Il Cardinal Piacenza: “ogni confessore è un ministro della vita”

 

LETTERA DEL PENITENZIERE MAGGIORE AI PENITENZIERI DELLE BASILICHE ROMANE E A TUTTI I CONFESSORI IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE 2019

 

Carissimi Confratelli,

Siamo ministri della vita. Il Santo Natale del Signore è la “Festa della vita”, è la memoria attuale dell’Avvenimento più importante della storia; Avvenimento verso il quale tutta la storia converge e dal quale ha ricevuto pieno senso ed orientamento: la festa della vita è la festa dell’Incarnazione del Verbo. Il Padre ama l’uomo, sua creatura, fino al punto da inviare il Figlio, che assume un’integra natura umana creata, che si fa carne, partecipando interamente alla vicenda degli uomini: è quanto di più straordinario il cuore umano possa accogliere e, dopo duemila anni, continuiamo a stupirci di un amore tanto grande.

Dio si fa uomo per donarci la vita, ed ogni confessore è realmente un ministro della vita, soprattutto in questo tempo di Natale, nel quale, per grazia di Dio, in molti luoghi, ancora molti fedeli si accostano al sacramento della Riconciliazione.

La vita, quella guadagnataci da Cristo crocifisso e risorto, viene donata sacramentalmente, cioè realmente, all’uomo in ogni confessione.

È questa, in fondo, l’essenza stessa del cristianesimo: esso è un’opzione per la vita, contro il dominio del peccato e della morte. Il fedele che si accosta umilmente e con le debite disposizioni al sacramento della Riconciliazione, può dire con serena certezza: “Ho trovato la vita”!

In che cosa consiste questa vita che incontriamo nel sacramento?

Consiste nell’incontro con l’Amore.

Trovare la vita è trovare l’amore; l’amore misericordioso di Dio che perdona, crea e ri-crea sempre, spalancando l’uomo alla carità, secondo le parole del discepolo dell’amore: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli” (1Gv 3,14).

Chi ha trovato l’amore ha trovato la vita; l’incontro con l’amore è incontro con la vita. Per tale ragione, il Natale del Signore è per eccellenza la “Festa della vita” e, perciò, la festa dell’amore, dell’Amore fatto carne.

L’ascolto umile e fedele, attento e generoso delle confessioni sacramentali sia il tratto dominante di questi ultimi giorni della novena, che ci prepara alla grande solennità e, poi, dell’intero Tempo di Natale, nel quale, sempre e ancora, i fedeli continuano ad accostarsi al confessionale.

Siamo ministri della vita, ministri della misericordia, ministri dell’unico amore che, ancora e sempre, si dona a noi perché noi possiamo aprirci a Lui. È un amore che consola, che crea, che rinnova, che introduce nella Vita vera.

Tra le varie caratteristiche che il buon confessore non deve mai trascurare di avere, è da sottolineare, innanzitutto, l’attenzione nell’ascolto. Una sola parola, il tono della voce, una sfumatura, un cenno indiretto, possono svelare i segreti dell’anima e permettere il giusto consiglio, la giusta parola, l’autentica indicazione di percorso. Al contrario, parole avventate o disattente possono bloccare, anche per anni, una coscienza che fatica ad aprirsi a Dio. La delicatezza non è mai troppa!

Altra caratteristica indispensabile è la prudenza nel giudizio. Il penitente non sempre può portare il peso di tutto quanto gli si vuole dire nel breve colloquio della confessione. È necessario essere estremamente prudenti, per non scoraggiare nel cammino di fede o nella lotta contro il peccato, e per introdurre sempre in quella gioia della vita, che il sacramento della Riconciliazione è chiamato continuamente a ridonare.

Un ultimo tratto, che sarebbe sempre bene custodire, è quello della gioia.

Il sacramento della Riconciliazione dovrebbe sempre essere, per tutti, sia ministri sia penitenti, una “Festa della fede”: un momento di lieta celebrazione della rinnovata comunione con Dio e con la Chiesa.

Siamo ministri della vita, ministri della gioia, ministri della libertà, nella consapevolezza che la Grazia del sacramento non è opposta alla libertà, ma, al contrario, la libertà è figlia della Grazia: un uomo che cercasse sempre solo se stesso, perderebbe se stesso e perderebbe la vita. L’uomo che, invece, dimentica se stesso non cerca la propria vita, ma si mette, senza paura, a disposizione dell’amore, trova Dio e trova se stesso, in una libertà che solo la fede e la grazia sono capaci di donare.

Siamo così ministri della vita.

Offriamo generosamente il nostro servizio e domandiamo alla Beata Vergine Maria, Madre del Verbo incarnato e perciò madre di misericordia, di accompagnare il nostro ascolto attento, prudente e gioioso, perché a tutti i fratelli, sempre e ancora, sia donata la vita. Auguri di fruttuoso ministero e Santo Natale del Signore a tutti. E grazie per il vostro indispensabile, preziosissimo ministero!

Mauro Card. Piacenza
Penitenziere Maggiore

 

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