Giuliva Di Berardino: “L’amore richiesto da Gesù non è semplicemente affetto ma è dare la vita!”

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.

Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 7 Giugno 2019

Nel brano del Vangelo di oggi, a pochi giorni dalla festa di Pentecoste, siamo chiamati a considerare come Gesù ci chiama ad amare e come la qualità di questo amore sia da considerare un dono offerto, ricevuto e a sua volta riconsegnato alla comunità dei credenti, alla Chiesa. Ed è lo Spirito Santo, che tra pochi giorni festeggeremo, l’artefice di questo movimento d’amore, di questa circolazione di tenerezza che ci mette in relazione, a partire dall’amore stesso di Gesù, un amore che ci chiama ad essere dono l’uno per l’altro, un amore come quello di un pastore che ama le pecorelle, le protegge, le custodisce. In questo testo del Vangelo di Giovanni, ci troviamo davanti a un dialogo pieno di affetto i cui protagonisti sono il Risorto e Pietro, l’amico che ha amaramente pianto il suo tradimento, in quel mattino in cui Gesù fu mandato a morte. E troviamo Pietro che viene interrogato per tre volte, così come rinnegò il suo Signore per tre volte. Il Risorto vuole riscattare la qualità del suo amore. Non chiedendo impegni o sacrifici di riparazione, ma chiedendo amore! E quì Pietro capisce, così come oggi anche noi possiamo capire, che l’amore richiesto da Gesù non è semplicemente affetto, ma è dare la vita! E le parole di Gesù ci illuminano proprio sulla verità dell’amore: “un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi“, dice Gesù a Pietro, profetizzandogli che avrebbe dato la sua vita fino alla fine, come il Maestro. E quì Gesù ci fa capire che l’amore, quando si vive veramente, non è mai astrazione! Amare, secondo il Vangelo e secondo la testimonianza di pietro e dei discepoli del Signore, di ogni tempo e di ogni luogo, è sempre lasciarsi fare, più che fare da sé, spesso è sposare la volontà di un altro, cercare una corrispondenza di dono in un altro, non una soddisfazione dei propri bisogni di adulazione e di apprezzamento. Possiamo chiederci, come certamente si sarà chiesto Pietro, perché è necessario vivere questo abbassamento per amare Dio e gli altri come desidera Gesù? Innanzi tutto perché Dio stesso, che è “sommo amore“, si è abbassato! San Paolo addirittura ci dice che si è “svuotato“, “ekenosen”, in greco! Ed è lo Spirito Santo che ci rende grandi nella misura in cui ci lasciamo spingere da Lui, per riprendere un’espressione di Paolo in cui egli afferma che lo Spirito Santo “ci spinge” a fare come ha fatto Gesù, a vivere il Suo svuotamento. Lasciamoci spingere dallo Spirito! Attraverso lo svuotamento della nostra ambizione, della nostra competizione verso gli altri, del nostro arrivismo e delle nostre presunzioni, come ha fatto Pietro e, con lui, tutti i discepoli del Signore! Che ciascuno di noi, ognuno nella propria condizione di vita e secondo la misura della sua fede, oggi si senta chiamato dallo Spirito a pascere le pecorelle del Signore e non a seguire i nostri interessi, i nostri progetti e i nostri egoismi. Ascoltiamo le parole del Vangelo:

Gv 21, 15-19

In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?” Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?” Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.

 

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici.

La teologa Di Berardino gestito la pagina YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g

Per contattarla scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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