Reportage/ Dubai, a messa sotto il controllo islamico, tra microspie e telecamere

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera/reportage che un nostro lettore siciliano ci ha inviato da Dubai.

“Era una domenica come tante altre, presi il taxi per andare a Messa assieme ad un amico. Indicai l’indirizzo al tassista, disse ok, aveva capito su per giù l’area. A circa metà tragitto mi richiese l’indirizzo, glielo mostrai. Leggendolo con attenzione il tassista con tono sorpreso disse qualcosa, ma li per li non prestai attenzione, al di là della lingua differente ero sovrappensiero e stavo ammirando la miriade di edifici, grattacieli e di autostrade che si diramavano dinnanzi ai miei occhi. Mi riferì il mio amico, ed ancora incredulo richiesi conferma ed il mio amico disse con tono marcato quasi a volermi svegliare e riportarmi dai grattacieli al sedile posteriore del taxi: ha detto siete dei pazzi a voler andare in chiesa!

Quando iniziai a metabolizzare la frase, il taxi si fermò ed il conducente guardandomi quasi con aria pietosa disse: this is the church (questa è la chiesa). Mi voltai e domandai: Where? (dove). E lui indicando riprese: this is the church (questa è la chiesa).
Guardando con attenzione i punti di riferimento, presi precedentemente la sera prima in hotel, corrispondeva tutto ma ancora non vedevo nulla che potesse assomigliare ad una chiesa, ma bensì iniziai ad aver timore poiché la frase detta durante il tragitto cominciava a materializzarsi. Vedevo solamente un alto muro di cinta con del filo spinato, delle torrette con fari, delle videocamere piazzate e un grosso cancello mobile. Tutto sembrava tranne che una chiesa!
Ed io con aria incredula e fra lo sbalordito e l’impaurito dissi: this is the cattolic church? (è questa la chiesa cattolica) E lui rispose: yes! (si)-

Dissi con enfasi al mio amico, ci han già condannati perché Cristiani, questo è un carcere!
Il tassista a quel punto sempre più impietosito ci diceva che in caso avessimo avuto bisogno di aiuto potevamo chiamarlo oppure potevamo trovare facilmente un taxi in un area li vicino che ci stava indicando.
Tutto sempre più confortante…
Intravidi sempre dall’abitacolo del taxi una piccolissima immagine di San Giovanni Paolo II con una scritta: Fear not (niente paura). Ed allora che mi decisi a scendere dal taxi.

Salutammo e ci dirigemmo al cancello, nessuna indicazione che quella fosse una chiesa, solo un minuscolo cartello dove ci diceva l’abbigliamento consono, varie scritte in arabo/inglese e l’immagine di San Giovanni Paolo II.
Decidemmo di entrare.
L’atmosfera che si respirava era quella di un penitenziario, tutto recintato, sbarre alle finestre, inferriate…mancavano solamente le guardie armate e i cani poliziotto…


Arrivammo ad uno spiazzo, c’era poca gente ed un silenzio strano. Eravamo arrivati circa 30 minuti prima della celebrazione. Infondo allo spiazzo vidi, sempre in chiave recintata, una grotta con la Madonna di Lourdes ed esclamai: siamo salvi! Mi avvicinai e vidi che c’era della gente che pregava, anche in ginocchio e per terra, erano per lo più giovani. Dopo una breve preghiera di ringraziamento mi voltai e alle mie spalle c’era una sorta di magazzino… Basso tozzo, davvero brutto, senza alcun simbolo, nemmeno una piccola croce. Era la chiesa.

Entrammo, la Messa era in arabo e la chiesa gremita. Accertati di esser nel posto giusto uscimmo a cercare un prete che parlasse italiano o al massimo inglese per poterci confessare. Entrammo in un ufficio e ci indicarono di suonare ad un campanello di un piccolo edificio con tantissime sbarre e grate sempre all’interno delle mura. Rispose una voce femminile, dissi: I’m italian, speack italian? (sono italiano, parla italiano?) e sentii farfugliare qualcosa in arabo. Mi volsi al mio amico e dissi: “A postu semu…” (in siciliano: siam messi bene!)
Dopo un istante si aprì il cancello ed balzò fuori un’energica suora anziana con un sorriso stupendo che cominciò a parlare italiano.
Ed esclamammo: Alleluia! Che bello sentir una lingua familiare!

Ci accolse come si accoglie un familiare, ci fece sentire a casa. Chiedemmo se ci fosse un sacerdote che parlasse inglese per poterci confessare e lei ci portò direttamente da uno che parla italiano!
Benedizioni su benedizioni esclamai!
Mentre aspettavo che il mio amico finisse, guardavo tutto intorno… mi focalizzai sul centro.
Lo spiazzo sembrava quello di auschwitz… c’erano i tipici pali nel mezzo con i fari e gli altoparlanti, proprio come quelli del film di Benigni.

Rabbrividivo sempre più al pensiero che questa era la chiesa. Al di là delle mura si vedevano delle strutture imponenti, che si elevavano molto in alto. Erano le moschee. Circa sette tutto intorno alla Chiesa.


