Giuliva Di Berardino spiega perché nella Bibbia il digiuno è una forma di penitenza che aiuta la conversione

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.

Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 8 Marzo 2019

Il vangelo di oggi concentra la sua attenzione sul digiuno, che è un’usanza molto antica, praticata in tutte le religioni e tutte le culture. Nel digiuno e nell’astinenza alle carni, che appunto sono pratiche universali, si pone al centro dell’esistenza il cibo, che è di fatto il sostentamento necessario per restare in vita. La pratica religiosa umana da sempre ha visto il digiuno e l’astinenza come pratiche necessarie all’essere umano per controllare l’istinto, per dominarsi di fronte alla natura e alle altre persone. Il digiuno e l’astinenza dimostrano alla persona che è in grado di amministrare con equilibrio e controllo di sé ciò che lo ricorda, rispettando la natura e le persone come un dono. Per questo, nelle religioni orientali, il digiuno è praticato per raggiungere la libertà di mente. Per i musulmani, che hanno il digiuno nel mese di Ramadan, durante il quale non mangiano, né bevono, fino allo spuntar del sole, il digiuno è un’azione di giustizia verso i poveri, che sono obbligati al digiuno tutto l’anno e raramente mangiano la carne. Nella Bibbia il digiuno è una forma specifica di penitenza che aiuta la persona a giungere alla conversione. I Vangeli ci confermano che Gesù abbia praticato il digiuno per quaranta giorni nel deserto, e questo fatto fa sì che i cristiani oggi pratichino il digiuno e l’astinenza durante il tempo Quaresima. Eppure, come ci mostra oggi il Vangelo, Gesù non insiste tanto sul tema del digiuno con i discepoli: li lascia liberi di digiunare o no. E non era così per i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei: loro erano obbligati a digiunare, per questo i seguaci di Gesù perdevano di credibilità, a causa dell’esercizio della libertà a cui Gesù portava e alla conseguente assenza di giudizio lì dove questa pratica non era osservata. Ma a cosa è dovuta questa libertà che permette ai discepoli di Gesù di essere esonerati dal digiuno? Gesù dona una spiegazione, affermando che il digiuno ha a che fare con la sua assenza e la sua morte. Chi lo vive sceglie di mettersi in una condizione di assenza per accogliere una vita diversa da quella presente, sceglie di mettersi in una prospettiva di fede, che qualifica la vita in relazione alle nozze eterne, dove lo sposo non sarà più tolto. Ecco allora che il digiuno quaresimale ha un grande valore per la fede cristiana: esso immette nella nostra vita quotidiana una forza vitale che spinge la persona a dare la propria vita per poterla possedere in Dio.  L’impegno del digiuno quaresimale è allora come un viaggio senza ritorno, ci offre la possibilità di perdere un pò di cibo, un pò di sostegno per la nostra vita, per andare avanti nella fede, sapendo che un giorno ci ritroveremo tra le mani tutto ciò che abbiamo donato in piena libertà.

Mt 9, 14-15

In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.

 

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”..

 

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