Il vescovo Oliveri: “il Magistero sia chiaro ed inequivocabile”

Sento il dovere di Vescovo di riproporre all’attenzione di molti lettori, e possibilmente di un vasto pubblico che abbia a cuore la Vita della Chiesa Cattolica, un mio scritto ideato mentre servivo la Santa Sede nella Rappresentanza Pontificia a Londra e che diventato Vescovo di Albenga – Imperia ho pubblicato come parte del mio Magistero Episcopale ed ora edito sul volume “Fides et Pax”, Volume I.

Esso tratta dell’“Infallibilità della Chiesa e nella Chiesa”. Il suo contenuto organicamente elaborato può senz’altro aiutare ad affrontare con mente ed animo Cattolici la situazione di offuscamento e di confusione che da qualche tempo si sta vivendo in molte parti ed in molti membri e Pastori della Chiesa, e vorrei che fosse un richiamo alla necessità di un rinnovato, chiaro e forte Magistero della Chiesa, che dissipi una dannosissima atmosfera di dubbio circa le Verità che la Chiesa ha sempre insegnato e che ha la Missione soprannaturale di proclamare e trasmettere in maniera certa ed immutabile.
I Fedeli della Chiesa, che siano davvero fedeli, e dotati perciò del “sensus fidei”, hanno il diritto ad un insegnamento, ad un Magistero, chiaro ed inequivocabile, ed hanno perciò il dovere di chiederlo ai loro Pastori, a Coloro che hanno ricevuto il Mandato da Cristo Signore di trasmettere immutato il Suo Vangelo, la Fede Cattolica, ed Apostolica, quella cioè che gli Apostoli hanno conosciuta dal Loro Maestro e Signore, e che per Suo comando hanno predicato, testimoniato e trasmesso affinchè dai Loro Successori sia ancora e sempre trasmessa (ecco la “Traditio Ecclesiae”) certa, sicura ed immutata sino alla fine dei secoli.
Un Magistero che genera dubbio non è vero Magistero. Una Fede dubbia ed incerta non è più Fede.
Albenga, dalla Residenza del Vescovo Emerito, 3 Agosto 2019
+Mario Oliveri, Vescovo Emerito di Albenga – Imperia
Sommario: Parlare dell’“infallibilità” significa collocarsi essenzialmente sul piano della conoscenza (1). Postulati (2-5 ss). La Verità non muta (6). Esiste una Verità Assoluta (7). L’uomo non è il creatore o la misura della verità (8). L’uomo può arrivare all’Assoluto ma non la sua sostanza (9). Dio ha rivelato se stesso all’uomo (10). La rivelazione di Dio in Gesù Cristo è destinata a tutti gli uomini (11). La “testimonianza apostolica” (12). L’agnosticismo e idealismo (13). Naturalismo razionalismo ( 14). Progressivismo ed evoluzionismo (15). Se non si ammette la Verità non si può parlare di infallibilità (16). Gli Apostoli alla radice della Chiesa (17). I primi credenti sono diventati Chiesa perché hanno aderito alla predicazione degli Apostoli (18). La Chiesa di oggi è la stessa degli Apostoli (19). Quanto si è detto degli Apostoli si può dire anche dei loro successori: i Vescovi (20). I Vescovi rappresentano e personificano la Chiesa (21). Principi circa l’Episcopato (22-26). “Come” si diventa successori degli Apostoli (27). La infallibilità della Chiesa (28 -31). “Traditio” (32). L’autentico “Magistero della Chiesa’’ è vincolato alla Sacra Scrittura e alla Tradizione Apostolica (33). A quali condizioni si realizza l’infallibilità (34 -37). L’Infallibilità del Successore di Pietro (38). “Regula Fidei” (39). Elementi circa le prerogative dell’ Infallibilità Papale (40-46). “Sensus Fidei” (47). Conclusione (48).
