Giuliva Di Berardino sull’accesso alla vita intima, profonda, più vera di Gesù

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.
Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 10 Maggio 2019

Col Vangelo di oggi siamo giunti quasi al termine del grande Discorso sul Pane di Vita che Gesù fa nella sinagoga di Cafarnao. Il discorso finisce, ma il Vangelo ci mostra che in realtà una vera fine a questo discorso non c’è. Quello del pane della vita infatti non è stato un discorso come magari altri che Gesù ha fatto, non è solo un semplice discorso che lascia delle piste di riflessione. No! Quello che abbiamo ascoltato in questi giorni, oggi lo vediamo, è una vera e propria provocazione che ha generato una forte polemica in quella sinagoga, quel giorno. La grande questione che il discorso ha provocato negli ascoltatori è stata: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” A questa domanda, come ascolteremo, segue la risposta di Gesù “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.” Come abbiamo già considerato ieri, Gesù sta dicendo che mangiare la sua carne e bere il suo sangue, significa fare Pasqua, entrare nella nuova vita. Per gli ascoltatori di Gesù in quel giorno, tutti ebrei, era evidente che mangiare le carni dell’agnello significasse entrare in comunione con la vittima offerta a Dio in sacrificio, per avere la sua vita. Sapevano che bere il sangue di Gesù significava nel mondo biblico  assimilare lo stesso modo di vivere di Gesù. La risposta di Gesù che oggi riceviamo da questo testo del Vangelo, allora, ci mostra che la vita che conduciamo nel nostro quotidiano, con tutte le gioie, i dolori, le soddisfazioni e le difficoltà, acquista una dimensione diversa da quella che possiamo pensare. Della vita noi percepiamo solo la parte che possiamo recepire e interiorizzare, ma la vita in sé trova il suo senso oltre noi stessi, un oltre che possiamo ritrovare nel profondo, nell’intimo. Nei gesti semplici della celebrazione eucaristica, che, di fatto, ripropongono quelli del Signore Gesù che ha dato il suo corpo come cibo e il suo sangue come bevanda ai suoi discepoli nel corso della cena pasquale, troviamo l’accesso alla vita intima, profonda, più vera di Gesù. Per questo la fede cattolica ci porta a credere che quando riceviamo il corpo di Cristo in noi, siamo in comunione intima con Gesù, una comunione che, più ci unisce a Gesù, più ci unisce tra cristiani. San Paolo l’aveva capito! Lui ci dice ” anche se in molti siamo un solo corpo, perché mangiamo un solo pane”. Allora oggi preghiamo che questo tempo pasquale faccia rifiorire in noi la gioia di poterci nutrire di Cristo in comunione con tutti i fratelli cristiani, ma anche con tutti coloro che vivono con noi e che camminano, come noi, sulle strade delle nostre città. Preghiamo che possiamo incontrarci tutti alla mensa del Signore, per gustare insieme la vita che Gesù ci comunica nel profondo. Ascoltiamo il Vangelo:

Gv 6, 52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.
Per contattare la teologa Di Berardino scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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