Giuliva Di Berardino spiega come Gesù entra nella nostra esistenza

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno
giovedì 5 settembre 2019

Versione audio

Versione testuale

Il vangelo di oggi racconta l’episodio della pesca miracolosa. Gesù insegna dalla barca di Simone, che poi, lo sappiamo tutti, sarà chiamato Pietro e sarà riconosciuto come “punto di appoggio”, secondo uno dei significati della parola kefas, petra, per tutti i discepoli del Signore. Intuiamo dal testo che sicuramente Simone doveva essere in capo nel team dei pescatori di Cafarnao. Infatti si dice che i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, erano suoi soci. Inoltre si capisce che Simone non era solo sulla barca e che, quando si trovò a pescare l’enorme quantità inattesa di pesci, in pieno giorno, chiamò altre due barche e loro corsero in aiuto di Simone. Questo particolare non è da poco! Ci mostra che, quando Gesù entra nella nostra esistenza, le nostre capacità umane vengono potenziate, ma non per aumentare il prestigio e la carriera: al contrario! perché diventino servizio, dono, per tanti altri. E quì lo vediamo bene: Simone, dopo questa pesca miracolosa perché completamente fuori da ogni aspettativa e da ogni logica umana, viene traformato da capo dell’impresa ittica di Cafarnao, a “pescatore di uomini”. Ma come avviene questa  trasformazione? Simone sapeva bene, da buon pescatore, che la pesca si fa di notte e quella pesca era stata infruttuosa. Punto! Non c’era niente da fare. Simone sa, da esperto, da professionista, che quello che chiede Gesù non è logico, però, non si sa perché, sceglie di fidarsi della parola del carpentiere di Nazarteh che viene ad insegnare a lui, pescatore di professione, il suo mestiere. Forse quelle parole di Gesù “prendi il largo” dovevano aver risuscitato quella speranza ormai sparita dal suo cuore di potercela fare ancora. La tenerezza, la dolcezza di quel comando di Gesù, quelle parole piene di speranza, hanno penetrato il cuore di Simone quel giorno e Simone riceve la grazia di abbandonarsi a Gesù. Abbandona tutto il prestigio umano che si era costruito nella vita col suo lavoro fino ad allora. Rischia la derisione, l’ennesimo insuccesso, il fallimento. Ma è stato questo atto di abbandono, di consegna di tutto nelle mani di Gesù, che ha fatto moltiplicare il frutto delle sue fatiche. Dio non ha bisogno dei nostri titoli, dei nostri risultati, dei nostri successi. Al contrario! Lui aspetta che gli diamo il permesso di guidarci, di prenderci per mano e camminare con Lui, perché Gesù desidera per noi la pienezza della vita e della gioia per renderci tutti, come ha fatto con Pietro, pescatori di uomini, fari luminosi che indicano la via di Dio per tante persone che camminano nelle tenebre. Madre Teresa di Calcutta, che oggi ricordiamo nella liturgia della Chiesa, diceva: “Dio non pretende da me che abbia successo, Dio mi chiede solo di essere fedele a Lui”. Ecco, dunque, oggi restiamo fedeli a questo invito che Gesù fa nel Vangelo a Pietro e a tutti noi: “prendi il largo”, cioé “và oltre quello che pensi di te, degli altri, di Dio! Abbi il coraggio di andare oltre e di restare fedele a quello che Dio ti chiede!”

Lc 5, 1-11

In quel tempo, mentre la folla faceva ressa intorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio, egli vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici.

La teologa Di Berardino gestito la pagina YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g

Per contattarla scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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