Introduzione
A qualcuno potrà, a prima vista, sembrare esagerato che tale tema sia annunciato come un argomento di vitale importanza e si chiederà se tale qualifica non dovrebbe essere riservata ad altri soggetti, come, per esempio: la persona di Gesù Cristo, la Sua divinità, il Mistero dell’Incarnazione, della morte e della risurrezione di Cristo, il Mistero della redenzione, il Mistero di Dio Uno e Trino, ecc.; o anche il destino eterno dell’uomo,la sua salvezza eterna, e così via. Senz’altro sul piano dell’essere, questi temi appena enunciati sono senza dubbio più importanti del tema dell’infallibilità della Chiesa,ma, sul piano del conoscere, questo è di primordiale e determinante importanza, tanto che, se esso non è affrontato e risolto appropriatamente, tutto quello che si dice a proposito delle verità centrali della religione e della fede Cristiana e Cattolica può diventare senza senso e senza alcuna conseguenza pratica, o -meglio – con disastrose conseguenze pratiche.
  1. Parlare della “infallibilità” significa collocarsi essenzialmente sul piano della conoscenza e significa, altresì, interrogarsi su alcune premesse da cui dipende la comprensione corretta di tale argomento. Prima di giungere ad esporre il nucleo del concetto di infallibilità, della Chiesa e nella Chiesa, occorre stabilire alcune premesse, che enuncerò semplicemente,dandole per provate, ossia non entrerò nella loro spiegazione e nella loro dimostrazione, altrimenti sarebbe necessario esporre alcuni interi trattati filosofico-teologici. Ne offro solo la nozione e ne affermo la necessità.
  2. Parlare di infallibilità della Chiesa diventa impossibile, o equivoco, senza presupporre le seguenti verità, o principi, o postulati che dir si voglia:
  3. 1) L’uomo, essere ragionevole, è capace di conoscere la Verità, in maniera definitiva. La verità non muta, con il mutare del tempo e dello spazio, o delle persone.
  4. 2) Esiste una “Verità assoluta”, che si identifica con “l’Essere assoluto”. Da tale verità assoluta dipende ogni altra verità. Ne segue che “Ens et verum convertuntur”ossia la verità dipende dall’essere.
  5. 3) L’uomo non è il creatore o la misura della Verità; la può conoscere e non può se non accettarla: la Verità si impone alla sua intelligenza.
  6. 4) L’uomo è capace con la sua intelligenza di giungere a conoscere l’esistenza dell’Assoluto, dell’Infinito, ma essendo egli finito e limitato, non può conoscere la natura intima dell’Assoluto, dell’Essere infinito.
  7. 5) Di fatto, l’Essere o Verità assoluta – che chiamiamo Dio – ha rivelato Se stesso all’uomo, facendosi conoscere dapprima parzialmente, in molti modi e tempi, ed infine in modo definitivo in Gesù Cristo, Dio fatto uomo, Dio fattosi conoscibile, Dio incarnato.
  8. 6) La rivelazione di Dio in Gesù Cristo è destinata a tutti gli uomini, di tutti i tempi, ed è stata affidata ai ”testimoni” della vita, dell’insegnamento, della morte e risurrezione di Gesù, Figlio di Dio. Ossia, è stata affidata agli “Apostoli” e attraverso di essi a tutta la Chiesa.
  9. 7) La “testimonianza apostolica”- che ha creato una comunità di credenti, la Chiesa appunto, da Cristo voluta e fondata sugli Apostoli – ha la sua continuità in coloro che sono succeduti agli Apostoli e che hanno la divina missione di custodirla e di trasmetterla intatta e immacolata, affinché tutti gli uomini possano diventare la comunità dei credenti, possano diventare ed essere Chiesa. È ovvio che questi enunciati non possono essere accettati senza discernimento. Non è possibile comprenderli, nondimeno, senza un’appropriata conoscenza della filosofia dell’essere; non rientra tuttavia nei limiti del nostro tema svilupparli ed esporli in maniera da dimostrarne la verità e la credibilità. Posso solo assicurare che essi sono credibili e dimostrabili e costituiscono la base indispensabile per poter affrontare il tema dell’infallibilità e comprenderla nel suo significato più vero e profondo. Potete senza dubbio rilevare che i principi sopra enunciati contrastano con ben noti e vasti movimenti di pensiero, con idee e sistemi filosofici della cultura antica e – in particolare – con la filosofia degli ultimi secoli. Accenno soltanto ad alcuni di tali movimenti.
  10. Innanzitutto, l’agnosticismo. L’uomo, per esso, è incapace di conoscere la verità; egli non può avere se non una conoscenza superficiale, epidermica, delle cose: non può possedere una conoscenza della realtà. L’idealismo. L’uomo, secondo questa corrente di pensiero, conosce soltanto ciò che egli stesso crea la verità è un prodotto dell’essere pensante e l’essere stesso non è altro se non idea. Ancora ostacolano quanto da noi poc’anzi enunciato lo storicismoe il relativismo. Per il primo la verità muta col mutare del tempo e dello spazio; per il secondo, la verità cambia al variare delle persone e delle circostanze.
  11. Inoltre sono d’intralcio alla retta comprensione del nostro dire: il naturalismo e il razionalismo. L’uomo è autosufficiente, secondo essi, rispettivamente con la sua natura e con la propria intelligenza. È inconcepibile così ogni “rivelazione” ed ogni intervento straordinario di Dio nella vita dell’uomo, nella storia dell’umanità e nelle leggi della natura. È poi senza senso parlare di una realtà Soprannaturale. Non esiste alcuna Verità se non quella che la ragione umana è capace di raggiungere e di capire per se stessa. Se una realtà non può essere spiegata con la ragione umana, o “non esiste”, oppure “non interessa”.
  12. Ed infine, menziono appena i cosiddetti progressivismo ed evoluzionismo, che in qualche modo si confondono con lo storicismo e il relativismo: tutta la realtà, secondo queste correnti di pensiero, è in costante movimento verso una meta indefinita e indefinibile: il “progresso” diventa lo scopo totale. Sul piano più teologico poi, ma correlato alle concezioni finora enunciate, abbiamo le teorie che negano la divinità di Gesù Cristo o addirittura la Sua esistenza storica. Le teorie che negano che la Chiesa sia stata voluta e fondata da Cristo, Figlio di Dio; ovvero che essa sia una realtà visibile dotata di vere autorità, certe e gerarchiche; per alcuni la Chiesa non sarebbe se non la comunità degli illuminati dallo Spirito Santo; una comunità soltanto spirituale, invisibile, non constatabile, non esprimibile con figure e linguaggio umano; e altre teorie simili. Si comprende facilmente il contrasto esistente tra queste idee e movimenti e i principi fondamentali che rendono possibile il parlare di infallibilità; quest’ultima comporta, come si dirà più precisamente in seguito, la capacità di determinare in maniera sicura, senza possibilità di errore sostanziale, ciò che appartiene alla verità rivelata, ciò che è contenuto nella Rivelazione, concepita come verità immutabile e definitiva, anche se la nostra comprensione è necessariamente incompleta e suscettibile di ulteriori approfondimenti; e anche se detta verità è aperta a sviluppi omogenei e sempre adatta per nuove applicazioni, pur rimanendo la stessa.
  13. Che senso ha parlare di infallibilità se, ad esempio, non esiste una verità sicura, se l’uomo non è capace di conoscerla, se essa non è immutabile? Oppure, se non esiste una rivelazione, una verità di origine divina e di ordine soprannaturale? Ovvero, se la Chiesa non è di origine divina, se essa non ha una precisa missione affidatale da Cristo, Figlio di Dio; o se non esiste una continuità tra la Chiesa apostolica e la nostra, assicurata da mezzi visibili e constatabili in qualche modo? E così via.
  14. Gli Apostoli alla radice della Chiesa
    Dopo le premesse sopra enunciate, dobbiamo dire che se si accetta che Dio ha voluto far conoscere all’uomo, per Sua gratuita e libera volontà, delle verità che riguardano la Sua stessa vita e il Suo progetto di salvezza per l’uomo, deve esistere per l’uomo la possibilità di raggiungere tali verità, con sicurezza, senza dover essere costantemente nel dubbio o nell’incertezza. Ci chiediamo allora: dove è possibile trovare questa verità, con certezza e in maniera definitiva? La Chiesa, è la portatrice della rivelazione e di tutto ciò che con essa è inscindibilmente collegato; la Chiesa, voluta da Cristo come continuatrice nel tempo del Suo insegnamento e della Sua azione redentrice, salvifica; la Chiesa, opera dello Spirito di Dio, radunata e formata dalla predicazione degli Apostoli, stabilita, nei suoi elementi essenziali di Fede e di Sacramenti, dagli Apostoli stessi, costituiti da Cristo unici e autentici testimoni della Sua persona, della Sua vita, del Suo insegnamento, della Sua morte e della Sua risurrezione.Dire dunque che Cristo ha affidato la rivelazione alla Sua Chiesa è lo stesso che dire che l’ha affidata ai Suoi Apostoli, perché nessuno può diventare ed essere Chiesa, intesa come comunione di fede e di grazia, senza la stessa fede apostolica, senza i Sacramenti di salvezza affidati da Cristo agli Apostoli. In essi tutta la Chiesa – di allora, ma anche di adesso e di tutti i tempi – era già presente e completa in tutti gli elementi essenziali, costitutivi; poiché -lo ripeto – non si può essere Chiesa se non nella loro fede, se non nell’accettazione degli elementi costitutivi della Chiesa, che essi, per divino mandato e nella Grazia e illuminazione dello Spirito Santo, hanno stabilito in modo definitivo e per sempre, fino alla fine dei tempi.
  15. I primi credenti sono diventati Chiesa perché hanno aderito alla predicazione degli Apostoli, alla loro fede e alla loro autorità. Cristo, nell’ultima cena, dice al Padre: “non prego solo per questi (gli Apostoli), ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola” (Gv. 11, 20). Aderire alla fede e ai sacramenti di salvezza, con cuore indiviso, è necessità assoluta per chi vuole essere Chiesa. Nella misura in cui ci si discosta da tale adesione, ci si allontana dalla realtà di Chiesa e ciò può accadere fino al punto di non essere più Chiesa, di non essere più l’una e unica Chiesa di Cristo. Si comprende ora facilmente come, alla luce di questo ragionamento, non sarebbe possibile diventare Chiesa se non fosse possibile ricevere con certezza la verità della rivelazione, ossia la stessa fede degli Apostoli di Cristo; se per una ragione o per un’altra si venisse a interrompere la continuità di fede e di grazia che deriva dagli Apostoli; se fosse possibile perdere qualcosa che appartiene all’essenza della rivelazione; se non fosse più possibile di conoscere con certezza il Mistero dell’incarnazione di Dio; se non fosse più possibile di accedere con cuore e mente sicuri alla sorgente della verità rivelata; Gesù Cristo, rivelatore del Padre, rivelatore del Mistero di Dio.
  16. Compiamo un passo ulteriore. La garanzia che la Chiesa di oggi è la stessa di ieri, quella degli Apostoli, non può venire se non dalla “successione apostolica”; e ciò non può avvenire senza avere dei veri e autentici successori degli Apostoli. Essi sono, dopo i “dodici”, i garanti della fede, della rivelazione, dei Sacramenti di salvezza. Li chiamiamo Vescovi. Non c’è – e non ci può essere – nessun fondato dubbio circa la loro costituzione da parte degli Apostoli. Non mi inoltro in specificazioni di carattere storico; sarebbe nondimeno affascinante aprire un discorso sulla vita della Chiesa nei suoi primi secoli, sulle testimonianze dei primi successori degli Apostoli, dei Padri della Chiesa, dei primi Concili Ecumenici, e così via. Cerco semplicemente di sintetizzare quanto è indispensabile per giungere a un concetto non superficiale di infallibilità della Chiesa. Un concetto, per quanto possibile, completo, nella sua nozione e nel suo fondamento. Basta qui riaffermare la necessità di una successione apostolica e di avere dei sicuri successori degli Apostoli, dai quali dipende la continuità e l’identità della Chiesa di Cristo.
  17. Quanto si è detto a proposito degli Apostoli, si può ben dire, in modo analogo, anche dei loro successori, i Vescovi; ossia che la Chiesa è già tutta presente in essi, perché non è possibile diventare ed essere Chiesa se non nella loro stessa fede e se non nella celebrazione continuata che essi compiono dei Misteri della redenzione; non senza adesione al loro “insegnamento autentico”, (che trae fondamento dalla loro successione apostolica), non senza diventare partecipi della grazia che giunge dai sacramenti di salvezza, non senza formare con loro una comunione di fede e di vita soprannaturale.
