Giuliva Di Berardino sulle 4 invocazioni che iniziano con “beati”

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno

Versione audio

Versione testuale

IL VANGELO DEL GIORNO: mercoledì 11 settembre 2019

Il vangelo di oggi ci presenta un discorso di Gesù composto da quattro invocazioni che iniziano con l’aggettivo: “beati”, seguite da quattro invocazioni che potremmo chiamare “di avvertimento” che iniziano con l’espressione: “guai”. Non è solo una questione di stile, anche se davvero Luca, autore di questo brano, è uno degli evangelisti che cura meglio lo stile dei testi che scrive, ma possiamo cogliere in questa costruzione equilibrata e simmetrica, un valore più profondo, vista la corrispondenza tra: Beati voi poveri / Guai a voi ricchi; Beati voi che avete fame / Guai a voi che siete sazi; Beati voi che piangete / Guai a voi che ridete; Beati voi quando vi odieranno / Guai a voi quando diranno tutti bene di voi. Ci si muove tra due opposti, ma c’è un elemento che resta inalterato: il pronome “voi”. Siamo noi, i discepoli, quelli che ascoltano le parole del Maestro, a scegliere da che parte stare. E quì vediamo che Gesù, da vero rabbino, insegna che, in fondo, esistono due modi di percepire la vita, di farla nostra: un modo che ci dona felicità e un modo che ci permette di vivere il suo contrario, cioè la tristezza della condanna. Si tratta di un discorso semplice, accessibile, capace di arrivare dritto al cuore di chi lo ascolta. Infatti il testo racconta che Gesù “alza gli occhi verso i discepoli”, cioè li guarda negli occhi. Gesù, con questo discorso, in realtà, non dice solo delle belle parole, ma fissa un atto di fiducia verso chi lo segue. Per questo “alza gli occhi verso i discepoli”! Quando diciamo a qualcuno “guardami negli occhi quando mi parli!”, di fatto usiamo un’espressione che vuol dire “sii sincero con me, non mi metire! ti dico la verità, anche tu fa lo stesso con me!”. Ecco, attraverso questo particolare atteggiamento del suo corpo, Gesù comunica ciò che ha più a cuore: la libertà di chi lo segue, la loro autonoma e consapevole scelta di chi lo segue, di uscire dalla condanna di sentirsi lontani da Dio. Gesù ci insegna a vivere la gioia di sentirsi amati, vivendo nell’atteggiamento di umiltà, per cui l’essere umano si sente colmato di ogni bene e di ogni attenzione da Dio senza aspettarsi nulla dagli altri, sapendo che Dio è la ricompensa di chi ama. Quello che invece ci mette in una profonda tristezza è il fatto di sentirsi lontani da Dio, perché più  ci si sente lontani da Dio, più si cade nell’illusione di sentirsi amati dagli altri. Questo non ci fa stare bene perché ci mette in atteggiamento di pretendere l’amore dall’altro, senza donare nulla di sè, e quindi senza fare nessun sacrificio. Questo non è amore, e quindi non è felicità. Ecco allora cosa oggi Gesù ci consegna guardandoci negli occhi, dicendoci la verità: se ami davvero, anche se sperimenti la fatica e il sacrificio, riceverai gioia e beatitudine. Se invece vivi e ricerchi l’appagamento dei tuoi bisogni personali, se gestisci la tua vita senza sperimentare nessuna fatica, nessuna rinuncia per amore di qualcuno, il Vangelo oggi ti mostra che sei nell’illusione e non stai amando veramente. Allora ringaziamo Dio che ci viene a illuminare il cuore e la mente con la luce che emanava dagli occhi di Gesù. Che questa luce penetri nei nostri cuori e illumini il profondo della nostra coscienza perché possiamo accogliere la gioia dell’amore vero, e spazzare via ogni illusione che ci allontana dalla felicità che Gesù desidera per noi. Oggi, dunque, esaminiamo il cuore e mediatiamo queste parole di Gesù!

Lc 6, 20-26

In quel tempo, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti”.

Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici.

La teologa Di Berardino gestito la pagina YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g

Per contattarla scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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