Giuliva Di Berardino spiega come Gesù, il Figlio di Dio è vicino a sofferenti e malati

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.
Ecco l’audio

Ecco il testo

B.V.Maria di Lourdes
Mc 6, 53-56

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genesaret. Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci gli ammalati, dovunque udivano che si trovasse. E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.

Toccare Gesù. Toccare Gesù è accedere alla salvezza, è sperimentare la guarigione. Il tocco è un gesto silenzioso, delicato, eppure è molto forte, perchè è capace di mettere in relazione due persone, due vite, due storie e, come in questo caso, due mondi completamente diversi: Gesù, il Figlio di Dio, e i sofferenti, i malati. Nella società antica essere malato significava subire un castigo divino. Per alcune malattie contagiose si veniva anche allontanati dai propri cari, mentre, per altri generi di malattie,  si veniva comunque allontanati dalla società. Molti malati vivevano per le strade e non potevano riscattarsi da quello stato in nessun modo. Insomma, questa folla che insegue Gesù tra villaggi, città, campagne, era veramente disperata! Gesù era l’unica speranza. Potremmo dire che oggi è tutto il contrario! Abbiamo tutti più o meno la possibilità di uscire da certe situazioni, se lo vogliamo. Però in fondo questa folla ci assomiglia: anche noi, nonostante il benessere che abbiamo, i grandi mezzi tecnologici che utilizziamo, anche noi, come quella folla di 2019 anni fa, soffriamo. Il dolore umano non ha tempo: la malattia, la morte, il male, ci mette tutti in condizione di dover allungare la mano per toccare almeno la frangia del mantello di Gesù. E probabilmente il manto di cui si parla in questo testo, visto che si dice fornito di frange non doveva essere un manto comune, ma un Tallit. Il Tallit per gli ebrei è un oggetto sacro, è il manto della preghiera, che l’uomo ebreo indossa lasciando cadere le frange, ad indicare la cura e la protezione che Dio ha per l’uomo. Lo indossa solo l’uomo, perché la donna protegge e cura la vita già per condizione naturale, nel suo corpo, mentre l’uomo lo indossa perché deve ricordare che la protezione e la cura gli vengono da Dio che, come una madre, lo rende forte per poter custodire e proteggere la vita. Allora toccare il tallit di Gesù significa cercare un contatto particolare con Dio, riconoscendo che solo Dio protegge, cura, custodisce la nostra vita in modo amorevole. E se oggi la liturgia cattolica ci propone la memoria della Beata Vergine Maria apparsa a Lourdes, è perché la fede cattolica crede che Dio concede anche alla Madonna un ruolo importante. Lei ci mette in un contatto tutto speciale con la  tenerezza di Dio e con la Sua  amorevole cura verso i malati.  Affidiamo allora a Maria tutti i malati delle nostre famiglie e quelli che portiamo nel cuore, tutti quelli che assistono i malati e vivono situazioni piene di dolore, affidiamo anche le tante malattie spirituali e morali che oggi si diffondono nella nostra società, le numerose persone che soffrono nel silenzio, nella solitudine, restando invisibili agli occhi degli uomini. Maria ci aiuterà, lei ci porterà a toccare il tallit di Gesù, e anche noi, oggi, come quella folla, noi lo crediamo,  saremo guariti. Buona giornata!

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.

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