USI e ABUSI di Aurelio Porfiri – Andate in pace… ed inizia la corsa verso l’uscita.

Ho potuto leggere su Facebook il post di una persona che chiedeva informazioni riguardo al canto finale, quanto deve durare, etc. Non c’è una risposta standard, ma il buon senso direbbe che dovrebbe durare almeno fino a che il sacerdote non ha raggiunto la sacrestia. Ora, visto che spesso per raggiungere la sacrestia ci mettono 15 secondi, è ovvio che un canto finale (o il suono dell’organo) non può durare questo tempo. Per me sarebbe buona educazione aspettare la fine del canto per uscire dalla chiesa, magari approfittando per continuare il ringraziamento per i benefici ricevuti nella celebrazione.

Certamente ci vuole anche un poco di buon senso del coro o dell’organista, nessuno vuole stare lì ad aspettare 10 minuti dopo che il celebrante è tornato in sacrestia per aspettare la fine della musica, anche perché non tutti i cori sono poi sempre un vero piacere per l’udito, purtroppo.

Ma c’è anche gente che esce mentre il sacerdote è ancora sull’altare, fanno a gara a chi esce prima. Fa tutto parte di una cattiva educazione liturgica. Purtroppo a volte il sacerdote si riduce ad un ruolo di animatore, sminuendo il suo ruolo agli occhi del fedele e direi anche la sua presenza litugica. Questo testimoniato anche dall’uso di alcuni (influenza americana, come ti sbagli!) di aspettare alla fine della chiesa i fedeli in abiti liturgici per salutare, come se fosse il padrone di casa e i fedeli gli invitati ad una festa e quello che accaduto riguarda lui e non l’Altro. Ma questo discorso, che ho già fatto in precedenza, ci porterebbe ora su altri impervi sentieri.

Aurelio Porfiri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *