Giovanni Cantoni e la “società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio”

 

Pubblichiamo il ricordo di Marco Invernizzi, reggente nazionale di Alleanza Cattolica, ai funerali (celebrati dal vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Gianni Ambrosio)
di Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica.

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A nome di Alleanza Cattolica ringrazio Sua Eccellenza Mons. Gianni Ambrosio per la presenza e per le belle parole con cui ha voluto accompagnare anche in questo momento il nostro fondatore e soprattutto per l’assistenza spirituale e la vicinanza negli ultimi anni, durante la lunga malattia di Giovanni.
Ringrazio poi la famiglia, la moglie Sabina anzitutto per la sua straordinaria presenza in tutti questi anni accanto a Gianni, ringrazio i figli Ugo, Lorenzo, Gemma e Ignazio e con loro anche Sabina, Stefania, Roberto e Rita insieme a tutti i venti nipoti. Un uomo, direbbe Gianni, non si spiega mai da solo ma attraverso la sua storia e la compagnia che ha costruito dentro questa storia.
E dentro questa compagnia, accanto alla sua splendida famiglia, c’è Alleanza Cattolica.
Ci sarà il tempo e il luogo per ricordare e riflettere sul passato e sul futuro della creatura di Giovanni Cantoni, ma non è questo il momento né la sede. Così come non è la sede per valutare il lascito intellettuale e soprattutto nel campo della dottrina dell’azione del nostro fondatore.

Qui oggi voglio soltanto accennare a un aspetto che colpì me e molti altri, in particolare all’inizio: la sua umanità dentro un contesto di assoluta normalità, alla quale tanto teneva.
Giovanni Cantoni è stato un uomo che ha lavorato per mantenere una famiglia impegnativa, è stato marito e padre e poi un nonno esemplare. Attraverso la sua “normalità” ha insegnato e testimoniato a tutti coloro che lo conoscevano che la dimensione ordinaria della vita non coincide con lo spazio, come si usa dire oggi, “privato”, che essa, proprio nella sua ordinarietà, è più ampia e comprende in sé l’impegno per il bene comune, la lotta contro il male nella sua dimensione personale e sociale, l’amore per il Papa e per la Chiesa e per la propria patria terrena. Questa umanità gli ha permesso di incontrare migliaia di persone, di aiutarle a crescere spiritualmente e intellettualmente, di orientarle a operare come una realtà associata e non come singoli individui, a costruire insieme quella “società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio” che è lo scopo dell’esistenza di Alleanza Cattolica. Ma soprattutto questa umanità gli ha permesso, con l’aiuto della Vergine a cui era devotissimo, di superare contrasti e scoraggiamenti, incomprensioni e una lunga assenza di gratificazioni umane: in poche parole, di chiedere a Dio la forza per compiere il compito più importante e affascinante, la propria santificazione nell’abbandono pieno di fiducia nella Grazia del Signore. Così mi piace ricordarlo.

Concludo con alcune sue parole che aiutano a comprendere lo spirito che lo ha animato e che forse lo descrivono meglio di tante altre: «partecipo (…) della Cristianità come alternativa all’Europa, a quell’Europa che vuole dimenticare di essere stata Cristianità; sono uno dei “nuovi poveri”, diseredati non solo di una condizione storica, ma anche defraudati della dottrina per riconquistarla; ma, per quanto mi riguarda, non mi sono lasciato prendere dalla disperazione e mi sono sforzato di ottemperare all’ingiunzione sapiente: “Aiutati che Dio ti aiuta”. Mi sono curato della mia miseria, volendo contribuire a curare anche quella altrui. Il Signore è giudice dell’intenzione, gli uomini del risultato».
Permettetemi infine una considerazione personale. Durante la lunga malattia di Gianni, venivo spesso a trovarlo e mi parlava e dava consigli come ha sempre fatto, nonostante la fatica. Poi, a un certo punto, ha smesso di rispondere alle mie domande. Io sono continuato a venire, anche se con minore frequenza, perché mi sembrava che comunque mi ascoltasse. Adesso non sarà più possibile nemmeno quest’ultima modalità e questo rende tutto più difficile. So che però mi e ci aiuterà, dall’Alto, dove adesso si trova, insieme con i non pochi amici che lo hanno preceduto. Questo infatti è l’ultimo grande insegnamento che ci ha lasciato, forse il più importante: la sofferenza non è mai fine a sé stessa. Il calvario degli ultimi anni, lungo e misterioso, offerto per amore alla Chiesa, ci ha reso più familiare il Paradiso e meno difficile affrontare l’ultimo passaggio che ognuno di noi dovrà superare. Grazie Gianni, anche per quest’ultima testimonianza.

Marco Invernizzi
Lunedì, 20 gennaio 2020

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