  18. I Vescovi, ed essi soli, rappresentano e personificano la Chiesa e questa non può esistere se non in essi. Partendo da chiare affermazioni già di Sant’Ignazio d’Antiochia, esattamente uno dei primi successori degli Apostoli, si può giungere a coniare la seguente espressione: sine Episcopo Ecclesia non datur1, non è possibile esser Chiesa senza il Vescovo. Ne segue che quanto vien fatto al di fuori della comunione con il Vescovo, viene fatto al di fuori della Chiesa. Questa espressione del Vescovo martire antiocheno, che può sembrare a prima vista troppo forte, ci spinge a compiere un passo ulteriore, assolutamente necessario; ci muove a sviluppare una considerazione aggiuntiva, di fondamentale importanza,che amiamo legare attorno a un’altra ben nota espressione, usata da Sant’Ambrogio, il quale dice: ubi Petrus, ibi Ecclesia, dove è Pietro c’è la Chiesa. Possiamo ben dire, allora, che sine Petro non datur Ecclesia.
  19. Alla luce di queste verità, si possono formulare i seguenti principi:
  20. 1) Il singolo Vescovo rappresenta e personifica la Chiesa, nella misura in cui resta in comunione con il tutto, con la Chiesa universale, con l’universalità dei successori degli Apostoli.
  21. 2) I Vescovi non formano una comunione di fede e di vita soprannaturale se non nella misura in cui comunicano nella stessa fede apostolica e compiono le stesse azioni divine – sacramentali.
  22. 3) Il termine ultimo unificante, sul piano visibile, della comunione di fede e di grazia dei successori degli Apostoli, è il successore di Pietro, fondamento visibile dell’unità della Chiesa.
  23. 4) Al solo Pietro, infatti, pietra e fondamento della Chiesa di Cristo e al quale è affidata l’universalità del gregge, il Divino Maestro ha detto: “Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu… conferma i tuoi fratelli”(Lc. 22,32). Da quel momento la Fede di Pietro è diventata il fondamento della Fede di tutta la Chiesa, è la fede di tutta la Chiesa, ossia di tutti quelli che vogliono diventare ed essere Chiesa.
  24. Un tema importante sarebbe, ovviamente quello riguardante il “come” si diventa successori degli Apostoli. Quanto è stato detto, credo sia sufficiente per arrivare finalmente all’esposizione, più sommaria possibile, dell’infallibilità della Chiesa e nella Chiesa.
  25. La Infallibilità della Chiesa
  26. L infallibilità può essere definita come la prerogativa, o qualità, di non sbagliare, di non commettere errore sostanziale. Come si vede, la nozione è ben semplice.Ma ecco le questioni che subito sorgono e che debbono avere una risposta precisa:
  27. 1) Chi possiede tale prerogativa, o qualità, nella Chiesa.
  28. 2) A quali materie si estende tale prerogativa.
  29. 3) A quali condizioni si realizza.
  30. Al primo quesito occorre rispondere, richiamando quanto detto nella prima parte della conferenza, che soltanto i successori degli Apostoli godono di tale prerogativa nella Chiesa. Non può essere che così, altrimenti non avremmo oggi alcuna altra possibilità di raggiungere con certezza la verità della rivelazione. La garanzia che certe verità appartengono con sicurezza alla rivelazione non può provenire se non da una Traditio, da una trasmissione fedele. Anche la Sacra Scrittura potrebbe diventare realtà morta, o fonte di divisione, se non fosse possibile avere una sicura, attuale interpretazione, che non può essere che unica, perché la verità di Cristo è unica e immutabile. Una precisazione va posta: non si tratta di una attitudine a “creare” la verità bensì si tratta semplicemente di una capacità di trasmissione e di annunzio senza possibilità di errore. Si riferisce alla verità rivelata da Dio che non può in alcun modo essere mutata nel suo originale significato.
  31. Diventa così ovvia l’asserzione che coloro i quali godono della prerogativa dell’infallibilità – che possono esser detti, in altri termini, “l’autentico Magistero della Chiesa’’ – sono vincolati alla Sacra Scrittura; e alla Tradizione Apostolica; quest’ultime non possono venir meno nella vita della Chiesa, attraverso tutti i secoli. Diventa così anche assai facile la risposta al secondo quesito: la prerogativa dell’infallibilità si estende unicamente alle verità della rivelazione ed a quelle che con esse sono strettamente e inscindibilmente collegate. L’infallibilità non tocca l’ambito della ragione umana, delle realtà che sono di dominio della scienza umana. È vero talvolta che può diventare difficile distinguere esattamente che cosa appartiene al campo della fede e cosa appartiene al campo della scienza, ma il principio rimane, ed è appunto funzione del Magistero della Chiesa il saper indicare con certezza cosa appartiene alla sostanza della rivelazione; e questa prerogativa per mandato divino, per sacramentale capacità, per l’assistenza dello Spirito Santo.
