Lo storico Crociata: “Il celibato è un dono di Dio fatto alla Chiesa”

 

Nella Chiesa non possono esistere due Papi. Ne è convinto in questa lunga ed articolata intervista che ci ha rilasciato il siciliano don Michele Antonino Crociata, autorevole storico, sacerdote e studioso.

Che cosa pensa del celibato sacerdotale?

 “Il celibato è richiesto, sia in Oriente che in Occidente, a tutti coloro che accedono all’episcopato. Nella Chiesa latina il celibato è richiesto anche a coloro che sono candidati al presbiterato. In Oriente, comunque, possono essere ordinati presbiteri anche uomini sposati. Non ci si può sposare, però, dopo avere ricevuto l’ordinazione presbiterale e, quindi, l’eventuale matrimonio del candidato deve essere celebrato pima dell’ordinazione. Anche in Oriente, tuttavia, esistono presbiteri che scelgono volontariamente lo stato celibatario. Non bisogna dimenticare, in ogni caso, che il celibato, sia in Oriente che in Occidente, è solo una disciplina canonica e, pertanto, non fa parte della dottrina cristiana”.

Potrebbe, cioè, essere anche abolito?

 “Non avendo valore dottrinale, in linea teorica tutto potrebbe accadere. Il celibato, comunque, non è solo una norma giuridica, ma ha anche una valenza ascetica. Il celibato dei preti – così come il voto di castità negli ordini religiosi e nelle congregazioni maschili e femminili – è indubbiamente sottoposto a una disciplina canonica. Non si deve  dimenticare, tuttavia, che è un segno per noi e per tutti che di Dio solo si può vivere. Chi si consacra in questo modo anticipa, in un certo senso, la realtà futura, che sarà per tutti. Il celibato è, inoltre, un mistero di salvezza per la Chiesa stessa, che non va assolutamente lasciata nella nudità e nella miseria di una dimensione semplicemente umana e orizzontale. I Sacerdoti, le suore e gli altri consacrati, pertanto, devono essere, in un certo senso, uomini e donne “dell’altro mondo”, cioè testimoni dell’invisibile. Il celibato sacerdotale, infatti, viene assunto in ordine a Cristo, cioè per amore e non per obbligo, uniti a lui in modo ineffabile per essere più conformi a Lui stesso e renderLo presente nella vita del mondo come anticipazione del “Cielo”.  É ovvio che, se un sacerdote, arrivato a un certo punto, non sente più questa particolare vocazione, egli viene opportunamente e sollecitamente dispensato dalla Chiesa e rimesso nello stato laicale. “

Che ne pensa lei?

In materia, ma non solo in questo, io penso solo ed esclusivamente ciò che la Chiesa pensa e insegna. Il celibato è un dono di Dio fatto alla Chiesa e trovo giusto che sia richiesto agli aspiranti al sacerdozio. Anche il matrimonio è un sacramento e un dono di Dio per la comunità cristiana. E come lo stato coniugale riguarda l’uomo nella sua totalità, anche il servizio sacerdotale esige il dono totale dell’uomo al Signore e alla Chiesa. Le due vocazioni, quindi, non credo possano essere simultaneamente bene realizzabili.

  Questa, comunque, è la regola, ma possono esserci e ci sono anche le eccezioni.”

 

Qual è la sua idea sulla valutazione fatta dal card. Sarah e dal papa emerito nel libro “Dal profondo dei nostri cuori”?

 

 “ Non desidero entrare in questa vicenda piena di polemiche  e di smentite. Sul celibato sacerdotale, che non è un dogma di fede, è sempre lecito discutere, ma non è opportuno fomentare su questo tema polemiche o addirittura un clima di “scisma freddo”. Del resto lo stesso papa Francesco, sul volo di ritorno dal Panama (Gennaio 2019), citando Paolo VI ebbe a dichiarare: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge sul celibato”.  Non bisogna dimenticare, inoltre, che la Chiesa ha già previsto eccezioni antiche  e odierne sul celibato. Tanti sacerdoti cattolici di rito bizantino, ad esempio, sono da sempre uxorati e il 4 Novembre 2009 lo stesso papa Benedetto XVI diede in tal senso disposizioni simili con la costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus”. Ma l’eccezione, come tutti abbiamo appreso a scuola, conferma sempre la regola. Non vedo perché adesso papa Francesco non possa prevedere un’eccezione per l’Amazzonia. Si parla oggi di “viri probati”, cioè non solo di uomini sposati, ma anche di retta vita e da una certa età in su, persone che hanno dimostrato solidità personale e familiare. In questo senso ci sarebbe, a parer mio, continuità con il pensiero ratzingeriano sugli anglicani.

Sia il card. Sarah che Benedetto XVI hanno detto “Non possiamo tacere”. Che cosa vuol dire?

