Morte di padre Amorth: grande commozione tra i cattolici

padre-amorthLa Fede Quotidiana ha raccolto su Facebook alcuni commenti, alcuni anche molto commoventi, sul celebre esorcista Padre Gabriele Amorth, scomparso il 16 settembre 2016.

Il giornalista (e co-autore con Padre Amorth dei libri Il segno dell’esorcista. Le mie ultime battaglie contro Satana e L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana) ha scritto: “Io don Gabriele lo ricordo sempre sorridente, allegro, seduto alla scrivania della sua piccola stanza al terzo piano della casa generalizia della Società San Paolo a Roma. Viveva in una stanza spoglia, essenziale, come la sua scrivania. Era di legno, quest’ultima, non di grande fattura ma pratica. Sul lato destro teneva i libri che stava leggendo in quel momento e che poi, una volta finiti, regalava al primo che andava a trovarlo. In mezzo, un’immagine della Madonna appoggiata al muro. A sinistra il calendario con gli appuntamenti del mese. Li prendeva ogni giorno. Era un calendario di quelli lunghi e stretti, da appendere al muro. Lui il suo non lo appendeva, lo teneva appoggiato sul ripiano della scrivania cestinandolo ogni 31 del mese. Con la sua Bic nera scriveva in piccolo nomi e cognomi, in una calligrafia difficile da decifrare. Qualche mese fa mi disse che aveva finito le Bic. Gliene portai una scatola. «Mi basteranno finché muoio», mi disse contento. Purtroppo aveva ragione. Davanti a sè aveva sempre aperta l’ultima lettera ricevuta. Leggeva e rispondeva a tutti. Ogni mattina un piccolo pacco di lettere legate con lo spago gli veniva recapitato dalla portineria di sotto. «Vorrei aiutare tutti – diceva –. Faccio quello che posso, ma quanta sofferenza…». Spesso canticchiava una canzone che aveva imparato da piccolo a Modena, nella sua parrocchia. Raccontava volentieri degli anni giovanili. Citava sempre La Pira, Dossetti, Fanfani e Lazzati, al cui gruppo politico era legato. E poi di quando a diciotto anni entrò a far parte dei partigiani cattolici della Brigata Italia di Ermanno Gorrieri. Il sacerdozio fu una scelta tardiva, almeno per quegli anni. Ma abbracciata con una passione e dedizione non comuni. Degli esorcismi non si parlava mai. Preferiva spaziare su altre cose, fare battute, ridere, informarsi delle notizie di tutti i giorni. Mi mancherà, già mi manca. Da lui ho imparato tante cose. Su tutte che il bene è infinito ed è più forte del male. E che, nel limite del possibile, gioia, leggerezza e ilarità non devo mai mancare. Anche al tramonto della nostra vita”.

Il professor Massimo Viglione ha scritto: “Non riesco a immaginare un uomo, un combattente, un cavaliere di Cristo, più coraggioso di quest’uomo. Per tutta la vita non ha combattuto i servi del male per quanto potenti e terribili: ha combattuto direttamente il male nella sua angelica individualità. Ha combattuto, ogni giorno, il Nemico. Di Dio, della Chiesa, dell’uomo. Ha combattuto quel serpente che sarà un giorno schiacciato dalla Donna, quel mostro che san Michele Arcangelo tiene sotto i suoi piedi, prigioniero della sua spada. Quale immenso coraggio, quale costanza! Ora godi per sempre della tua definitiva vittoria, mentre il nemico, ancora una volta sconfitto, ti penserà in eterno in quella gloria a lui preclusa. Hai servito per tutta la vita l’unico giusto Signore e in maniera tale da dare fastidio a molti nella tua stessa casa, per non aver voluto “aggiornarti”, per essere rimasto “medievale”. Per aver sempre detto che esiste l’inferno, il principe di questo mondo, proprio quando molti non vogliono che si dica, che si ricordi, che se ne parli, che si critichi questo mondo e il suo principe. Altri hanno servito per tutta la vita quel “padrone” disperato che tu hai sconfitto, lasciando a noi il peso della rovina di questa scelta. In questo 16 settembre 2016, ognuno commemora chi vuole commemorare. Sebbene la preghiera di carità non escluda nessuno. Il tuo esempio ci testimonia la realtà della vita futura e il nostro dovere ineliminabile della scelta di campo. Aiuta tutti noi a compiere quella giusta”.