  32. Rispondiamo, adesso, a quali condizioni si realizza l’infallibilità, che era la terza domanda postaci.
  33. 1) È necessario che sia esercitata nell’ ambito suo proprio; al di là delle materie di Fede e dei principi ricevuti dalla rivelazione – che debbono guidare l’uomo alla sua salvezza eterna – l’insegnamento e le dichiarazioni del Magistero Ecclesiastico posso avere anche valore e autorità, ma non possono dirsi sicuramente immuni da errore.
  34. 2) Bisogna che appaia con evidenza che Coloro che detengono tale prerogativa ne fanno davvero uso. Non sarà necessario che ciò sia affermato esplicitamente; basterà che sia chiaro che essi – in quanto Successori degli Apostoli – parlano ed insegnano come Maestri della Fede, nelle cose che riguardano il contenuto della rivelazione e tutto ciò che conduce l’uomo all’eterna salvezza.
  35. 3) Infine, deve essere chiaro che essi agiscono in comunione con la Tradizione Apostolica, che Essi agiscono in comunione con tutti i Successori degli Apostoli, presenti e passati.
  36. La Infallibilità del Successore di Pietro
  37. Adesso diventa essenziale e indispensabile un centro visibile di comunione, un punto determinante e ultimo di riferimento, per cui si possa stabilire in qual caso dei Vescovi, o certi gruppi di Vescovi, agiscono davvero in comunione con la Tradizione apostolica e in comunione con la Chiesa universale. La prerogativa dell’infallibilità non è propria di un singolo Vescovo, né di un gruppo particolare di Vescovi, ma dell’insieme del corpo episcopale, che succede al collegio apostolico. Ma non esiste corpo episcopale – inteso come realtà organica, coordinata e unita – se non in Pietro, fondamento di comunione e di unità, punto ultimo di riferimento, ultima realtà visibile unificante: non datur Ecclesia sine Petro. A questo punto non può meravigliare nessuno se dalla Chiesa Cattolica è annunciata come verità di fede, come verità appartenente alla divina rivelazione, che il successore di Pietro gode, in quanto tale e quando agisce come tale, della prerogativa dell’infallibilità; se così non fosse, non sarebbe il garante ultimo visibile della fede e della rivelazione. Questa verità non è frutto del Concilio Vaticano I, è parte della Tradizione della Chiesa, è parte della Rivelazione.
  38. Nei primi secoli della Chiesa, la Chiesa di Roma, già tutta presente nel Successore di Pietro e da lui personificata e rappresentata, era detta possedere il Carisma della Verità, oppure la Regula Fidei, oppure che essa manteneva incontaminata la Traditio Apostolica in materia di Fede e di Sacramenti e di fondamentale disciplina, per cui tutte le Chiese ad essa dovevano convergere per essere certe di essere in comunione con la chiesa apostolica. Ecco le parole del Concilio Vaticano I sulla infallibilità del successore di Pietro2:
“Per questo noi, aderendo fedelmente alla Tradizione accolta fin dall’inizio della fede cristiana, per la gloria di Dio, nostro salvatore, per l’esaltazione della religione cattolica e la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del santo concilio, insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che: il Vescovo di Roma, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica, che una dottrina in materia di fede o di morale deve essere ammessa da tutta la Chiesa, gode, per quell’assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto fosse dotata la sua Chiesa, quando definisce la dottrina riguardante la fede o la morale. Di conseguenza queste definizioni del Vescovo di Roma sono irreformabili per se stesse e non in virtù del consenso della Chiesa”.
