Papa Francesco tira le orecchie a chi non crede nell’esistenza di Satana

Nel corso dell’odierna Udienza Generale del mercoledì Papa Francesco, in Piazza San Pietro, ha riflettuto sulla parte finale del “Padre nostro”, l’espressione “Non abbandonarci alla tentazione”.

Ecco il testo integrale della Catechesi.

Proseguiamo nella catechesi sul “Padre nostro”, arrivando ormai alla penultima invocazione: «Non abbandonarci alla tentazione» (Mt 6,13). Un’altra versione dice: “Non lasciare che cadiamo in tentazione”. Il “Padre nostro” incomincia in maniera serena: ci fa desiderare che il grande progetto di Dio si possa compiere in mezzo a noi. Poi getta uno sguardo sulla vita, e ci fa domandare ciò di cui abbiamo bisogno ogni giorno: il “pane quotidiano”. Poi la preghiera si rivolge alle nostre relazioni interpersonali, spesso inquinate dall’egoismo: chiediamo il perdono e ci impegniamo a darlo. Ma è con questa penultima invocazione che il nostro dialogo con il Padre celeste entra, per così dire, nel vivo del dramma, cioè sul terreno del confronto tra la nostra libertà e le insidie del maligno.

Come è noto, l’espressione originale greca contenuta nei Vangeli è difficile da rendere in maniera esatta, e tutte le traduzioni moderne sono un po’ zoppicanti. Su un elemento però possiamo convergere in maniera unanime: comunque si comprenda il testo, dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo. Come se Dio stesse in agguato per tendere insidie e tranelli ai suoi figli. Un’interpretazione di questo genere contrasta anzitutto con il testo stesso, ed è lontana dall’immagine di Dio che Gesù ci ha rivelato. Non dimentichiamo: il “Padre nostro” incomincia con “Padre”. E un padre non fa dei tranelli ai figli. I cristiani non hanno a che fare con un Dio invidioso, in competizione con l’uomo, o che si diverte a metterlo alla prova. Queste sono le immagini di tante divinità pagane. Leggiamo nella Lettera di Giacomo apostolo: «Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno» (1,13). Semmai il contrario: il Padre non è l’autore del male, a nessun figlio che chiede un pesce dà una serpe (cfr Lc 11,11) – come Gesù insegna – e quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato. Un Dio che sempre combatte per noi, non contro di noi. È il Padre! È in questo senso che noi preghiamo il “Padre nostro”.

Questi due momenti – la prova e la tentazione – sono stati misteriosamente presenti nella vita di Gesù stesso. In questa esperienza il Figlio di Dio si è fatto completamente nostro fratello, in una maniera che sfiora quasi lo scandalo. E sono proprio questi brani evangelici a dimostrarci che le invocazioni più difficili del “Padre nostro”, quelle che chiudono il testo, sono già state esaudite: Dio non ci ha lasciato soli, ma in Gesù Egli si manifesta come il “Dio-con-noi” fino alle estreme conseguenze. È con noi quando ci dà la vita, è con noi durante la vita, è con noi nella gioia, è con noi nelle prove, è con noi nelle tristezze, è con noi nelle sconfitte, quando noi pecchiamo, ma sempre è con noi, perché è Padre e non può abbandonarci.

Se siamo tentati di compiere il male, negando la fraternità con gli altri e desiderando un potere assoluto su tutto e tutti, Gesù ha già combattuto per noi questa tentazione: lo attestano le prime pagine dei Vangeli. Subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, in mezzo alla folla dei peccatori, Gesù si ritira nel deserto e viene tentato da Satana. Incomincia così la vita pubblica di Gesù, con la tentazione che viene da Satana. Satana era presente. Tanta gente dice: “Ma perché parlare del diavolo che è una cosa antica? Il diavolo non esiste”. Ma guarda che cosa ti insegna il Vangelo: Gesù si è confrontato con il diavolo, è stato tentato da Satana. Ma Gesù respinge ogni tentazione ed esce vittorioso. Il Vangelo di Matteo ha una nota interessante che chiude il duello tra Gesù e il Nemico: «Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano» (4,11).

Ma anche nel tempo della prova suprema Dio non ci lascia soli. Quando Gesù si ritira a pregare nel Getsemani, il suo cuore viene invaso da un’angoscia indicibile – così dice ai discepoli – ed Egli sperimenta la solitudine e l’abbandono. Solo, con la responsabilità di tutti i peccati del mondo sulle spalle; solo, con un’angoscia indicibile. La prova è tanto lacerante che capita qualcosa di inaspettato. Gesù non mendica mai amore per sé stesso, eppure in quella notte sente la sua anima triste fino alla morte, e allora chiede la vicinanza dei suoi amici: «Restate qui e vegliate con me!» (Mt 26,38). Come sappiamo, i discepoli, appesantiti da un torpore causato dalla paura, si addormentarono. Nel tempo dell’agonia, Dio chiede all’uomo di non abbandonarlo, e l’uomo invece dorme. Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Nei momenti più brutti della nostra vita, nei momenti più sofferenti, nei momenti più angoscianti, Dio veglia con noi, Dio lotta con noi, è sempre vicino a noi. Perché? Perché è Padre. Così abbiamo incominciato la preghiera: “Padre nostro”. E un padre non abbandona i suoi figli. Quella notte di dolore di Gesù, di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia.

