Spagna, sempre meno cattolica, sempre più incredula e ateista

Il numero di spagnoli che si considerano cattolici continua a diminuire. Secondo un’ultima rilevazione il 68,5% degli intervistati si dichiara cattolico, ma ben il 59% dei credenti non si reca quasi mai a messa o ad altri servizi religiosi. Solo il 14,4% dei credenti ammette di andare a messa quasi ogni domenica e durante le vacanze, mentre solo il 2,2% lo fa più volte alla settimana. Un 26,4% della popolazione si è definito non credente o ateo (l’1,2 per cento in più rispetto a un anno fa), con conseguente corrispondenza con la diminuzione dei cattolici (-1,3 per cento rispetto allo scorso anno). Infine, il 2,6 per cento degli spagnoli si dichiara credente di un’altra confessione (islam, protestantesimo e buddhismo).
Le recenti ondate di immigrazione, soprattutto durante e dopo gli anni novanta, hanno portato alla presenza di un crescente numero di musulmani. Attualmente l’islam è la seconda religione spagnola per numero di fedeli, dopo il cattolicesimo romano. Uno studio condotto da “Unión de comunidades islamicas de España” ha mostrato che nel 2016 c’erano quasi 1.900.000 abitanti di origine musulmana residenti nel territorio. La stragrande maggioranza era composta da immigrati e loro discendenti originari del Marocco e di altri paesi del Nordafrica. Quasi 780.000 di loro avevano la nazionalità spagnola. Gli ebrei rappresentano meno dell’1% dell’intera popolazione e sono attivi soprattutto a Barcellona, Madrid e nella Murcia (comunità autonoma). Il protestantesimo è stato anch’esso promosso dall’immigrazione, ma rimane una ristretta minoranza tra gli spagnoli nativi praticanti. La Spagna è stata vista come un “cimitero” per i missionari stranieri facenti parte della schiera dell’evangelicalismo. Le chiese protestanti nel loro complesso hanno circa 1.200.000 membri.

L’agnosticismo e l’ateismo godono di una notevole promozione sui mass media e sui social, e ciò segue la tendenza generale di secolarizzazione in atto nell’Europa Occidentale. La prova della natura secolare della Spagna contemporanea si può notare nel sostegno diffuso alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso: oltre il 70% della popolazione supporta il matrimonio gay secondo uno studio condotto dal “Centro per la ricerca sociologica”.

Nel giugno del 2005 è stato approvato un disegno di legge con 187 voti contro 147 per consentire il matrimonio alle persone LGBT, rendendo in tal maniera la Spagna il terzo paese dell’Unione Europea ad aver permesso alle coppie omosessuali di sposarsi. Questo voto è si è diviso nella linea di confine tra conservatorismo e libertarismo, con il Partito Socialista Operaio Spagnolo e gli altri partiti della sinistra politica che hanno sostenuto la misura, mentre il partito Popolare (Spagna) vi si è opposto. Anche le modifiche proposte alle leggi sul divorzio per rendere più veloce il processo e per eliminare la necessità di un coniuge-colpevole godono di una vasta popolarità.
La stragrande maggioranza della popolazione, specialmente le generazioni più giovani, ignora del tutto le dottrine di teologia morale professate dalla Chiesa su questioni come la sessualità pre-matrimoniale, l’orientamento sessuale o la contraccezione.

In Spagna il territorio è suddiviso in 71 diocesi, di cui 14 metropolitane. Il numero totale di sacerdoti parrocchiali è diminuito da 24.300 nel 1975 a 19.307 nel 2005. Anche il numero delle suore è sceso del 6.9% tra il 2000 e il 2005, attestandosi a 54.160 unità.

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