La “Madre Teresa delle prostitute”. La storia della svedese Elise Lindqvist

In Svezia, da bambina fu vittima di abusi, e dopo la fuga da casa finì nella rete della prostituzione, per poi cadere nella dipendenza da alcool e droghe. E’ stata vittima di violenze. Oggi, migliaia di persone la chiamano l’“Angelo delle prostitute di Malmskillnadsgatan”, una delle strade del centro di Stoccolma; a volte anche la “Madre Teresa delle prostitute”.

La storia di questa piccola donna (alta appena 1 metro e 50) è incredibile. Coetanea del Papa (è nata nel 1936), ha trascorso migliaia di notti a dare sostegno e consolazione alle donne di strada a Stoccolma. Da oltre 20 anni le cerca per dare loro sostegno, fare loro da madre e ricordare loro che c’è una vita oltre la strada.

Elise Lindqvist già a 5 anni ha subito abusi sessuali da parte di persone vicine alla famiglia. Spaventata, ubbidiva, convinta che ciò facesse parte di tutto quello che i bambini dovevano sopportare. “Quando mi dicevano che loro dovevano venire a mangiare a casa, sapevo il prezzo che dovevo pagare. Dopo correvo via, con la minaccia che sarei stata uccisa se avessi raccontato”.

Alla morte del padre, l’unico che gli mostrava tenerezza, la vita di Elise a 10 anni diventa ancora più dura. Il nuovo compagno della mamma abusava di alcool e aggrediva continuamente Elise. “Un giorno mi puntò il fucile addosso, e io, a soli dieci anni, lo supplicai di sparare, perché non volevo più vivere”. Ma il fucile era scarico e l’uomo sparò a vuoto. “Il Signore mi voleva viva, anche se ancora non sapevo della sua esistenza”.

A quattordici anni scappò di casa e arrivò in una città, dove una famiglia buona si prese cura di lei. “Quando la mamma della famiglia mi spogliò la prima sera, pensai rassegnata che tutto sarebbe continuato anche qui. Invece, mi spogliò soltanto per lavarmi, e lo fece in modo molto delicato”. Elise, a questo punto della storia, diventa molto seria. “Quello che mi succede adesso, è quello che succede a migliaia di ragazze oggi. I papponi riconoscono le vittime perfette e sanno come acchiapparle”. Nel caso di Elise, si trattò di una donna che un giorno le si avvicinò e le disse: “Come sei bella…”. “Nessuno fino ad allora mi aveva mai detto ‘bella’, e in un attimo caddi totalmente in suo potere. Avrei fatto qualsiasi cosa per lei. La chiamavo ‘mamma’, e lei mi comprava vestiti e trucchi. Un giorno mi disse che avrei dovuto lavorare per lei, vendendo il mio corpo ai suoi clienti. Avevo 16 anni, e ho ubbidito”.

Elise non sa esattamente quanti anni ha lavorato per questa signora. Si ricorda solo come ha smesso, dopo aver subito una violenza particolarmente forte da parte di un cliente. Tornò dalla sua padrona e le disse che non ce la faceva più a prostituirsi. “Sono stata fortunata. Se oggi una ragazza si rifiuta di continuare a prostituirsi, viene uccisa e il suo corpo sparisce. La mia padrona ha aperto la porta e mi ha buttato giù dalle scale: ‘Non hai più niente da fare qui’”.

A questo punto, Elise inizia a vivere come una senza tetto, prendendo il cibo dai bidoni della spazzatura per strada. “Conoscevo solo rapporti distruttivi, e finivo con uomini violenti. Per consolazione mischiavo alcool e pasticche, e cadevo in una dipendenza sempre più disperata”.

Nel 1994 Elise venne ricoverata in un centro di recupero. “Tutti avevano paura di me. Appena qualcuno si avvicinava, lanciavo dei calci, e se vedevo un uomo, gli sputavo e gridavo parolacce. Conoscevo solo la rabbia”. Elise racconta di come per lei, in questo centro, le persone si comportassero in modo strano. “Tutti sorridevano”. Quelle persone portarono Elise in una cappella e cominciarono a pregare per lei. “Non sapevo niente di Dio, e della preghiera: per me la Chiesa era un posto di morte”.

A un certo punto, avviene quello che lei descrive come un “intervento soprannaturale”. Ho avuto la sensazione fisica di fare una doccia, ma una doccia di luce e di pace. Gesù era l’unico che poteva guarirmi: ero un caso umano impossibile. E così è stato. In quel momento, io sono ‘nata’. E quando oggi mi chiedono quanti anni ho, io rispondo ’25’: 25 anni fa Gesù mi ha dato la vita e ho imparato a camminare nel suo amore”.

Qualche mese più tardi, quando si era abituata a vedere con occhi nuovi, compiendo i primi passi del suo cammino di fede, il padre spirituale di Elise le confida che deve fare un passo ulteriore: deve perdonare! “Di nuovo, ho reagito presa da una forte rabbia. Come poteva pretendere che avrei dovuto perdonare il male che tante persone mi avevano fatto?”.

Elise spiega: “È stato un processo lungo e doloroso, sempre in cappella a pregare, nome dopo nome. Da ultimo, sono riuscita a perdonare mia madre, che non mi ha amato e non mi ha difeso. Ho capito che non era in grado, e che anche lei, a sua volta, era una vittima”.

Da oltre 20 anni, Elise Lindqvist utilizza la sua drammatica esperienza per aiutare altre donne: “La prima volta che sono uscita di notte, sulla famosa via delle prostitute di Stoccolma, la Malmskillnadsgatan, ho visto me stessa, e ho capito che questa era il posto dove dovevo operare”. La sua opera consiste nell’essere una presenza materna, costante: una persona che ascolta, abbraccia, porta qualcosa da bere e offre indumenti per riscaldarsi nelle fredde notti invernali. “Ogni volta che riesco a salvare una ragazza dalla strada, quello è per me il premio più bello, ma la mia presenza serve soprattutto a dare consolazione e coraggio; a far sapere loro che c’è chi le ama, e che non sono sole”, racconta.

Nell’ottobre 2016, in occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, Elise è stata invitata a parlare al Parlamento Europeo. Nel suo discorso ai parlamentari, ha sottolineato le responsabilità delle istituzioni: adottare risoluzioni concrete che bandiscano totalmente la tratta degli esseri umani, dal momento che tutti gli Stati membri sono consapevoli del problema.

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