Gianluca Martone: “Perchè sensibilizzo alla vita in sette ospedali del Sud”

Gianluca Martone è un giornalista del Mezzogiorno Quotidiano da anni impegnato nella lotta contro l’aborto, in linea con quello che chiede la Chiesa Cattolica in materia. Infatti, il n. 2270 del Catechismo della Chiesa Cattolica specifica che “La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita”. Ed ancora il successivo numero, il 2271, ricorda che fin dal primo secolo “la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale”. La Chiesa Cattolica condanna anche la cooperazione all’aborto. Infatti al n. 2272 del Catechismo è ricordato che “la cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana”, questo perché la Chiesa, non intendendo restringere il campo della misericordia, “mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società”. Infatti il n. 2274 del Catechismo cattolico spiega che l’embrione, “poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano”.

Trentaseianni, Gianluca Martone, aderendo a questi principi non negoziabili del cristianesimo, da diversi mesi ha iniziato una vera e propria crociata in difesa della Vita davanti a ben sette ospedali del Centro-Sud Italia, battendosi come un leone in difesa della vita e della verità. Lo abbiamo intervistato.

Quali sono gli ospedali dove sensibilizza alla vita?

“Sono sette. C’è l’Ospedale Loreto Mare di Napoli, dove vengono praticati tra i 1100 e i 1300 aborti ogni anno. Poi anche il Cardarelli di Campobasso, nel quale vi è un solo medico abortista, il dott. Michele Mariano, il quale ogni anno effettua 400 aborti. Poi sono attivo presso il Moscati di Avellino, che ha il raccapricciante primato di ben 5 mila aborti ogni anno, compresi gli aborti terapeutici. Poi svolgo attività per la vita presso il Rummo di Benevento, che conta ben 500 aborti ogni anno, nonostante l’assenza di medici abortisti. Sono attivo anche presso il Riuniti di Foggia, noto come “Capitale del Mezzogiorno” per quanto riguarda gli aborti, con ben 1000 aborti ogni anno circa. Decisamente negativa è anche la situazione che si registra presso il Policlinico di Bari, noto per aver iniziato la diffusione della famigerata pillola abortiva Ru486 nel 2010, ospedale nel quale vengono praticati oltre 1000 aborti ogni anno. Infine opero anche presso il San Carlo di Potenza, dove vengono praticati oltre 400 aborti ogni anno”.

Perché ha intrapreso questa guerra difficilissima e, soprattutto perché ha scelto questi sette ospedali?

