Giuliva Di Berardino spiega cosa vuol dire l’appellativo “Figlio dell’uomo” che Gesù dona a se stesso

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.

Ecco l’audio

Ecco il testo

S.s Pertetua e Felicita

Oggi siamo nel tempo della Quaresima e la liturgia ci offre delle letture proprie del tempo di Quaresima per guidarci in questo percorso di conversione e di penitenza, fino al giorno di Pasqua. Il Vangelo di oggi è breve, conciso e chiaro e ci immerge nel mistero della Pasqua, che non è solo la risurrezione di Gesù, ma include la passione e la morte del Signore. Nel leggere queste poche righe del Vangelo dovremmo commuoverci per quanto è lapidario: Gesù compie la sua missione salvifica su questa terra come Figlio dell’uomo. L’appellativo di Figlio dell’uomo che quì Gesù dona a se stesso, è, nella tradizione profetica ebraica, un titolo del Messia  che, secondo la profezia del profeta Daniele, dovrà discende dalle nubi del cielo con potenza, alla fine dei tempi. Ecco, Gesù oggi, nel Vangelo, ci conferma la sua identità messianica, unendo alla linea apocalittica del profeta Daniele, la profezia del servo sofferente di Isaia. In pratica Gesù dichiara ai suoi amici che la sua chiamata messianica è nella salvezza dell’umanità, che, perciò non può che attraversare il dolore e la sofferenza, perché solo il mistero del dolore, della sofferenza, della morte gli permettono davvero di vivere una comunione profonda e salvifica con noi. Così la Sua Pasqua diventa anche la nostra Pasqua! La sua croce, che è gloriosa, diventa la nostra croce! In questa unione di fede e di gloria, possiamo vivere nella pace nonostante il dolore e la sofferenza,perché, quando Gesù prende il nostro dolore e la nostra morte, noi prendiamo Lui, proprio nel nostro dolore e nella nostra morte! La liturgia oggi ci propone di ricordare due sante martiri che ci mostrano come la comunione profonda nella fede con Gesù e la sua sofferenza, ci rende testimoni fino al dono della vita. Ricordiamo allora Perpetua di 22 anni, sposata e madre di un bambino, e Felicita, di qualche anno più giovane, figlia dei servi di Perpetua, che era in gravidanza avanzata. Con loro, altri catecumeni vennero quel giorno condannati a morte perché volevano farsi cristiani e stavano terminando il periodo di preparazione per il battesimo. La loro testimonianza è raccolta in un testo intitolato «Passione di Perpetua e Felicita», scritta nell’anno 203, a Cartagine, Africa del Nord, con queste parole: “procedendo dal carcere verso l’anfiteatro, per essere sbranate dalle bestie feroci, le sante con i loro piccoli bambini erano liete in volto, radiose, come se andassero in cielo”. Ecco, allora, iniziamo questa Quaresima mettendoci in ascolto di noi stessi e del Vangelo per ricercare il senso ultimo e profondo della nostra vita: Gesù ci invita a seguirlo, Perpetua e Felicita ci mostrano la loro gioia nel vivere il dono della loro vita unendosi nella fede a Gesù. E noi? Cosa possiamo fare? Non lasciamoci disperdere! Ascoltiamo e meditiamo questo breve brano del Vangelo che tanto ha da insegnarci, nel silenzio del cuore.

Lc 9, 22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”. E, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.

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