Giuliva Di Berardino spiega la scelta dei 12 da parte di Gesù

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno

Versione audio

Versione testuale

IL VANGELO DEL GIORNO: martedì 10 settembre 2019

Il vangelo di oggi racconta la scelta dei dodici da parte di Gesù e la conseguente fecondità del suo ministero, che, come leggiamo nel testo, sconfinava dalla Giudea verso i popoli pagani, o in qualche modo commisti al paganesimo, non per una questione strategica di tipo gestionale o manageriale delle forze che Gesù gestisce, ma per una sola ragione fondamentale: la preghiera. Una preghiera forte, quella di Gesù, di cui il Vangelo oggi ci mostra le caratteristiche e che vogliamo analizzare insieme. Innanzi tutto si legge: “se ne andò sulla montagna”: Gesù decide di allontanarsi, di andare verso l’alto. La preghiera, come ci insegna anche Santa Teresa d’Avila, dottore della Chiesa, maestra di orazione, è soprattutto una decisione. Vivere da cristiani significa scegliere di mantenere viva una relazione, quella con Dio. Se non siamo decisi a dare un tempo a Dio durante la giornata, per mantenere viva questa relazione, non viviamo una vita da cristiani, perché non viviamo da figli di Dio. Se pensiamo che la preghiera ci venga sempre naturale, siamo nell’illusione: per pregare bisogna scegliere, bisogna rinunciare a un impegno per prendersi un tempo per Dio, piccolo, breve, ma costante. Leggiamo anche che Gesù “se ne andò sulla montagna a pregare”, cioè si sceglie di prendersi un tempo per Dio non per fuggire dalle responsabilità o dalle persone che ci ostacolano, al contario! Ci si prende un tempo, con Dio, per portare queste relazioni difficili con sé e dare loro un posto nel proprio cuore. Relazione, quindi che  non può più determinare la nostra coscienza, ma, poste davanti a Dio, si aspetta che Lui ci formi il cuore perché possiamo arrivare ad amarle. Si sceglie di pregare, come ha fatto Gesù, per ampliare la nostra capacità di amare, non per fuggire dalla realtà! Infatti è scritto che Gesù “passò la notte in orazione”, perchè se si deve scegliere un tempo, è importante sceglierlo secondo la logica di Dio, non secondo la nostra! Gesù sceglie il tempo del buio e delle tenebre, il tempo in cui non si può vedere, non ci si può muovere, non si può capire niente. Perché? Perché questo è il tempo della fede, in cui anche il buio e le tenebre diventano luogo in cui stare, in cui poter ampliare la capacità di amare. E’ un tempo di trasformazione, in cui Dio opera, non noi! Quando non riusciamo a capire, non riusciamo a progettare, è quello il tempo giusto per andare davanti a Dio e gettare nel Suo cuore, sull’altare, le persone, le situazioni, le questioni, i progetti che non riusciamo più a gestire, a comprendere, a capire. Così ha fatto Gesù: pregò di notte, prima di scegliere i suoi collaboratori. Il santo che oggi ricordiamo, San Nicola da Tolentino, monaco dell’ordine di sant’Agostino, viene ricordato come un  grande uomo di preghiera. Faceva otto-dieci ore di preghiera al giorno, tanti digiuni, eppure le sue parole spargevano il sorriso. Molti venivano da lontano a confessarsi da lui, e andavano via con il cuore leggero e raggiante di gioia. Una volta, in viaggio tra Sant’Angelo e Tolentino, trovandosi in ritardo, il santo impose le mani è fermò il sole, infatti santo viene raffigurato con il sole in mano. Ma anche soprattutto dalla radiosità della preghiera che abitava nel suo cuore. Quanta potenza di preghiera in un uomo che ha scelto Dio prima di ogni cosa! E’ così: quando viviamo la preghiera, siamo al sicuro da ogni male, perché siamo certi che le nostre scelte e i nostri progetti sono gettati nel cuore di Gesù, generati e benedetti dall’amore di Dio.

Lc 6, 12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidóne, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici.

La teologa Di Berardino gestito la pagina YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g

Per contattarla scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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