Ad ogni tot di tempo gli altoparlanti delle moschee elevavano preghiere in arabo ad altissimo volume che irrompevano durante le celebrazioni a disturbare e a distogliere l’attenzione dei fedeli.

Un’altra cosa mi fece rabbrividire. Le campane della chiesa erano carcerate. Proprio dietro le sbarre! Era vietato l’uso delle campane.

Le campane erano state donate cinquanta anni fa dal regnante di turno, ma non sono mai potute entrare in funzione. La chiesa doveva esser bassa, priva di croci, per poter passare inosservata e non richiamare l’attenzione . Le video camere che ingenuamente pensavo son qui per la sicurezza… beh le videocamere erano quelle del governo poste all’interno per vedere cosa facessero i fedeli! Mi han confermato la presenza di microspie e microfoni. Praticamente eravamo al grande fratello. La cosa mi faceva sempre più rabbrividire. Eravamo per così dire… “tollerati”.

Eppure agli occhi dei pagani siamo soltanto della gente che si riunisce per leggere e ascoltare le parole di un libro che parla di amore. Parla o prega, per un pagano è lo stesso, e si riunisce per mangiare… Perché tutta questa paura? Perché tutto questo controllo e spionaggio? In Italia facciamo fare le moschee con questo rigore? Poniamo le videocamere e le microspie? Tutto ciò mi creava paura e rabbia.
Era ora della Messa, entrammo in chiesa.
Tutto perfetto, uno schermo indicava e permetteva alla gente di seguire le letture e gli interventi nei momenti di preghiera. Il prete pur vivendo in questo clima terribile per così dire di “tolleranza” era serenissimo durante la celebrazione della messa, anzi ci invitava a sorridere e a salutare calorosamente chi ci stava accanto. Nel silenzio più completo e nella piena partecipazione la chiesa gremita era un solo corpo e un solo spirito. Tutti ordinati e rispettosi, non come nelle nostre celebrazioni della messa dove non si capisce che si è alla presenza di Dio e che siamo fortunati a non dover temere una bomba in mezzo alle gambe. Oppure che ci lamentiamo per le campane, del prete e che magari “ci siddia” (in siciliano: ci secca, ci stufa) andar a Messa la domenica. Ci lamentiamo e ci “pari malu” (in siciliano: ci sembra vergognoso) andare ad un momento di preghiera o ad una processione, mentre la, si aspettano un proiettile in mezzo alla fronte soltanto per aver fatto il segno della croce!

Questa è la situazione che, detta dalla gente del luogo, è la migliore condizione della chiesa in quelle aree…
Si rischia veramente la vita per andare a salutare due minuti Nostro Signore Gesù Cristo posto in quel tabernacolo all’interno di quel “carcere” e riflettendo bene… noi nemmeno ci pensiamo ad entrare due secondi in chiesa.
Una cosa che mi ha colpito era la presenza ubiquitaria del corano. Lo trovavi ovunque, in albergo assieme ad un tappeto per poter pregare, in aereo avevi la versione audio e video in varie lingue ecc. Mentre in Italia la Bibbia nemmeno è presente nelle nostre case… e per di più discutiamo se è giusto rimuovere il crocifisso dalle scuole, perché può infastidire i musulmani o ancor peggio offenderli. Beh nessuno mi ha tolto il corano o mi ha chiesto se poteva infastidirmi o offendermi. Ponendo dei paragoni facciamo far le moschee dove vogliono e con i loro criteri, mentre noi siamo perseguitati e se ci danno il permesso di fare una chiesa/magazzino secondo i loro criteri devono metter le loro videocamere per tenerci sotto controllo, mettono il corano ovunque mentre noi il vangelo nemmeno sappiamo cosa sia e il crocefisso lo rimuoviamo per paura.

Che popolo di “deficienti” è quello italiano!
Scusate l’esclamazione colorita ma fiorisce da un ragionamento che sfocia in questa sorta di volontà a ridestare le menti oppresse dalla noluntas dei miei concittadini. Vi è un vero e proprio deficit nel comprendere la situazione di fede attuale in Italia e in Europa, terre che necessitano di essere soggette a missione e rievangelizzazione.
Tutto sommato è stata una un’esperienza stupenda ma alquanto pericolosa. Uscendo ci han detto che questo era il posto più pericoloso di tutta la metropoli, perché se si doveva far un attentato… beh questo era il posto giusto.
Quanto siamo fortunati a vivere in Italia, quanto siamo ricchi di Grazia a poter udire una campana che ci ricorda che è domenica e c’è la messa o che è mezzo giorno e possiamo recitare senza pericolo l’Angelus. Quanto siamo ingrati per non andare due minuti dinnanzi a Gesù, stare in ginocchio e ringraziarlo di averci dato un paese dove ancora siamo liberi di vivere serenamente.
Questa è Dubai, la città dei ricchi, la città senza barriere, la città dei grattacieli e delle opere architettoniche maestose, la città che tiene Gesù in un “carcere” chiamato chiesa (dove almeno viene visitato e onorato) o come la chiamo io… la nuova Babilonia.

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