Padre Nuara: “Per il fenomeno migranti serve il ‘modello svizzero'”

Sono sbarcati a Malta e saranno ricollocati in vari Stati europei. Si è risolto il “caso”, ma non il problema. Ora si avranno in più altre 49 persone, ma cosa faranno? In una ipotesi benevola, quindi assolutamente non razzista, se queste persone fossero sempre “controllate”, dove le troveremmo? Certamente il mercato del lavoro non potrà assorbirli. E allora? Ingrosseranno le varie periferie umane, segnate dal degrado e dal malaffare. I molti che in questi giorni, secondo loro, hanno parlato di “disumanità”, possono avere la coscienza a posto. Tutti questi milioni di persone abbandonate a se stesse non le interessano? Si sono stracciate le vesti, e ora? Non è civiltà accogliere e abbandonare a se stessi. È civiltà accogliere e “sistemare” dignitosamente. Ciò in Italia non è possibile, checché ne dicano i populisti. Se poi si scopre che dietro gli extra comunitari c’è un grosso business, dove hanno le mani in pasta politici, amministratori, Ong e malavita organizzata, il problema evidenzia che, dietro un falso “pietismo, c’è la gallina dalle uova d’oro. Tutto questo, naturalmente, a danno dei cittadini onesti.

Dietro al fenomeno dei migranti circolano molti soldi e, spesso, sporchi. È diventato ormai sottile il filo che lega le Associazioni umanitarie e coloro che speculano sul fenomeno migratorio.

Le varie mafie, molti politici e amministratori e le varie comunità di accoglienza, sorte come i funghi, hanno scoperto la gallina dalle uova d’oro. Si fanno soldi, e come!

È sempre più acclarato che non tutti gli extra comunitari provengono da zone di guerra o da situazioni di criticità dei loro paesi. Si scopre sempre più che in Europa e in Italia c’è il salvacondotto per molti criminali che possono avere più mano libera. E che molti di quanti arrivano vanno ad ingrossare il sottobosco degli emarginati e della criminalità.

La droga e la prostituzione, ormai, sono appannaggio di parecchi gruppi di extra comunitari. È anche evidente che l’Italia non è in grado di gestire e assorbire con una vita di legalità quanti sbarcano sulle sue coste. E che il sistema giudiziario italiano fa acqua da tutte le parti, favorendo la impunibilità.

L’interrogativo che si pone: “allora, cosa si fa?”. Alcuni dicono: “chiudiamo tutti i porti, niente sbarchi”; altri: “razzisti no: “apriamo i porti”.

Personalmente a me piace il “modello svizzero” che ho conosciuto ben 50 anni fa: si accolgono tanti quanti se ne possono inserire nel mondo del lavoro, con uguali diritti e doveri. Nelle mie frequentazioni svizzere, ove passavo qualche giorno di vacanza con qualche mio familiare e poi, sostituendo qualche missionario per gli italiani all’estero, ho incontrato turchi, algerini, pakistani e di altre nazioni ben inseriti nel contesto della vita economica e sociale svizzera. Per tutti valevano le leggi svizzere. Rispetto delle varie etnie, ma nel rispetto della sue leggi.

In Svizzera le periferie umane che abbiamo in Italia non ci sono e il rispetto per tutti è una normalità. Non c’è buonismo! Accoglierli e poi abbandonarli a se stessi, non è atto umanitario, ma disprezzo della dignità della persona umana e incentivo a creare quel sottobosco a cui attinge la malavita. È notorio, ormai, che lo spaccio di droga e la prostituzione delle straniere, oltre che appannaggio delle mafie locali, è anche in mano a gruppi di extra comunitari ben noti. Si sa anche chi sono abitualmente coloro che rubano e rapinano nelle nostre case. Come anche si sa come si sono arricchiti i tanti gestori di case di accoglienza, sorte in Italia: speculando proprio su queste persone, complice la politica locale, nazionale ed europea. Si sa anche del fenomeno del lavoro nero, così diffuso, e che crea tanto dissidio tra i lavoratori, ma nessuno ne parla, tranne quando ci caschi il morto. Perciò all’interrogativo, posto come titolo, quale sembra essere, a mio giudizio, la giusta risposta? Eccola: se ne accolgono tanti quanti se ne possono inserire legalmente nel tessuto sociale ed economico. Il resto è solo demagogia o fiuto di business.

 

Padre Antonio Nuara

Una risposta

  1. melissa

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