Padre Antonello Iapicca su S. Marta: “Quando il servizio ‘distrae’ dall’Ospite Divino…”

Il 29 luglio la Chiesa Cattolica celebra Santa Marta, patrona dei nevrotici e dei preoccupati…

Patrona e speranza di tutti noi preoccupati e agitati per molte cose, e che per questo siamo incapaci di vivere intensamente nell’amore autentico il momento presente.

Già, perché sorge spontanea la domanda: come può essere santa una presa dai molti servizi? “Presa”, che traduce il greco “perispao”, significa letteralmente “essere ansioso”, ma anche “essere distratto”. La diaconia si era trasformata in un idolo nel quale cercava vita e gratificazione; paradossalmente, proprio il servizio l’aveva “distratta” dall’Ospite per il quale era indaffarata, allontanandola da Lui.

Un testo rabbinico del tempo affermava: “Questi sono i lavori che deve fare una donna per il marito: cucire, lavare, cucinare, allattare i bambini, pulire la casa e lavorare la lana…”. E Marta rappresenta proprio il ritratto della donna perfetta…

Ora però non aveva davanti il marito nella carne ma lo Sposo della sua anima, Colui che era venuto sino a casa sua per donarle l’autentica perfezione che è l’amore gratuito e disinteressato, che compie la Parola nello Spirito Santo. Lo stesso che Gesù voleva offrire alla donna samaritana proprio mentre le chiedeva di dargli da bere: “se tu conoscessi chi è che ti chiede da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, e Lui ti avrebbe dato acqua viva che zampilla per la vita eterna”.

Allo stesso modo, Gesù sembra dire a Marta: “se tu conoscessi chi hai accolto e stai servendo tu stessa gli chiederesti di accoglierti come sposa lasciandoti servire da Lui la vita eterna che nulla e nessuno potrebbe rubarti”. Come ha fatto Maria sua sorella, che in quel momento diveniva lo specchio della parte migliore di lei; in Maria Gesù le annunciava la sua chiamata. Senza dire una parola, seduta ai piedi di Gesù, Maria smascherava il suo uomo vecchio, che si corrompe dietro le passioni ingannatrici perché camuffate in un amore e un’accoglienza solo apparenti. Maria era la discepola che anche Marta era chiamata a diventare. Ma, di fronte a questo, “presa” dall’inganno del demonio, ella resisteva: l’uomo vecchio non accettava di essere rinnegato… E per questo giudicava Maria; in fondo, come sempre accade quando giudichiamo un fratello, Marta stava giudicando e disprezzando se stessa; voleva giustizia da Gesù per giustificare la sua superficialità e durezza di cuore, e non soffrire il cammino della conversione. Ed era giunta ad incolpare e giudicare addirittura Gesù; per impedire la conversione infatti, come già con Adamo ed Eva, il demonio induce sempre a pensare male di Dio: “non ti curi” di me? Hai solo occhi per mia sorella? Non vedi che sto qui penando per accoglierti degnamente, come una perfetta donna della Scrittura, mentre mia sorella se ne sta seduta a non far niente? A che cosa le era servito il suo servizio? A nulla, anzi, a peccare. Appare qui la tensione e il dramma del parto battesimale nel quale Marta è chiamata a rinascere dalla tomba dell’egoismo e della superbia come sposa dell’unico Sposo.

Coraggio, perché Marta è una profezia per la nostra vita: dal momento che vi è entrato il Signore, la sua casa è destinata a divenire una Chiesa, l’assemblea convocata dalla Parola di Dio che sperimenta la risurrezione di Gesù, la celebra e la vive nell’amore e nell’unità. Marta lo aveva accolto, come anche noi e su quel moto sincero e retto del suo cuore Gesù stava iniziando in lei l’opera che l’avrebbe trasformata in una discepola. Basta aprire di un millimetro il nostro cuore, poi Gesù fa il resto, innanzitutto facendoci prendere coscienza della nostra alienazione nelle preoccupazioni che ci denunciano increduli e idolatri.

Il Signore, infatti, non sarebbe potuto scendere a Betania per risuscitare Lazzaro, se prima non vi ci si fosse recato come ospite per smascherare il cuore di Marta e chiamarla a conversione. Oggi la celebriamo come santa perché è stata visitata e amata così com’era.

La sua santità, apparsa nella stupenda professione di fede in Gesù e nella sua resurrezione fatta mentre il suo fratello Lazzaro era ancora morto, inizia qui, dallo svelamento della propria povera realtà (Betania significa “casa del povero”), e dalle parole profetiche di Gesù.

Anche per Marta sarebbe arrivato il momento di inginocchiarsi come Maria ai piedi di Gesù per ascoltare e accogliere la sua Parola di Vita Eterna, rinnegare se stessa e seguire il Signore verso la tomba per sperimentare la risurrezione.

Così anche noi possiamo oggi vedere la Chiesa in Maria, ovvero nei nostri fratelli, come una profezia della nostra santità; del nostro essere stati scelti e separati dal mondo nella nostra comunità cristiana dove imparare a stare seduti per ascoltare la predicazione e lasciarci servire, e curare così la nevrosi per scegliere la parte buona della nostra vita, lo Sposo che nessuno potrà toglierci.

Padre Antonello Iapicca

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