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“E’ vergognosa la decisione della  federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) che ha di fatto rinnegato il giuramento di Ippocrate – e Ippocrate si starà rivoltando nella tomba – il quale obbliga il medico a non effettuare mai atti finalizzati a provocare la morte ( art 17)”, così in una nota Antonio Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & Famiglia, hanno commentato l’aggiornamento del codice deontologico adeguato alla sentenza della corte costituzionale sulla depenalizzazione dell’aiuto al suicidio per il caso Dj Fabo.

“Non occorre essere un medico per capire che se i principi deontologici della professione non riguardano più la tutela e la salvaguardia della vita, saranno i più fragili, con una patologia definita come irreversibile, a convincersi di lasciarsi andare alla morte. Il codice ormai dà il benvenuto ai ‘dottor morte'”, ha concluso la nota di Pro Vita & Famiglia. 

 

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