La sinologa Chiara Masotto su Coronavirus, Cina di Xi Jinping e cristiani perseguitati

 

Ricercatori cinesi hanno affermato che la trasmissione da uomo a uomo del nuovo Coronavirus è iniziata a Wuhan a metà dicembre. Un gruppo di ricercatori, tra cui scienziati del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha rivelato i risultati del loro studio mercoledì 29 gennaio sul New England Journal of Medicine. Hanno analizzato i dati sui primi 425 casi di polmonite causati dal nuovo Coronavirus a Wuhan, confermati entro il 22 gennaio. I risultati mostrano che 47 dei pazienti hanno sviluppato la polmonite il mese scorso e ci sono prove che la trasmissione da uomo a uomo si è verificata tra contatti stretti da metà dicembre. Ciò significa che tale trasmissione ha avuto luogo prima che l’Organizzazione mondiale della sanità fosse informata per la prima volta dello scoppio della polmonite alla fine di dicembre. I ricercatori affermano che tra i pazienti intervistati, nessuno aveva meno di 15 anni, quasi la metà di loro aveva 60 anni o più e il 56% era di sesso maschile. Dicono che il periodo medio di incubazione, o il ritardo tra l’infezione e lo sviluppo di sintomi, sia stato stimato a 5,2 giorni. Dicono anche che, in media, ogni paziente ha diffuso l’infezione ad altre 2.2 persone e, nelle sue fasi iniziali, l’epidemia ha raddoppiato le sue dimensioni ogni sette giorni circa. I ricercatori sottolineano la necessità di impegnare considerevoli risorse per i test in cliniche e dipartimenti di emergenza per identificare i casi di Coronavirus il più rapidamente possibile.

Nella serata del 30 gennaio 2o20 il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che l’epidemia di Coronavirus è un’emergenza sanitaria mondiale. Per l’Oms non è possibile immaginare quanto grande sarà questa emergenza e quindi bisogna essere preparati ad affrontarla. Da qui la decisione di dichiarare l’emergenza internazionale da Coronavirus.

Per capire qualcosa in più sulla Cina La Fede Quotidiana ha intervistato la giovane sinologa veronese Chiara Masotto. La dottoressa Masotto, laureata in mediazione linguistica cinese – inglese, e successivamente laureata in Studi Europei e Internazionali con focus sull’Asia Nordorientale, da alcuni mesi collabora con InsideOver, un sito bilingue, con una versione italiana e una inglese, che attraverso articoli, reportage multimediali e approfondimenti, racconta fatti internazionali con uno sguardo d’insieme al contesto globale. La Masotto si occupa anche di Ginnastica Dinamica Militare di cui è istruttrice.

Dottoressa Masotto, che idea si è fatta sul Coronavirus?

“Come ormai sappiamo, l’epidemia di Coronavirus ha avuto come epicentro Wuhan, che ora è in quarantena. I primi casi riportati all’OMS risalgono a fine dicembre, ma è stato reso noto che i primi casi conosciuti alle autorità cinesi risalgono ad inizio dello stesso mese. Sull’origine di questo virus circolano molte teorie, alcune meno attendibili di altre, come quella che sia stato creato in laboratorio come arma batteriologica. La realtà è molto meno fantasiosa: i virus evolvono e nuove mutazioni appaiono, tutto qui.  Se il governo cinese decidesse di testare un’arma batteriologica, troverebbe un modo per farlo che non danneggi la sua economia, che resta la priorità principale di Pechino”.

Lei ha vissuto in Cina. Che idea si è fatta sul sistema sanitario e di sicurezza medica in Cina?

“Catturare con poche, lapidarie parole il sistema sanitario di un Paese – continente come la Cina sarebbe forzato e fuorviante. La Cina ha centri sanitari efficienti e dotati di personale preparato, ed è continuamente impegnata a innalzare la qualità del servizio offerto. Questo miglioramento comporta anche la creazione di protocolli ad hoc per le categorie più a rischio, come i migranti interni, e per tutte le zone dove i servizi sanitari sono ancora migliorabili. Credo che la Cina sia ben più preparata ad affrontare questa epidemia di quanto lo era al tempo della SARS: da allora il Paese ha investito nella ricerca, la sua comunità scientifica è ben più integrata a quella internazionale di quanto lo fosse nel 2003, e il governo può usare l’esperienza maturata allora per gestire l’emergenza attuale. Non possiamo poi dimenticare il ruolo svolto dalla leadership cinese: sul piano esterno, la gestione di questa epidemia è un’occasione per il partito di  provare alla comunità internazionale che la Cina è una potenza matura e affidabile, responsabile e capace di agire da leader. Sul fronte interno, resta innegabile il fatto che il Partito Comunista Cinese goda della fiducia dei suoi cittadini, che stanno applicando le direttive per la sicurezza emanate dal Partito e rispettando le zone di quarantena, mentre migliaia di medici, ricercatori e infermieri si sono fatti avanti per correre in soccorso di Wuhan. In questo senso, la capacità del Partito di ispirare fiducia e di convogliare lo spirito di fratellanza e di sacrificio del popolo cinese per metterli al servizio del Paese è un asset dal valore inestimabile”.

