Papa Francesco scrive ad Antonio Socci: “Le critiche aiutano”

Antonio SocciPace fatta tra Antonio Socci e il Papa? Una lettera scritta da Francesco al giornalista toscano sembra dire di “nì”. Il 19 Febbraio, su Libero, il giornalista ha reso noto che il Santo Padre gli ha inviato una missiva autografa, e non attraverso la Segreteria di Stato («la grafia era inequivocabile. Proprio il Pontefice, con una stilografica a inchiostro nero, ha tracciato il mio indirizzo e il mittente, dietro la busta una “F.” per Francesco e sotto: “Casa Santa Marta – 00120 Città del Vaticano”», scrive Socci).

Il contenuto? Eccolo: «Vaticano 7 febbraio 2016 – Sig. Antonio Socci. Caro fratello: Ho ricevuto il suo libro [si tratta di “La profezia finale – Lettera a papa Francesco sulla Chiesa in tempo di guerra”, edizione Rizzoli, libro che Socci ha fatto spedire in Vaticano dalla casa editrice] e la lettera che lo accompagnava. Grazie tante per questo gesto. Il Signore la ricompensi. Ho cominciato a leggerlo e sono sicuro che tante delle cose riportate mi faranno molto bene. In realtà, anche le critiche ci aiutano a camminare sulla retta via del Signore. La ringrazio davvero tanto per le sue preghiere e quelle della sua famiglia. Le prometto che pregherò per tutti voi chiedendo al Signore di benedirvi e alla Madonna di custodirvi. Suo fratello e servitore nel Signore, Francesco». Socci ha commentato dicendo che si tratta di una lettera che «vuole essere un segno di familiarità, un gesto paterno, di affetto e di comunione. Pur sapendo quanto papa Bergoglio ami uscire fuori dai formalismi, non me lo aspettavo. Su quel volume avevo scritto una dedica in cui spiegavo al Papa che il libro contiene ciò che in coscienza mi sento in dovere di dirgli».

E il Papa ha risposto. «Sono dunque rimasto molto sorpreso vedendo la lettera e leggendo le parole – davvero non formali – di papa Francesco – scrive Socci. Sono parole che non lasciano indifferenti. Ci sono cose di questo Papa che mi commuovono profondamente (l’ho scritto nel libro). Mi entusiasma la sua libertà evangelica, la sua semplicità, il suo essere fuori dagli schemi clericali. È emozionante quando parla dello sguardo di Gesù o, come nei giorni scorsi a Guadalupe, degli occhi materni di Maria. E quando ricorda che il nostro Salvatore non vuole perdere nessuno e si prende ciascuno di noi sulle spalle».

Ma le belle impressioni di Socci sul Papa terminano qui, perché, nello stesso articolo, continua con le sue critiche: «un pontificato è anzitutto il suo magistero e il suo governo della Chiesa e di fronte allo smarrimento e alla confusione che in questi tre anni hanno investito il popolo cristiano ho dovuto e voluto dire la verità, a costo del suicidio professionale e morale. […] Ho buttato alle ortiche quello che il mondo definisce “prestigio”, costruito in decenni di lavoro, per diventare un reietto nel mondo cattolico, che è la mia casa. Diventato di colpo un “appestato”, in questi due anni ho fatto indigestione di insulti. Quelli più frequenti sono stati i seguenti: “sei un indemoniato” e “sei impazzito”.

Altri poi hanno invocato l’arrivo di un esorcista, del Tso o perfino una sentenza di scomunica, hanno insinuato addirittura che fossi stato accalappiato da qualche setta, da qualche bislacco guru o da qualche oscuro “potere” e hanno sentenziato che sarei ormai fuori dalla Chiesa. Mi hanno messo al bando dai loro media ed è stato messo all’Indice un mio volume in certe librerie cattoliche dove, magari, vendono Augias e Mancuso. C’è perfino chi ha fatto disgustose considerazioni sulle traversie vissute dalla mia famiglia. Oggi però le parole che Francesco mi ha scritto fanno giustizia di mesi e mesi di insulti. Sono anzitutto, per ciascuno di noi, un esempio di umiltà e di paternità. Ma la legittimazione delle “critiche al papa”, contenuta nella lettera, mi pare anche che insegni ad essere cristiani virili e non pavidi o opportunisti. Si deve parlare con “parresia” e non con calcolata ipocrisia».