Marco Leoni in memoria di Padre Amorth ha citato un celebre dialogo aneddotico che l’esorcista (in grassetto) ha avuto con un Cardinale: “- “Ma tanto questa storia del diavolo…”. – “Come scusi?”. – “Sto dicendo, lei fa l’esorcista, ma lo sappiamo entrambi che Satana non esiste, no?”. – “Come sarebbe a dire ‘sappiamo che non esiste’”. – “Padre Amorth. Per favore. Lei lo sa meglio di me che è tutta superstizione. Non mi vorrà mica far credere che lei ci crede davvero?”. – “Eminenza, mi stupisce sentire queste parole da una personalità così importante come lei”. – “La stupisce? Ma come? Non mi dica che lei davvero ci crede!”. – “Io credo che Satana esiste”. – “Davvero? Io no. E spero che nessuno ci creda. Diffondere certe paure non è buona cosa”. – “Be’, eminenza, non deve dirlo a me. Anzi, se posso le suggerirei una cosa…”. – “Mi dica pure”. – “Lei dovrebbe leggere un libro che forse può aiutarla”. – “Ah sì? Quale libro, padre Amorth?”. – “Lei dovrebbe leggere il Vangelo”. Un silenzio glaciale cala nella stanza. Il cardinale guarda Amorth serio senza rispondere.  Amorth lo incalza. – “Eminenza, è il Vangelo che parla del demonio. E’ il Vangelo che racconta di Gesù che scaccia i diavoli. Non solo, è il Vangelo che dice che tra i poteri che Gesù ha dato agli apostoli c’è quello di scacciare i demoni. Cosa vuole fare, buttare a mare il Vangelo?”. – “No, ma io…”. – “Eminenza, voglio essere franco con lei. La chiesa commette un grave peccato a non parlare più del demonio. Le conseguenze di questo atteggiamento sono gravissime. Cristo è venuto e ha combattuto la sua battaglia. Contro chi? Contro Satana. E l’ha vinto. Ma lui è ancora libero di tentare il mondo. Oggi. Adesso. E lei cosa fa? Mi dice che sono solo superstizioni? Anche il Vangelo allora è solo superstizione? Ma come può la chiesa spiegare il male senza parlare del demonio?”.

Nevio Manente ha scritto: “Leggo della morte di padre Amorth… Ne sono molto dispiaciuto, ma sono anche certo che adesso ci benedice dal Cielo. Nutrivo una stima profonda per questo santo sacerdote nonché instancabile esorcista. Viveva il suo apostolato nella carità più autentica, come servizio d’amore ai fratelli. Nel 2011 mi fece anche l’onore di scrivere la Presentazione del mio saggio “Spiriti Maligni”. In quell’occasione ci scambiammo diverse lettere su argomenti di interesse comune (in realtà ero io che avevo bisogno della sua esperienza per chiarire alcuni dubbi). E una sera volle anche chiamarmi al telefono per ribadirmi la sua vicinanza e il suo apprezzamento per il mio libro. Aver avuto a che fare con lui lo considero un privilegio… Grazie padre Amorth! Grazie per tutto quello che col tuo esempio sei stato capace di insegnarci. Grazie per tutto l’amore. Che il Signore ti accolga nella gioia del suo regno! Amen”.

Lo scrittore Camillo Langone lo ricorda citando il suo libro Pensieri del lambrusco: “Iniziai l’anno leggendo Padre Amorth (“Saremo giudicati dall’Amore”) perché sapevo che non sarebbero state sufficienti le lenticchie a farmi prosperare nei successivi dodici mesi. Nonostante il titolo un po’ fuorviante, il grande esorcista parlava ovviamente del diavolo. Che solo di rado agiva sulle persone attraverso tatuaggi e piercing (che pure «non giovano mai all’anima»), rock più o meno satanico, film dell’orrore… Molto più ordinariamente agiva attraverso la perdita del senso del peccato facendo passare per buone e giuste cose quali «convivenza, separazione, divorzio, tradimenti, aborto, nozze gay, eutanasia». Tatuati e traforati erano soltanto poveri folcloristici untorelli, molto più pericolosi erano i parlamentari disponibili a votare le unioni e le adozioni omosessuali”.

Don Tiziano Repetto ha scritto: “Io l’ho conosciuto e ho frequentato per anni le sue sedute esorcistiche. Devo dire che a parte qualche pratica eterodossa, é sempre stato solitamente equilibrato nella dottrina. Poi come tutti avrà commesso o detto qualche svarione. La sua concezione (correttissima) era che possiamo benissimo compiere il male senza il maligno intervenga, tuttavia quando il male supera la capacità umana di compierlo allora interviene il demonio”.

Vincenzo Galifi, il giovane autore del libro Gli angeli caduti, scritto a 4 mani con Calogero Daino Calogero, ha scritto: “Oggi perdo un maestro, un mentore, ma soprattutto, perdo un amico. Ricordo ancora la mia gioia quando mi disse che avrebbe approvato e presentato ai lettori il mio libro. Qualche settimana fa mi diceva per telefono di posticipare il nostro incontro perché non stava tanto bene e per l’ennesima volta mi ribadiva quanto gli piacesse il mio libro. Vorrà dire che l’incontro sarà posticipato più del previsto. Il mondo intero perde uno dei più grandi esorcisti degli ultimi secoli. Un uomo buono, instancabile e generoso. Possa il padre accoglierlo subito in Paradiso, da dove continuerà, ancor più di quanto faceva in vita, a combattere le forze del male”.

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