È il nostro conforto nell’ora della prova: sapere che quella valle, da quando Gesù l’ha attraversata, non è più desolata, ma è benedetta dalla presenza del Figlio di Dio. Lui non ci abbandonerà mai!

Allontana dunque da noi, o Dio, il tempo della prova e della tentazione. Ma quando arriverà per noi questo tempo, Padre nostro, mostraci che non siamo soli. Tu sei il Padre. Mostraci che il Cristo ha già preso su di sé anche il peso di quella croce. Mostraci che Gesù ci chiama a portarla con Lui, abbandonandoci fiduciosi al tuo amore di Padre. Grazie.

Saluti:

Sono lieto di salutare i pellegrini dalla Francia e da altri paesi francofoni, in particolare quelli di Troyes, i membri della cappellania di Hmong di Francia e quelli dei Foyer de Charité, così come i giovani di Carcassonne, Laval, Montpellier e Parigi. Nell’ora della prova e della tentazione, lasciate che il Signore vi mostri la sua presenza e vi aiuti ad abbandonarvi fiduciosi all’amore del Padre. Dio vi benedica!

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Danimarca, Finlandia, Camerun, Giappone, India, Indonesia, Canada e Stati Uniti d’America. Nella gioia del Cristo Risorto, invoco su di voi e sulle vostre famiglie l’amore misericordioso di Dio nostro Padre. Il Signore vi benedica!

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in particolare il gruppo dei Diaconi permanenti della Diocesi di Augsburg, accompagnato dal Vescovo Ausiliare Mons. Florian Wörner. Teniamoci sempre uniti al Signore Risorto, vincitore sul peccato e sulla morte, e, con l’aiuto della sua grazia, poter anche noi superare ogni tentazione e prova e così crescere nel suo amore.

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola dalla Spagna e dall’America Latina, in particolare i sacerdoti della diocesi di Cartagena, accompagnati dal loro vescovo, Mons. José Manuel Lorca Planes. Chiediamo al Signore di rimuovere da noi tutti i tipi di tentazioni e di sapere come percepire la sua presenza al nostro fianco in ogni momento della nostra vita. Dio ci accompagna sempre e rende leggero il peso della nostra croce. Che il Signore ti benedica.

Cari pellegrini di lingua portoghese, in particolare quelli della diocesi di Caratinga e delle parrocchie di Almada e di São Pedro da Cova, benvenuti! La risurrezione di Cristo ha aperto la strada oltre la morte; abbiamo la strada libera fino al Cielo. Nulla possa impedirvi di vivere e crescere nell’amicizia del Padre celeste e di rendere testimonianza a tutti della sua bontà e misericordia! Su di voi e sulle vostre famiglie scenda, abbondante, la sua Benedizione.

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, ricordatevi sempre che nel tempo della prova suprema Dio non ci lascia soli; Egli veglia e scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia.Il Signore vi benedica!

Saluto cordialmente i pellegrini Polacchi. Ci sono tanti polacchi oggi in piazza, benvenuti! La memoria liturgica di San Giuseppe Lavoratore ci introduce nel mese di maggio, dedicato a Maria. Affidate alla Madre di Dio, durante le tradizionali funzioni religiose a Lei dedicate, le situazioni personali, familiari e dei vostri vicini. Pregate per la Chiesa, per la Patria e per la pace nel mondo. Maria, Regina della Polonia, la cui Solennità ricorre dopodomani, vi sostenga e guidi. Sia lodato Gesù Cristo.

Oggi ricorre il quinto Centenario della Canonizzazione di S. Francesco di Paola, Fondatore dell’Ordine dei Minimi, Patrono della Calabria e della Gente di Mare italiana. Vorrei esortare i suoi figli spirituali e quanti lo hanno come celeste Patrono, a mettere in pratica il suo messaggio di «continua conversione», il quale ci parla ancora oggi di amore incondizionato verso Dio, i fratelli e il creato.

Ricordo anche che domenica prossima si celebra in Italia la Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Possa questo Ateneo proseguire sempre meglio il suo servizio alla formazione dei giovani, in un dialogo costante tra la fede e le domande del mondo contemporaneo.

Oggi celebriamo la Memoria di San Giuseppe lavoratore, patrono della Chiesa universale. La figura di san Giuseppe, l’umile lavoratore di Nazareth, ci orienti verso Cristo, sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene ed interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo. Preghiamo specialmente per coloro che non hanno lavoro, che è una tragedia mondiale di questi tempi.

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