E rilancia Socci: «Francesco del resto sa bene che, per lui, il pericolo non viene dalla franchezza dei figli di Dio, ma dalla corte: un giorno arrivò a dire che “la corte è la lebbra del papato”. È vero del resto che nella Curia romana e nelle altre curie, sotto il suo pontificato, domina un clima di vero terrore, un’oppressiva aria inquisitoriale, mai vista prima. Ed è sua responsabilità. Il modo come ha condotto le vicende ecclesiali in questi anni e anche l’ultimo Sinodo purtroppo dimostrano che insieme al Francesco paterno e comprensivo ce n’è uno che usa il potere in modo molto duro. Talora anche per imporre alla Chiesa dottrine eterodosse. È lui che usa il pugno di ferro contro famiglie religiose o ecclesiastici di grande fede e ortodossia e poi elogia e promuove chi va dietro ai venti delle ideologie mondane. Continuo a sperare vivamente che egli metta fine a questo clima ed esorti tutti a stare nella Chiesa con la libertà e la dignità dei figli di Dio, come lo stesso Concilio insegna (senza temere epurazioni, vendette e umiliazioni). Ma spero soprattutto che sia fedele alla missione di Pietro, cioè che difenda la fede cattolica e non la svenda e nemmeno la stravolga: questo non gli è lecito. Non può farlo».

Socci non è contento nemmeno delle ultime parole del Papa: «ha portato la Chiesa in una grande confusione. Basti vedere le dichiarazioni fatte anche ieri sul volo di ritorno dal Messico dove si è “immischiato” pesantemente sulle politiche dell’immigrazione, ma ha affermato di non volersi immischiare nella discussione italiana relativa alle unioni gay (eppure è vescovo di Roma e primate d’Italia)». Dopo avere elogiato la Dichiarazione congiunta Papa-Patriarca ortodosso russo, Socci attacca: «subito dopo la pubblicazione solenne e in mondovisione di questo documento, papa Bergoglio ha cercato di “rimangiarsi” la firma minimizzandone il significato. Riducendo tutto a una “photo opportunity”.

Come si spiega questa repentina e incredibile marcia indietro? Evidentemente l’Impero che ha “dimissionato” Benedetto XVI e che “sostiene” il pontificato di Francesco non gli consente di ribaltare la collocazione geopolitica della Chiesa. Per questo Francesco (che pure sulla Siria nel 2013 si permise una coraggiosa indipendenza) è subito tornato nei confini assegnati. Gli è stato facile anche per la leggerezza con cui abitualmente dice, disdice e si contraddice, a seconda degli interlocutori. Il suo magistero è spesso cangiante come la veste di Saruman. Probabilmente ora anche al Patriarcato di Mosca si chiederanno quanti Francesco sono in circolazione. Noi ce lo chiediamo da tre anni. Qualunque barca condotta così affonda, infatti la confusione nella Chiesa regna sovrana. Forse per questo il Papa chiede insistentemente preghiere». Poi Socci aggiunge di credere che Francesco si stia dibattendo fra gli Imperi, cercando una strada che scaltramente tolga la Chiesa dall’angolo, ma «si può essere più scaltri di Dio? Può esservi una via più “scaltra” di quella di Cristo che è la testimonianza alla verità fino alla croce? Può esserci un annuncio del Vangelo che non sia anche un giudizio sul mondo e sulle tenebre dei poteri mondani?». Dunque non proprio una pace ma una tregua armata…

Matteo Orlando

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