalmente Dio sia tutto in tutti. g) Le intercessioni: con esse si esprime che l’Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste che terrena, e che l’offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, i quali sono stati chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza ottenuta per mezzo del Corpo e del Sangue di Cristo. h) La dossologia finale: con essa si esprime la glorificazione di Dio; viene ratificata e conclusa con l’acclamazione del popolo: Amen”.
 
Anticamente il canone veniva recitato dal sacerdote ma non percepito dalla congregazione. Secondo alcuni liturgisti questo accadeva per favorire nell’ambito di monasteri e cattedrali il fatto che si potessero celebrare più messe contemporaneamente su altari confinanti. Certo che nel proclamare ad alta voce rientrano le problematiche a cui ci siamo spesso riferiti in precedenza, quindi bisognerebbe evitare un possibile protagonismo da parte del sacerdote.
 
Ora che siamo alla fine di quello che è il cuore della celebrazione, possiamo anche chiederci qualcosa in più sulla struttura della stessa preghiera. Angelo Lameri, in un articolo chiamato “Per una teologia della pregjiera eucaristica”, così ne spiega la struttura: “Per quanto riguarda la problematica inerente alla struttura della preghiera eucaristica, è obbligatorio oggi citare le differenti prospettive di E. Mazza e C. Giraudo. Il primo propone una struttura tripartita, osservando come tutte le nuove anafore inserite nel Messale Romano del 1970, derivando la loro struttura dalla tradizione antiochena, abbiano andamento trinitario. Sommariamente l’anafora sarebbe distinguibile in tre settori, ciascuno dei quali darebbe particolare rilievo, rispettivamente, al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Il testo della preghiera eucaristica inizia con la lode ed il ringraziamento al Padre per tutto ciò che ha operato, continua poi con la descrizione delle opere del Figlio, soprattutto la sua morte e resurrezione (settore in cui campeggia il racconto dell’istituzione), per concludere con la richiesta dell’intervento dello Spirito Santo per la santificazione del pane e del vino. Da ultimo abbiamo la dossologia finale che è trinitaria e, quindi, concentra e riassume questo carattere dell’anafora”.
 
Giunti alla fine ci si dovrà ora occupare della dossologia, come faremo di seguito.
 
Aurelio Porfiri

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