USI e ABUSI di Aurelio Porfiri – Il corpo di Cristo

Eccoci ora giunti al momento solenne e supremo di ricevere l’Eucaristia. Leggiamo il testo, abbastanza lungo, dell’OGMR su questo momento, che commenteremo pezzo per pezzo: “84. Il sacerdote si prepara con una preghiera silenziosa a ricevere con frutto il Corpo e il Sangue di Cristo. Lo stesso fanno i fedeli pregando in silenzio.
 
Quindi il sacerdote mostra ai fedeli il pane eucaristico sulla patena o sul calice e li invita al banchetto di Cristo; poi insieme con loro esprime sentimenti di umiltà, servendosi delle prescritte parole evangeliche”. Come dicemmo in precedenza, sarebbe bene che all’inizio della comunione, subito dopo l’Ecce Agnus Dei, ci siano alcuni momenti di silenzio per permettere al sacerdote e ai fedeli di raccogliersi propriamente.
 
“85. Si desidera vivamente che i fedeli, come anche il sacerdote è tenuto a fare, ricevano il Corpo del Signore con ostie consacrate nella stessa Messa e, nei casi previsti, facciano la Comunione al calice (Cf. N. 284), perché anche per mezzo dei segni, la Comunione appaia meglio come partecipazione al sacrificio in atto”. Si parla della comunione al calice “nei casi previsti”, il che significa che questo gesto non deve essere infoazionato.
 
“86. Mentre il sacerdote assume il Sacramento, si inizia il canto di Comunione: con esso si esprime, mediante l’accordo delle voci, l’unione spirituale di coloro che si comunicano, si manifesta la gioia del cuore e si pone maggiormente in luce il carattere “comunitario” della processione di coloro che si accostano a ricevere l’Eucaristia. Il canto si protrae durante la distribuzione del Sacramento ai fedeli. Se però è previsto che dopo la Comunione si esegua un inno, il canto di Comunione s’interrompa al momento opportuno.
 
Si faccia in modo che anche i cantori possano ricevere agevolmente la Comunione. 87. Per il canto alla Comunione si può utilizzare o l’antifona del Graduale romanum, con o senza salmo, o l’antifona col salmo del Graduale simplex, oppure un altro canto adatto, approvato dalla Conferenza Episcopale. Può essere cantato o dalla sola schola, o dalla schola o dal cantore insieme col popolo. Se invece non si canta, l’antifona alla Comunione proposta dal Messale può essere recitata o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, altrimenti dallo stesso sacerdote dopo che questi si è comunicato, prima di distribuire la Comunione ai fedeli”. Purtroppo, il metodo dei “oppure, se invece” ha poi giustificato di fatto l’eliminazione delle antifone proprie del Messale per far cantare durante la comunione qualunque cosa, meno quello che sarebbe appropriato. Come detto anche dall’OGMR, non c’è problema se la Schola canta in rappresentanza di tutta l’assemblea. L’ideale sarebbe che durante la processione della comunione si cantasse l’antifona propria intercalata dal salmo, magari insegnando il ritornello all’assemblea prima dell’inizio della Messa. Se è troppo elaborato lo può eseguire la Schola (ma alcuni communio gregoriani non sono così impervi…). Sul finire della processione il coro potrebbe cantare un bel mottetto polifonico per accompagnare la meditazione mentre tutti si prepaparano poi a cantare un inno di ringraziamento dopo la comunione. Certo, questa è una situazione un poco ideale, so che non è facile pretenderla in molti casi concreti.
 
“88. Terminata la distribuzione della Comunione, il sacerdote e i fedeli, secondo l’opportunità, pregano per un po’ di tempo in silenzio. Tutta l’assemblea può anche cantare un salmo, un altro cantico di lode o un inno.
 
89. Per completare la preghiera del popolo di Dio e anche per concludere tutto il rito di Comunione, il sacerdote recita l’orazione dopo la Comunione, nella quale invoca i frutti del mistero celebrato.
 
Nella Messa si dice una sola orazione dopo la Comunione, che termina con la conclusione breve, cioè:
– se è rivolta al Padre: Per Cristo nostro Signore;
– se è rivolta al Padre, ma verso la fine dell’orazione medesima si fa menzione del Figlio: Egli vive e regna nei secoli dei secoli;
– se è rivolta al Figlio: Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Il popolo fa sua l’orazione con l’acclamazione Amen”.
 
Come visto si fa menzione del Cantico di cui dicevamo sopra. Sarebbe anche il caso che il sacerdote non mischiasse avvisi di ogni genere prima dell’orazione dopo la Comunione. Ci dovrà essere un modo per avvisare la gente senza rovinare la sacralità di questo momento.
 
Aurelio Porfiri

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