Crede reale il rischio di una diffusione del virus in molte provincie cinesi?

“Il rischio è più che reale: l’OMS ha appena dichiarato l’emergenza globale, il rischio è esteso non solo alle province cinesi ma al mondo. Il fatto che lo scoppio dell’epidemia sia avvenuto durante il periodo del capodanno cinese, quando la maggior parte della popolazione viaggia all’interno del Paese e numerosi cinesi espatriati tornano a trovare i parenti, facilita la trasmissione. Le linee guida pubblicate dal partito riconoscono questo pericolo e fanno affidamento sul personale locale per effettuare controlli approfonditi, mentre per le categorie a rischio, come i migranti interni, sono stati stabiliti controlli obbligatori. Il nodo fondamentale nell’affrontare questa pandemia è la collaborazione tra ricercatori, per poter trovare un vaccino, e tra Stati e l’OMS, che ha già pubblicato delle linee guida  per la gestione dell’emergenza”.

In Italia se ne parla ma forse non approfonditamente: chi è realmente Xi Jinping?

“Xi Jinping è un uomo ambizioso e di acuto realismo. Ciò che ha fatto la differenza nella sua ascesa ai vertici del partito è stato avere una visione del futuro della Cina  e del ruolo, non solo economico, del partito in esso. Dalle aperture economiche di Deng Xiaoping ad oggi si stagliano due partiti; il primo è un partito protagonista della vita economica del Paese che però aveva lentamente  perso la sua statura“morale”. Il secondo partito, il partito “dopo Xi”,è un partito che ha ritrovato la sua identità: non è solo un attore economico, è soprattutto il garante del benessere e della sicurezza del Paese, della sua autonomia e della sua reputazione sulla scena internazionale, la fonte da cui vengono attinti valori e idee. È importante notare che il Partito svolgeva tutte queste funzioni anche prima di Xi, ma erano spesso offuscate dal suo ruolo economico, che aveva di fatto allontanato il cinese medio. Le campagne contro la corruzione di Xi Jinping sono significative proprio per il segnale cha hanno mandato al popolo e alla classe politica cinese”.

Veniamo ad un capitolo delicato. Cosa può dirci della persecuzione del regime contro i cristiani?

“Nel suo report del 2017 Freedom House ha segnalato un peggioramento delle persecuzioni dei cristiani in Cina, sia protestanti che ortodossi. Da quando Xi Jingping è salito al potere la pressione esercitata sui diversi movimenti religiosi nel Paese affinchè si allineino al Partito è aumentata. Le comunità religiose si sono adoperate per far fronte a questa situazione sia facendo attività  di evangelizzazione attraverso opere di carità sia, grazie a coraggiosi individui, avvicinandosi ai governatori locali e cercando di instaurare un rapporto di fiducia con loro, in modo da diminuire le possibilità di persecuzione. Il partito non ama le comunità religiose perché fonti di idee e valori alternativi, materia su cui vuole mantenere il monopolio, e teme l’effetto che possono avere sulle sue sorti politiche. In particolare, le comunità cristiane e musulmane hanno numerosi legami con Paesi esteri, e Pechino teme che possano fungere da cavallo di troia per promuove principi, interessi e progetti non allineati con gli interessi del Paese e del partito. Fermo restando la condanna alle restrizioni delle libertà individuali e alle persecuzioni religiose, non possiamo dire che l’analisi di Pechino sia completamente sbagliata: basta pensare che la maggior parte degli attivisti per i diritti umani in Cina proviene da minoranze perseguitate – non parlo solo di minoranza religiose ma di ogni tipo di minoranza – , e che questi portano avanti una concezione di diritti umani opposta a quella del partito. Se per gli attivisti i diritti umani sono individuali, come la  libertà di espressione, di credo religioso e di opinione politica, per il partito i diritti umani sono principalmente collettivi, e si esplicano nel  diritto al lavoro, all’istruzione e alla salute. Queste posizioni sono inconciliabili, e più le minoranze cercheranno di far sentire la loro voce in cina e all’estero, più la morsa di Pechino si farà stretta”.

MATTEO ORLANDO

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