Usa, under 34 i più critici avverso l’omosessualizzazione della società

Mentre cinquant’anni dopo la rivolta di Stonewall, la comunità lesbica, gay, bisessuale, transessuale, questa ecc (LGBTQ+)  ha pensato di celebrare, attraverso i Pride, gli “ottimi” risultati ottenuti nel mondo, protesi alla diffusione capillare dell’agenda gay, ad avere maggiore visibilità e protezioni legali, negli Stati Uniti d’America, dove le comunità Lgbtq+ si sono sviluppate prima di estendersi nel mondo, l’omosessualizzazione della società è contrastata, a sorpresa, da una categoria inaspettata: i giovani under 34.

I bombardamenti mass mediali continui negli ultimi decenni, evidentemente, non sono riusciti a penetrare nelle menti dei giovani.

L’Accelerating Acceptance Index, un sondaggio nazionale condotto tra gli adulti statunitensi per conto di GLAAD da The Harris Poll, ha visto un’erosione nell’accettazione delle tematiche Lgbtq+.

Un numero crescente di giovani, tra i 18 e i 34 anni, riferisce di essere meno a proprio agio con le persone Lgbtq+ in determinate situazioni personali.

Così mentre i “crociati” Lgbtq+ sono andati troppo in là con le loro rivendicazioni, le persone, soprattutto i più giovani stanno iniziando a fuggire dall’indottrinamento omosessualista.

Nel 2016 gli uomini “alleati” delle tematiche Lgbtq+ rappresentavano il 62% e questa percentuale, nel 2018, si è ridotta al 35%. Le donne “alleate” sono scese dal 65% del 2016 al 52% nel 2018.

Gli attivisti Lgbtq+ hanno immediatamente incolpato “un aumento della retorica dell’odio nella nostra cultura”, ma una spiegazione più probabile è che le conseguenze delle rivendicazioni Lgbtq+ sono arrivate sotto gli occhi di tutti e sono troppo gravi per essere ignorate.

Allo stesso tempo, l’azione amministrativa di Donald  Trump ha favorito un certo rifiuto dell’omosessualizzazione a tappe forzate della società americana.

L’indagine GLAAD ha raccolto gli atteggiamenti americani nei confronti delle persone che si identificano come Lgbtq+ dal 2016, un anno dopo che il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso è stato legalizzato dalla Corte suprema americana. Quello fu l’anno in cui la lobby Lgbtq+ entrò completamente in modalità T, incanalando tutto il suo denaro ed estendendo tutta la sua influenza sulla “inclusione” transgender.

Proprio il passaggio dalla rivendicazione dell'”ogni amore è amore” alle rivendicazioni transgender ha fatto riflettere gli americani e li ha portati a comprendere che il movimento Lgbtq+ più che ottenere “la parità di diritti” tende ad erodere i diritti.

Essere costretti a giocare al nuovo gioco di identità per i giovani americani è diventato un po ‘stancante, specialmente tra coloro che hanno trascorso alcuni anni in un campus universitario e non si fanno facilmente indottrinare, anche grazie alla loro fede religiosa.

Anche l’azione dell’amministrazione Trump, che ha iniziato a lavorare per districare i pantani legali che l’attivismo transgender aveva creato, ha favorito determinati risultati, come la fine della legge sui “bagni transgender” di Obama, ordine esecutivo che aveva costretto le scuole pubbliche a mescolare i bambini negli stessi bagni.

Nel maggio di quest’anno, il Dipartimento di salute e servizi umani ha pubblicato una proposta che eliminerebbe l'”identità di genere” dalla definizione di sesso nell’Affordable Care Act (ACA), evitando violazioni dei diritti di coscienza dei professionisti medici per consentire loro di rifiutare di eseguire le procedure di “riassegnazione di genere”.

Tutto il tempo, il denaro e  spegli sforzi profusi per iniettare idee transgender nella società americana hanno portato i giovani a rendersi conto che le idee Lgbtq+  hanno gravi conseguenze. Per quanto ci abbiano provato, non si potrà mai superare la realtà con un attivismo ben finanziato.

ANGELICA LA ROSA

 

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