  1. Se ne ricavano gli elementi che qua e là abbiamo già enunciato:
  2. – Il Vescovo di Roma è Infallibile:
  3. – Quale successore dell’Apostolo Pietro;
  4. – Per l’assistenza divina promessa a Pietro;
  5. – Nelle Verità circa la Fede e la morale, nelle verità rivelate che riguardano le cose di Dio e la salvezza dell’uomo;
  6. – Quando Egli agisce come successore di Pietro, come Pastore e Maestro di tutti i cristiani.
  7. Questa Infallibilità è l’Infallibilità della Chiesa e alla luce delle considerazioni fatte in precedenza, si può comprendere pure il significato dell’espressione che le definizioni sono “irreformabili per se stesse”, per il carisma particolare dato al successore di Pietro e non per il consenso della Chiesa. La Fede di Pietro è la fede della Chiesa e non si può essere Chiesa senza la Fede di Pietro e non si può essere Chiesa senza la fede del successore di Pietro, il Romano Pontefice. L’insegnamento del Successore di Pietro e di tutti i successori degli Apostoli forma, suscita e sostiene la fede della Chiesa, ne è elemento costitutivo. Essi la ricevono dalla Tradizione apostolica, sempre vissuta nella Chiesa di Roma e nella Chiesa universale. Il loro insegnamento non può dipendere dall’opinione dei fedeli, il cui consenso a tale insegnamento non può certo mancare, se si vuole essere e restare Chiesa.
  8. Sorge allora un’ulteriore questione, l’ultima che desidero affrontare, molto celermente: quella del Sensus Fidei, che è prerogativa di tutti coloro che appartengono alla Chiesa di Cristo. Talvolta si parla di esso come se si trattasse di una prerogativa di tutti i cristiani, con la quale sarebbero autorizzati a intervenire anche in materia di fede, per determinare esattamente qual è la fede della Chiesa. Ancora una volta occorre riferirsi a quanto ho ripetuto più volte, ossia che non si può essere Chiesa senza la fede apostolica, senza la fede di Pietro, senza la fede dei Successori degli Apostoli e, in maniera determinante e definitiva, del Successore dell’Apostolo Pietro. Allora diventa chiaro il significato del sensus fidei di tutti i fedeli. Si tratta, in verità, essenzialmente di una capacità soprannaturale, che i fedeli possiedono per dono dello Spirito, di accogliere e accettare il dono divino della Rivelazione in tutte le sue conseguenze e aderirvi con unanime sentire e di applicarlo, pure in tutte le sue conseguenze, alla realtà della vita. Il sensus fidei non può se non comprendere l’universalità dei fedeli (tutti quelli che sono veri fedeli) e abbraccia non solo la totalità dei membri della Chiesa del tempo presente, ma anche di quella del passato, di quella di tutti i tempi, a partire ovviamente dall’epoca apostolica. È una capacità che dice per sua natura relazione essenziale al Magistero della Chiesa; è una capacità che può essere perduta e che diminuisce di valore nella misura in cui non si accetta “toto corde et mente” la fede degli Apostoli e non la si vive fino alle ultime conseguenze. Tale capacità non ha nulla a che fare con il consenso dei cittadini richiesto nelle società civili, per avere una comune politica, o un comune governo, oppure delle norme vincolanti l’intera comunità. La Chiesa è una realtà soprannaturale costituita da Cristo, a cui è affidata la rivelazione e tutti i Misteri Soprannaturali necessari per la retta soluzione del destino ultimo ed eterno dell’uomo. Non possono applicarsi ad essa i modelli che troviamo realizzati nella società civile, organizzata nell’epoca moderna in base a continua discussione, a criteri di maggioranza, di votazioni e di gruppi di pressione, di opposizioni tra tendenze cosiddette “progressiste” o “conservatrici”. L’uomo non può costruire la verità e tanto meno quella rivelata da Dio; la deve ricercare e accogliere; la deve continuamente meditare per comprenderla meglio, ma sempre nella totale sottomissione a Dio e a tutto quello che Dio, nel suo infinito e inscrutabile disegno di creazione e di amore, ha voluto per la salvezza dell’uomo; a sua sola Gloria.
  9. Molti altri temi connessi con l’infallibilità della Chiesa e col suo Magistero sono stati tralasciati, come – ad esempio – la distinzione tra Magistero Ordinario e Straordinario; li affido alla vostra ricerca, alla vostra volontà di affrontarli.
Mons. Mario Oliveri

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