Ora il cardinal Marx nega il termine “Occidente cristiano”

Parlando del ruolo della religione nella civiltà occidentale, il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha detto che il termine “Occidente cristiano” è “esclusivista”.

Allo stesso tempo Marx ha criticato la “strumentalizzazione” della religione. “Questo mi preoccupa molto”, dice Marx, il quale ha aggiunto che si aspetta che ebrei, cristiani e musulmani siano “forti” per non abusare della loro fede in un dio.

Marx, che si è anche opposto al blocco delle croci con le autorità bavaresi, ha affermato che “esiste una grande sfida in Europa per garantire che le diverse religioni vivano in pace con le loro pretese alla verità “.

Proprio pochi giorni fa, nell’omelia della messa di Capodanno, il Cardinale Marx ha affermato che “la verità non è definitiva, ma possiamo riconoscerla più profondamente nel cammino condiviso della Chiesa”.

Le espressioni del cardinale tedesco mostrano chiaramente lo stato di profonda crisi spirituale che sta vivendo la Chiesa Cattolica in Germania, capofila del riformismo catto-comunista, ma sempre più divisa al suo interno.

Una chiesa economicamente ricchissima (grazie alla Kirchensteuer, la tassa obbligatoria che paga chiunque si faccia battezzare) ma con sempre meno praticanti.

Matteo Matzuzzi su Il Foglio ha scritto che “i preti scompaiono”. Nel 2018 sono stati ordinati, nelle ventisette diocesi del paese, solo 61 sacerdoti. Erano 74 nel 2017 e 58 nel 2015 (punto più basso mai toccato). Nel 1995, poco più di vent’anni fa, il numero si attestò a 186. I sacerdoti attivi sono oggi 13.856, dei quali solo 8.786 “in servizio”. Solo tre anni fa erano 14.087. In quindici-vent’anni, ne rimarranno pochissimi.

Il problema è che nessuno sembra pensarci. “Si va avanti come si può, con accorpamenti di strutture, messa in vendita di chiese e chiusura di spazi comunitari”. La diocesi di Treviri, nel 2017, ha deciso di passare da 863 parrocchie a 36. “A Saarbrücken ci sarà solo una parrocchia per centomila abitanti, con un parroco e qualche vicario”.

La situazione è drammatica e le ripercussioni saranno catastrofiche. Non ci saranno più preti. Il numero delle celebrazioni domenicali, già ridotto da tempo, “è crollato oltre la soglia del dolore”.

I dati sono ancora più duri se si tiene conto delle uscite (più di centocinquanta mila all’anno) dalla chiesa cattolica, cioè del numero di quanti dichiarano di non far parte più di quella comunità e così non pagano più – tra le altre cose – la tassa.

Il saggista Markus Günther ha scritto che la chiesa tedesca è del tutto simile alla Germania dell’est nei suoi ultimi giorni di vita: “Sembra stabile, ma in realtà è sull’orlo del collasso. Pastori e vescovi, ma anche molti laici attivamente impegnati, vedono paesaggi in fiore dove in realtà non c’è nulla, se non il deserto. L’amore, come si dice, è cieco”.

La chiesa tedesca segue dunque la stessa china delle altre chiese dell’Europa centrale e settentrionale, alle prese con una crisi di fedeli e vocazioni dalle proporzioni ormai drammatiche.

E nonostante il gregge sempre meno numeroso, le crepe tra i vescovi locali diventano sempre più larghe. Se una prima divisione s’era vista sul tema della comunione ai divorziati risposati, è sulla “intercomunione”, ossia il permesso di accedere all’eucaristia ai protestanti sposati con cattolici, che la spaccatura s’è acuita, tanto da arrivare fino a Roma, al cospetto del Papa.

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