Non sono in grado di entrare nel merito. Bisogna chiederlo a loro. Si è, poi, appreso, comunque, che il papa emerito si è sottratto alla titolarità del libro, anche se in esso ci sono pagine effettivamente scritte da lui. Gradirei, però, ricordare che nella Chiesa non possono esistere due papi e che, quindi, il papa è sempre uno e uno solo. Oggi, purtroppo, viviamo in una situazione un po’ anomala dopo la rinunzia di Benedetto XVI. Io personalmente, quando seppi di questa rinuncia, rimasi molto turbato. Se il Signore, infatti, aveva voluto che Ratzinger fosse papa, come mai egli ha poi rinunciato alla cattedra petrina in contrasto con la volontà di Dio? Se, infatti, il Signore vuole che uno finisca di essere papa, Egli sa perfettamente come e cosa fare. Giovanni Paolo II nei suoi ultimi anni fu in condizioni di salute molto peggiori, eppure sedette sino alla fine sulla cattedra di san Pietro. Leone XIII morì a 94 anni e, negli ultimi tempi, non era più in grado di fare un passo, tanto che per andare da una stanza all’altra c’era bisogno della portantina e dei portantini. Eppure durò sino al compimento supremo della volontà di Dio. A mio avviso, pertanto, Benedetto XVI ha sbagliato a rinunziare. La verità storica su questa rinuncia, comunque, si potrà sapere solo verso la fine di questo secolo.  Ma ora che c’è un nuovo papa, a mio modesto parere Benedetto non dovrebbe più né scrivere, né parlare. Altrimenti, e già lo vediamo, si crea scompiglio nella Chiesa. Io, d’altronde, non riconosco nemmeno la legittimità del “vescovo emerito” e l’introduzione di questa figura nella Chiesa è stata, a mio avviso, un cedimento alla logica di questo mondo e a una presunta mentalità efficientista. Mai, infatti, nella storia della Chiesa il problema dell’età era stato dirimente per un vescovo, il cui matrimonio con la propria Chiesa locale, sua sposa, è per sua natura indissolubile e, quindi, non soggetto a “divorzio”. Oggi il problema dell’età si pone addirittura anche per il successore di san Pietro e, da Paolo VI in poi, anche per i cardinali che non possono entrare in conclave dopo il compimento degli 80 anni. Una cosa assurda e un  male immenso per la Chiesa, a mio avviso.”

E se un vescovo, per ragioni di salute, non è più in grado di svolgere i suoi compiti?

“ A questo problema era stata sempre data onorevole soluzione, tramite l’esistenza del vescovo ausiliare o coadiutore con o senza diritto di successione. Se il matrimonio tra un vescovo e la sua Chiesa è vero e, perciò, indissolubile, non si spiega neppure il passaggio di un vescovo da una diocesi all’altra, in quanto un vero e valido matrimonio non è mai “a tempo” e non prevede assolutamente la possibilità di “scambio di mogli”. Diversamente finiamo di dire che il vescovo è lo sposo della sua Chiesa e che, proprio per questo, porta l’anello al dito. Si tratta, a mi avviso, di influenze dello spirito di questo mondo in una Chiesa in crisi.”

Un cattolico, davanti a idee sbagliate o atti illegittimi, ha il dovere di tacere?

“Dinanzi a idee sbagliate o atti illegittimi non è lecito tacere.  Chi stabilisce, però, che un’idea sia sbagliata o che un atto sia illegittimo? Non certamente il primo dell’assemblea che si alza e punta il dito. Se così fosse, nella Chiesa ci sarebbe il trionfo dell’anarchia e l’affermazione del cosiddetto “libero pensiero”. Bisogna, dunque, essere cauti e prudenti in queste cose. I criteri di valutazione, infatti, non possono essere di colui che si alza per primo. La Chiesa è indubbiamente il “Popolo di Dio” su questa terra, ma essa è anche una “societas” ordinata e perfettamente strutturata in  maniera gerarchica, così come voluto dal Signore, dai santi Apostoli e dai santi Padri. Nella Chiesa, grazie a Dio, esistono il Sacro Magistero e il diritto canonico. Se così non fosse, ci sarebbe baraonda permanente su tutto.”

Il vaticanista Valli ha parlato di situazione drammatica nella Chiesa. Condivide

  “Non c’è dubbio che la Chiesa stia per ora attraversando un momento molto difficile e bisognerebbe essere sordi e ciechi per non accorgersene. In questi ultimi 50 anni, soprattutto, lo spirito del mondo e, in particolare, la secolarizzazione e il secolarismo sono penetrati sempre più all’interno della Chiesa. Non sono, tuttavia, i nemici esterni a creare seri problemi, ma è dal seno stesso della Chiesa che ha avuto inizio e che perdura una grande opera di autolesionismo e di autodistruzione. Si pensi, ad esempio, all’eresia modernista, compendio di tutte le eresie e incubatrice della grande apostasia. Conseguentemente la cristologia è stata sempre più sostituita dall’antropologia, l’ecclesiologia dalla sociologia, da certe ideologie politiche e persino dall’ecologia. E si afferma sempre più anche la dittatura del relativismo. In certe parrocchie, ad esempio, è più facile trovare gruppi che si interessano della raccolta differenziata, che cellule di evangelizzazione del territorio.  Questa crisi, dunque, è vera, soprattutto nel nostro mondo occidentale. Ci sono Paesi, soprattutto in Europa, all’interno dei quali sembra esserci una specie di collasso della comunità cristiana; e quasi ovunque oggi sussiste un crescente disorientamento dottrinale, liturgico e morale.  Per superare la crisi, pertanto, bisognerebbe tornare innanzitutto alla radicalità del Vangelo e alla Teologia Spirituale. Lo stesso celibato sacerdotale – per riprendere il tema saliente di questa conversazione – non può in alcun modo essere vissuto come una rinuncia alla moglie. Esso, sul modello primario che è Gesù, non è affatto un’imposizione, bensì una libera scelta di amare con cuore indiviso il Signore, la comunità cristiana e tutta l’umanità per annunciare il Regno di Dio, nonché la bellezza della resurrezione, il profumo dell’eternità e la gioia del paradiso, dove non ci sono né mariti e né mogli.

  Amare il prossimo in questo senso esige ovviamente un amore ancora più grande di quello esistente tra moglie e marito e persino più grande della propria vita. Sempre agli altri, infatti, andarono e vanno le preferenze di Gesù, mai a se stesso.”   

Bruno Volpe

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