Giuliva Di Berardino sulla prima basilica ad essere dedicata a Cristo Salvatore

 

Il VANGELO DEL GIORNO: sabato 9 novembre 

Dedicazione della Basilica Lateranense e Santa Elisabetta della Trinità 

Oggi è la festa liturgica della dedicazione della Basilica Lateranense che fu la prima basilica ad essere dedicata a Cristo Salvatore dall’imperatore Costantino, poi dedicata a San Giovanni e detta ancora oggi “San Giovanni in Laterano”. In epoca terdo-imperiale romana, la basilica, infatti, era il luogo in cui si svolgevano i processi, una specie di truibunale pubblico. Fu solo dopo la dedicazione di questa basilica che si avviò il fenomeno per cui oggi col termine basilica si intende una grande chiesa in cui poter svolgere culti ufficiali di una certa importanza. La Chiesa di San Giovanni in Laterano porta anche il nome di “Mater Ecclesiae “, cioè la chiesa madre di tutte le altre chiese dedicate in seguito nel corso della storia. Il Vangelo di oggi, allora, ci offre una vera e propria riflessione sul valore di questa dedicazione, in particolare sul ruolo materno che la Chiesa di Roma, del Laterano, assume verso tutte le chiese del mondo. Ci troviamo nel tempio di Gerusalemme, quando Gesù si imbatte nei mercati e negli affari di commercio permesso dalle autorità religiose e dal sommo sacerdote negli atri del tempio, per fare concorrenza al mercato gestito dal Sinedrio nei pressi del Cedron. Gesù di fronte a questo commercio   si erge in modo inatteso: la prende come una profanazione, e Lui, il Maestro della tenerezza e dell’accoglienza, appare come il fustigatore dei vizi e delle corruzioni, esattamente in linea con la tradizione profetica che predica la vanità culto esteriore fatto di sacrifici di animali e basato solo su interessi personali, tutte pratiche che Dio non gradisce. Ma questo tema era già nella tradizione profetica. Quello che c’è di nuovo e di importante per noi oggi, per comprendere e cogliere il valore di questa festa liturgica, è che Gesù parla del tempio come della casa del Padre suo. C’è una relazione tra il Padre, la casa, e quindi il tempio, e Gesù. Innanzi tutto Gesù chiama il tempio col termine “casa“, che ci fa cogliere un qualcosa di intimo, ci fa cogliere il valore di un posto in cui si creano relazioni di alto valore affettivo. E Gesù definisce la casa del Padre, come casa del Padre Suo! Questo ci fa capire che la casa del Padre di Gesù può essere anche la nostra solo se si entra in qualche modo in amicizia con Gesù. Ecco allora il valore della dedicazione di questa prima basilica, così come di tutte le chiese in cui si celebri un culto: riunirsi come Corpo di Cristo, amici di Gesù, parte di Gesù, per entrare in profonda comunione con Dio Padre e permettere a tutti di entrare in questa vita di relazione e di amore con Dio, in modo che la comunità dei credenti diventi madre! Ed è grazie alla Risurrezione di Gesù che  accediamo alla vera paternità di Dio, per mezzo della maternità della Chiesa. Comprendiamo allora che ciascuno di noi è in relazione con il tempio di Dio in modo profondo, intimo! Per questo San Paolo può dire ai Corinti “non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?” Quando tutto di noi vive nella comunione con Dio, allora diventiamo noi stessi tempio di Dio. Ma questa è una grazia da chiedere al Signore oggi! Chiediamo che ci faccia cogliere almeno un pò la bellezza di questa intimità che ci fa tempio vivo di Dio, Chiesa Madre, Comunione perfetta! Preghiamo con le parole della santa che viene ricordata oggi, proprio insieme alla festa della dedicazione della Basilica lateranense, che è Santa Elisabetta della Trinità, una monaca carmelitana che è diventata santa meditando con la vita la bellezza e la profontità della divina relazione di Dio Trinità. Allora iniziamo questo giorno con la festa nel cuore e con questa meravigliosa preghiera: “Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per fissarmi in Te, immobile e tranquilla come se la mia anima fosse già nell’eternità. Niente possa turbare la mia pace ne trarmi fuori di Te, o mio immutabile; ma che ogni istante mi immerga sempre più nella tua profondità del tuo mistero. Pacifica l’anima mia, rendila tua cielo, tua dimora prediletta e luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai solo, ma ti sia presente, con fede viva, immersa nell’adorazione, piamente abbandonata alla tua azione creatrice.” E ascoltiamo le parole del Vangelo:

Gv 2,13-22 

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

 

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