Paolo Binetti: “Il tema delle radici cristiane rappresenta un punto di irrinunciabile responsabilità”

“L’ormai tradizionale pellegrinaggio del Parlamento italiano quest’anno e’ in Armenia. Ci siamo trovati ad Ereveran: poco meno di un centinaio tra parlamentari e familiari. Obiettivo pienamente condiviso quello di andate alla scoperta delle radici cristiane di un popolo che nel Novecento ha subito il primo genocidio. Un milione e mezzo di persone sterminate dalla vicina Turchia in una sorta di complessiva indifferenza da parte dei popoli vicini, che non potevano non vedere o non sapere. Intanto per la prossima settimana e’ prevista a Montecitorio, per l’ennesima volta, la discussione di alcune mozioni bipartisan che sollecitano il governo a valutare l’opportunita’ di riconoscere il genocidio armeno, lo sterminio del primo popolo cristiano della storia. Singolare coincidenza, ma certamente non casuale. Nella precedente legislatura, proprio in occasione del centenario, si alzarono una serie di veri crociati e non fu possibile approvare analoghe mozioni. Questa volta invece speriamo che sia possibile e che si renda giustizia ad una pesante verita’ storica, troppo spesso accantonata in attesa di tempi migliori”.

Lo ha dichiarato la senatrice Paola Binetti (Udc). La parlamentare ha spiegato che “con le elezioni europee alle porte, con l’enfasi con cui tutti chiediamo un cambiamento nell’Europa del terzo millennio, il tema delle radici cristiane rappresenta un punto di irrinunciabile responsabilità. Da parte di tutti i Paesi europei, perché molti dei diritti umani fondamentali oggi sono difesi proprio alla luce di una visione cristiana della Società: dialogante, inclusiva, solidale, rispettosa di ogni persona e orientata più alle persone che ai mercati. L’Armenia con la sua storia, con la memoria sempre viva della tragedia che ancora oggi vede 3 milioni di Armeni in Patria e oltre otto milioni nella diaspora, ci dice molto della responsabilità con cui vanno difese popolazioni aggredite dall’intolleranza, spogliate dei loro beni e frammentate in piccoli nuclei sparpagliati nel mondo nell’attesa nostalgica di un ritorno a casa. Proprio come simboleggia il monumento simbolo di quello sterminio drammatico, che ancora oggi lascia una traccia profonda nel Paese”.

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