“Nel febbraio 2017, nonostante fossi un giornalista noto nel panorama nazionale (avevo fatto diverse conferenze sull’ideologia di genere in diverse città italiane e avevo ricevuto anche il prestigioso Premio Internazionale Anti Mafia Livatino-Costa-Saetta per questo importante impegno civico), stavo attraversando un periodo molto difficile sia a livello personale che familiare. Proprio in quel momento, feci un viaggio in Veneto, conoscendo il Priorato di Lanzago di Silea della Fraternità San Pio X, il cui Priore, don Luigi Moncalero, mi consigliò di andare a fare gli Esercizi Ignaziani ad Albano. Quella stessa notte, era il 17 febbraio 2017, data indimenticabile nella mia vita, di cui ho parlato anche in diverse interviste di recente, ho sognato i bambini abortiti pieni di sangue, morenti, i quali mi dicevano: ‘Gianluca vieni a salvarci’. Io mi svegliai immediatamente, sconvolto da quel sogno, iniziai a prendere in considerazione, una volta tornato a casa, i consigli del mio amico Giorgio Celsi, il quale mi invitava ripetutamente ad andare davanti agli ospedali. Da parte mia, io avevo paura. Ma da quel momento in poi tutto cambiò. Dal 28 febbraio 2017, iniziai questa crociata davanti al Rummo di Benevento, dove nel frattempo era andato in pensione l’unico medico abortista, il dott. Limongelli ed era stato sospeso il “servizio abortivo”. Purtroppo un’associazione fece pressione sulla dirigenza dell’ospedale e fece riprendere ‘la macelleria’ al Rummo, con ben 500 innocenti martiri della mia città uccisi ogni anno. Subito dopo, iniziai anche ad andare al Moscati di Avellino, al Cardarelli di Campobasso e al Loreto Mare di Napoli. Tuttavia, nonostante la mia grande voglia, le risorse erano poche (la mia carissima amica Silvana De Mari non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio) e, soprattutto, dal punto di vista spirituale, non ero ancora inattaccabile. Nel mese di maggio 2017, andai a fare per la prima volta i Santi Esercizi Ignaziani al Priorato di Albano e, durante la notte del 17 maggio 2017, sognai che stavo andando in un fuoco terribile, quando improvvisamente fui salvato dalla Madonna. Mi svegliai improvvisamente, volevo lasciare il Priorato, ma convinto dal Priore, don Aldo Rossi, restai e da quel gesto, la mia vita cambiò completamente. Nei mesi successivi, ho iniziato ad andare tutti i giorni alla Santa Messa Tridentina, a far dire tantissime messe per i numerosi benefattori e i loro defunti (sono molto devoto alle anime sante del Purgatorio) che, con grande generosità, mi stanno aiutando in questa impresa quasi impossibile (dico quasi perché nulla è impossibile a Dio), e grazie ad alcuni miracoli avvenuti a Benevento, ci sono ben tre sacerdoti amici, di cui non faccio il nome per discrezione, i quali non mi fanno mai mancare i Santi Sacramenti ogni giorno dal 20 agosto 2017. Sospinto da una forza incredibile e dall’Onnipotenza della Santa Messa Cattolica, che mi ha cambiato la vita, decisi di aggiungere anche gli ospedali di Bari, Foggia e Potenza a questa impresa improba, coprendo quindi tutte e quattro i capoluoghi di Regione del Sud: Molise, Puglia, Campania e Basilicata e, oltre a Benevento, i due ospedali più mortiferi del Mezzogiorno: il Moscati di Avellino e il Riuniti di Foggia”.

Ha dovuto affrontare diverse difficoltà per portare avanti queste attività pro-life?

“Dinanzi alle difficoltà oggettive, anche di natura economica, il Signore sta sospingendo questa impresa con grazie incredibili e incessanti e, nonostante il termine doloroso della collaborazione con alcune associazioni pro life, che mi hanno chiesto in modo inopinato di separare il Gianluca volontario pro vita dal Gianluca innamorato della Santa Messa Tridentina, sto andando avanti con questa iniziativa per amore di Dio, della Vita e delle anime delle donne e dei bambini. Il grande don Oreste Benzi, uno dei sacerdoti che ho preso come esempio in questa crociata pro life, disse: ‘Oggi, mentre siamo qui, cinquecento bambini, in media, vengono sgozzati e uccisi. Omicidio premeditato, voluto, in Italia. 180 mila l’anno. Ma queste creature urlano, e il grido loro sale a Dio. Mentre si sta vicino a Dio questo grido lo si sente, ma se non lo si sente, vuol dire che qualcosa c’è da rivedere nel nostro rapporto con Dio e con i fratelli. Non posso dare indirettamente il mio permesso; chi tace – ma non è un tacere con la parola soltanto – chi tace con i fatti è complice del delitto. Le nostre mani – si voglia o no, anche se dà fastidio – grondano sangue’. Da parte mia, io non voglio tacere e, fino a quando Dio vorrà, continuerò a dare voce in trincea davanti agli ospedali a questi innocenti martiri, i veri dimenticati di questa nostra società scristianizzata, che ha dimenticato e smarrito il Valore infinito della Vita per ciascuno di noi dal concepimento alla morte naturale”.

Sotto due video interviste al giornalista Gianluca Martone.

 

 

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