Le suore Scalabriniane denunciano gli attacchi razzisti contro i migranti venezuelani in Brasile

“Gli attacchi razzisti contro i migranti venezuelani a Roraima, in Brasile, impongono un’attenzione particolare da parte delle istituzioni e della comunità internazionale. Ogni frontiera del mondo si sta trasformando in una delicato luogo dove invece del confronto e dell’accoglienza l’odio interetnico vuol essere padrone”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo (Scalabriniane), Congregazione che sin dalla sua fondazione si occupa di accoglienza ai migranti. “Negli ultimi mesi molte famiglie venezuelane stanno cercando di fuggire da una dura crisi politica, economica ed umanitaria. La risposta delle istituzioni brasiliane non è ancora sufficiente e si stanno generando timori senza fondamento nella comunità di Roraima, la città di confine dove vengono a chiedere aiuto. C’è bisogno di interventi coordinati legati all’integrazione e all’analisi delle maggiori vulnerabilità, oltre che ad accogliere l’esortazione di papa Francesco a non avere paura, ad aprirci verso l’altro, affinando lo sguardo che mi fa vedere l’altro non come invasore, ma come persona”. Diverse comunità (da quelle accademiche, alle Caritas, alle attività pastorali) hanno firmato un documento dove ripudiano questi atti xenofobi. Tra loro, l’Istituto di migrazione e diritti umani, delle suore scalabriniane con sede a Brasilia.

Qualche giorno fa, occupandosi dell’ennesima tragedia nel Mediterraneo, con diversi morti tra i migranti, le suore hanno sottolineato che è “necessario che gli Stati attivino più corridoi umanitari e che si dichiari una concreta lotta ai trafficanti di esseri umani. Il problema non è quello legato a chi migra, ma è quello degli uomini senza scrupoli che ne approfittano. Sostenere i migranti nel loro viaggio vuol dire sostenere il diritto alla vita di ogni essere umano. Vedere scene come quelle dei trafficanti che mollano centinaia di persone in mezzo al mare è come assistere a una nuova schiavitù. Oggi l’Europa deve ribellarsi a questo, ma deve farlo sul serio”.

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