Giuliva Di Berardino spiega come Gesù decide di rivelare la sua identità

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.

Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: giovedì 11 Aprile 2019

Nel Vangelo di oggi, Gesù, dopo aver compiuto segni e prodigi che non hanno toccato il cuore dei colti e religiosi giudei, decide si rivelare la sua identità in modo che possano almeno mettersi in questione e cominciare a pensare, a riflettere, ad ascoltare. Ma essi non capiscono, continuano a non capire. La prima frase che li destabilizza è questa: “Chi osserva la mia parola, non conoscerà mai la morte!”. Quanto è scandaloso l’amore di Gesù! Dico che è scandaloso nel senso etimologico del termine scandalo, che indica proprio qualcosa su cui inciampiamo, qualcosa per cui siamo portati a cadere. Ed è così: di fronte all’amore di Gesù, alle sue parole e all’offerta totale del suo corpo martoriato sulla croce, non abbiamo nessuna spiegazione. Davanti a questo grande mistero d’amore la nostra ragione viene scandalizzata e non possiamo capire umanamente. Solo se riceviamo il dono della fede, dono di luce all’intelletto, possiamo cogliere Dio nelle contraddizioni e perfino negli oltraggi, o nelle avversità. Occorre la fede, dono di Gesù e dello Spirito Santo, la fede che è un affidarsi pienamente a Dio, fiducia incondizionata nel Padre. Occorre sentirsi figli di Dio, come Gesù, che, accusato e non capito, non può che fare riferimento al Padre, alla Sua relazione unica con Lui, alla quale unisce ciascuno di noi. Eppure ancora oggi per molti, forse nostri parenti e cari amici, non capiscono il senso di questa relazione intima con Dio che Gesù è venuto a donarci. E Gesù insiste con questi sapienti, perché desidera che quei sapienti, religiosi e osservanti, possano aprirsi al dialogo sincero, all’ascolto libero da compromessi. Così arriva a formulare una grande affermazione: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, IO SONO”. Gesù, Verbo eterno del Padre, si appropria del nome di Dio per presentarsi apertamente a chi non sa accoglierlo. Manifesta la sua identità, appropriandosi del nome che ha Dio ha rivelato a Mosè: il Nome che ha fatto storia con Israele, il Nome che però è anche il centro di tutta la storia umana. Ancora oggi gli Ebrei chiamano Dio Ha Shem, il Nome! Ecco allora che il Vangelo ci dona speranza oggi: quando un essere umano chiude il cuore e la mente allo scandalo di un Dio che si fa vicino, non è il caso di innervosirsi, nè di scoraggiarsi perché Gesù si rivela Lui stesso ai cuori. Quando? Quando saranno pronti, non secondo i nostri schemi o i nostri giudizi, ma secondo il Suo tempo, che è sempre un tempo opportuno. Anche a noi, oggi Gesù si rivela, affinché noi stessi e tanti attraverso di noi, nel corso di questa nuova giornata, possiamo riconoscere nel profondo di noi stessi, che solo Dio è, che solo Dio si fa davvero presente e ci sostiene. La nostra bravura, la nostra intelligenza ci serve a conoscere il mondo e poter cogliere la Sua presenza d’amore vicino a noi, ad accettare lo scandalo della ragione per aprire noi stessi, e chi ci incontra, alla conoscenza di Dio, senza   alimentare i nostri comodi e le nostre tasche. Ricordiamolo: se Dio è, vuol dire che noi siamo, ma solo se restiamo uniti a Lui, Figlio Unigenito del Padre.

Gv 8, 51-59

In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”. Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘‘Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte’’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?”. Rispose Gesù: “Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘‘È nostro Dio!’’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”. Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?” Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.

Per contattare la teologa Di Berardino scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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