La teologa sul “caso” Grillo: “abituiamoci ad una Chiesa con meno strutture e più comunità”

Andrea Grillo, professore ordinario presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma su Facebook, condividendo un articolo del quotidiano la Stampa, dal titolo “Il Papa sulle donne diacono: non si può andare oltre la Rivelazione”, aveva commentato alle 15,12 del 10 maggio 2019: “Precisamente questo è il punto. Stabilire quale sia il limite della Rivelazione. Il silenzio non è un limite invalicabile, se non per chi non ha coraggio”. Questo e altri commenti seguiti sul suo profilo social hanno scatenato una serie di reazioni sui social, tra chi difende le posizioni di Grillo e chi lo accusa di iper progressismo e di attaccare Papa Francesco.

Abbiamo sentito la teologa Giuliva Di Berardino, insegnante di Religione Cattolica, consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, è dottoranda in Teologia presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. La Di Berardino è autrice del blog “Teologia e danza, Liturgia e vita”.

Che ne pensa delle riflessioni del prof. Grillo?

“Per quanto conosco il prof. Andrea Grillo, posso affermare che non é assolutamente contrario a papa Francesco. Sicuramente le sue argomentazioni a volte sembrano provocatorie, però spesso le provocazioni, quando sono sapientemente argomentate, possono farci riflettere”.

Cosa pensa della questione diaconato femminile?

“Il problema della commissione per il diaconato femminile, secondo me, come ha ben fatto notare il Papa, é la mancanza di un accordo comune di base. In questo senso forse é vero che la commissione avrebbe dovuto osare di più, come afferma il prof. Grillo. Anche se personalmente non ritengo giusto che le donne entrino nel ministero sacerdotale, tuttavia una cosa é certa: nel 2019 non si può continuare ad evitare la questione della donna nella Chiesa e dichiarare chiusa la questione in questo modo. Il Papa dice spesso che la Chiesa è donna e che noi cattolici questa cosa dobbiamo capirla di più! Allora, se siamo col Papa, dovremmo cercare almeno di prendere in considerazione la possibilità di una ministerialità accessibile alle donne, che però non sia il sacerdozio”.

Perchè?

“É vero che il sacerdozio é legato a una cultura che ci ha formato e che non possiamo modificare a nostro arbitrio, ma proprio per questo dovremmo cercare di realizzare un ministero specifico femminile che consenta alle donne di poter gestire e amministrare le comunità di credenti in dialogo diretto col proprio vescovo. É importante che questo sia ‘autorizzato’ dalla gerarchia della Chiesa! Le donne potrebbero svolgere ufficialmente manzioni liturgiche, ma non sacerdotali, come per esempio riunire credenti in celebrazioni liturgiche e benedire assemblee, predicare nelle celebrazioni (che ovviamente non siano però la celebrazione eucaristica!). Tutto questo (che in alcuni luoghi già si fa) é necessario che sia autorizzato e riconosciuto pubblicamente dalla Chiesa Cattolica!”

E’ davvero necessario?

“Non possiamo più fare finta di nulla: tra meno di un decennio ci sarà urgenza di questo riconoscimento!!! Perciò, più che le donne diacono o prete, si dovrebbe pregare lo Spirito Santo che illumini non solo la gerarchia della Chiesa, ma anche ciascuno di noi, alla novità che Lui ci sta preparando e che vede le donne insieme agli uomini, servi non solo della Chiesa, ma dell’umanità! Abituiamoci a essere una Chiesa in uscita, “ospedale da campo” come dice il papa, e perciò molto meno struttura e molto più comunità”.

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