“Contro Lutero – Perché non vogliamo morire protestanti”, il nuovo libro di Padre Giovanni Cavalcoli

“Contro Lutero – Perché non vogliamo morire protestanti” è il nuovo libro, di piccolo formato (53 pagine) ma incisivo e di facile lettura, del domenicano Padre Giovanni Cavalcoli, classe 1941, filosofo e teologo (docente emerito di Teologia Dogmatica), già Officiale della Segreteria di Stato Vaticana dal 1982 al 1990. Nel testo, edito il 30 novembre 2017, l’autore precisa le condizioni che permetterebbero un reale riavvicinamento tra la Chiesa Cattolica e la galassia protestante protestante, senza la perdita dell’identità cattolica. L’autore si augura che questi fratelli, possano essere “pienamente incorporati nella Chiesa Cattolica”, dopo aver tolto “le divisioni tuttora esistenti, ossia le ‘carenze’ e gli ‘impedimenti’ descritti in questo saggio.

Il libro, pubblicato da ChoraBooks, è in vendita su Amazon sia in versione cartacea che in quella Formato Kindle.

La Fede Quotidiana pubblica in esclusiva stralci del paragrafo “Il successo di Lutero”.

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Ci si può chiedere quali sono le ragioni dell’attrattiva e del successo dell’etica luterana. In fondo, la risposta è molto semplice: Dio è misericordioso, non ci punisce, ma ci salva comunque, anche se restiamo attaccati ai nostri peccati, giacchè non possiamo farne a meno e quindi siamo scusati. Al riguardo, c’è da precisare che Lutero ha una concezione errata, di tipo marcionita, del rapporto fra il Dio dell’Antico Testamento e quello del Nuovo. Egli infatti vede nel primo un Dio duro e severo, che sconfina nella crudeltà; mentre il Dio di Cristo sarebbe tutto dolcezza e misericordia. […] In verità Dio è misericordioso anche nell’Antica Legge e castiga anche nella Legge evangelica. In fondo Lutero lo sa. E infatti è in nome della “misericordia” evangelica che egli manda all’inferno il Papa con tutti i cattolici. C’è inoltre da considerare che Lutero, nonostante tutti gli sforzi per “sentire” un Dio misericordioso, non riuscirà mai a liberarsi dallo spettro del Dio crudele e accusatore, e ciò proprio in forza della sua concezione del peccato incancellabile e quindi sempre meritevole dell’ira divina. […] Se allora la volontà dell’uomo è sempre cattiva, appare chiaro che per Lutero il pentimento dei peccati è impossibile, perché esso è appunto quell’atto del libero arbitrio, per il quale la volontà, mossa dalla grazia, muta da cattiva a buona e l’uomo è perdonato da Dio. […] Per Lutero, il credere di aver compiuto un’opera buona è un’illusione dovuta all’offuscamento della coscienza conseguente al peccato originale. […] Cristo, dunque, a conti fatti, nonostante tutta la luterana “theologia Crucis”, non libera veramente, ma dà solo un’illusione di libertà. […] Oggi alcuni, in confessionale, si accusano di peccati “normali”, ritenendosi con ciò stesso scusati. […] se il peccato è cosa naturale, nel peccato non c’è niente di male. Ed è esattamente la conclusione alla quale giunge l’attuale buonismo misericordista e lassista, che ti fà dire: “Mi sembra di essere in peccato, ma in realtà sono buono, perdonato e innocente. Dio non mi può castigare. Sarebbe cattivo”. Il buonismo toglie la colpa non nel confessionale, ma con la psicanalisi di Freud. Gli psicofarmaci sostituiscono la direzione spirituale. Oppure in confessionale, per non avere sensi di colpa, si elencano le proprie opere buone, come nella parabola del fariseo e del pubblicano (Mc 18, 10ss). Per questo Lutero respinse il sacramento della Penitenza […]. Il grande sforzo di Lutero è quello di darci la certezza che Dio ci perdona nonostante il rimprovero della coscienza. Questa certezza ci viene dalla “fede”, la quale ci assicura che siamo innocenti. […] La sua famosa domanda, che nei secoli gli ha attirato tanto interesse: “come posso trovare un Dio misericordioso?” non era sincera. Essa nascondeva questa: “come posso trovare un Dio che mi dia il permesso di peccare senza essere punito?”. […] La sua tanto decantata scoperta della divina misericordia e per conseguenza la sua dottrina della giustificazione sono in realtà una pericolosa impostura, già smascherate dal Concilio di Trento, il quale mostra come la divina giustizia non è crudeltà, ma diritto divino, al quale Cristo ha soddisfatto con la sua croce (“satisfecit pro nobis”), sicché noi in Lui possiamo espiare per i nostri peccati ed ottenere la grazia, mentre la misericordia divina non è connivenza col peccato da parte di un Dio citrullo, e neppure è furbesco approfittamento da parte nostra della debolezza di un Dio connivente e distratto.

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