Messico. Un commando ha ucciso i sacerdoti Muñiz García e Añorve. I vescovi: “Qualcuno apre e chiude la porta ai criminali”

Due sacerdoti e un insegnante sono stati uccisi nello Stato di Guerrero, in Messico. Ad ucciderli è stato un gruppo di persone pesantemente armate che viaggiano a bordo di un furgone. I corpi delle vittime sono stati rinvenuti sulla rotta che collega le città di Taxco e Iguala.
Un commando ha bloccato l’auto sulla quale viaggiavano padre Germán Muñiz García e padre Iván Añorve ed ha aperto il fuoco, uccidendo i due sacerdoti e ferendo le altre tre persone che viaggiavano con loro, tra cui un insegnante che ora lotta tra la vita e la morte.
Avevano trascorso la festa della Candelora nella vicina comunità di Julantla.
Padre Germain Muñiz García era originario di Apango, nel comune di Mártir de Culiapan, ed era parroco di San Cristóbal en Mezcalanella, diocesi di Chilpanchingo-Chilapa; padre Iván Añorve Jaimes era parroco della Sacra Famiglia a Las Vigas, nell’arcidiocesi di Acapulco.
In un comunicato firmato dal cancelliere vescovile, la diocesi di Chilpanchingo-Chilapa si augura che i “fatti siano chiariti velocemente” e condanna questo e gli altri episodi che continuano a portare morte nella regione di Acapulco.
L’arcidiocesi di Acapulco, dal canto suo, oltre a chiedere giustizia a pregare per i sacerdoti uccisi e le loro famiglie, sottolinea in una nota ufficiale:
“Non cediamo all’impegno di costruire la pace nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel nostro Stato, nella nostra patria. Chiediamo al Signore tutti i giorni questa pace. Tutti i giorni gettiamo parole e gesti di pace nei nostri sentimenti e pensieri”.
Restano tutte da accertare le cause dell’agguato. E poco ancora si sa dell’attività pastorale dei sacerdoti assassinati. Sicuramente sulla situazione di violenza sono intervenuti spesso negli ultimi tempi i vescovi della zona e in particolare il vescovo di Chilpanchingo-Chilapa, mons. Rangel Mendoza.
Di fronte alla catena di omicidi senza fine che insanguina la diocesi, il vescovo si era chiesto come mai la barbarie continuasse nonostante il territorio fosse blindato dalla presenza dell’Esercito: “O il male è dentro di noi o qualcuno apre e chiude la porta ai criminali”, aveva aggiunto.
Negli ultimi 5 anni sono stati 6 i sacerdoti cattolici uccisi in diversi comuni di Guerrero, uno degli stati più violenti del Messico.
Tra il 2012 e il 2017, sotto l’attuale presidenza di Enrique Pena Nieto, in tutto il paese centramericano sono stati uccisi 18 sacerdoti. Inoltre, il numero delle minacce di morte continua ad aumentare e si contano centinaia di casi di minacce. Mentre durante la presidenza di Carlos Salinas le vittime erano state quattro, tre al tempo di Ernesto Zedillo, e quattro con Vicente Fox, da quanto è iniziata la “guerra contro le droghe” con Felipe Calderon (2006­–2012) il numero dei preti assassinati è salito a 25.
La Chiesa cattolica rappresenta una spina nell’occhio per il Cartello della droga messicano soprattutto perché i preti normalmente non si lasciano corrompere e con l’aiuto dei progetti sociali cercano sul luogo di arginare la criminalità e la tossicodipendenza. L’influsso della Chiesa in Messico è inoltre molto alto. Secondo i dati del Ministero degli esteri, circa l’83% della popolazione si professa cattolico.

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