“Dopo la fede stiamo perdendo la ragione?” Un dialogo tra Marcello Pera e monsignor Negri

Marcello PeraDavanti a circa 400 persone radunate dalla Fondazione Giovanni Paolo II, si è tenuto a Rimini, presso la sala principale del centro congressi Sgr (era collegata in video anche una seconda sala, vista l’alta affluenza di pubblico), un  incontro pubblico, dal titolo  «Dopo la fede stiamo perdendo la ragione?», che ha visto la partecipazione dell’ex presidente del Senato, il prof. Marcello Pera e l’Arcivescovo di Ferrara, Sua Eccellenza Monsignor Negri.

«Oggi la Chiesa ti fa quasi sentire in colpa se tu affermi la tua identità. Ci stiamo abituando a non prendere la parola: per favore santità, cardinali, preti di ogni ordine e grado, un po’ più di coraggio!», ha detto Marcello Pera, mentre mons. Negri ha ricordato che ai suoi preti di Ferrara ha detto che «se andiamo avanti così direte che i martiri erano degli sfortunati perché non sono stati capaci di dialogare».

Ha aggiunto l’Arcivescovo che «il peccato della Chiesa non sono soltanto le mancanze morali, pur gravi, ma il cedimento alla mentalità del mondo, il tradimento della verità». «Già dalle discussioni sul preambolo alla costituzione europea, il cristianesimo è stato fatto fuori dalla scena pubblica – ha sottolineato Pera – Ma questo ragionamento e atteggiamento, apparentemente nobile, entrato anche nella Chiesa cattolica, priva di valore il messaggio cristiano e lo rende debole». Nella visione tradizionale «maschio e femmina li creò», ha spiegato l’ex presidente del Senato «ragione e fede coincidono. Adesso non più, viene messo in discussione il dato di natura. Una differenza enorme: ciò che uno gradisce o desidera o crede opportuno conta di più del dato naturale. Un domani che problema ci sarà allora a permettere la poligamia o l’incesto? È in atto una guerra fra il relativismo, il laicismo e la nostra tradizione».

È, denuncia Pera, «la religione del laicismo che adesso ci viene imposta per legge». Accettare il ddl Cirinnà «significa accettare il pensiero che ci sta dietro, quindi accettare e diffondere il relativismo e l’emarginazione del cristianesimo dalla sfera pubblica». Mons. Negri ha aggiunto che «negli ultimi due secoli la concezione della ragione è divenuta ideologica: la ragione non è più ciò che apre alla realtà, all’infinito ma domina, è legata al potere, organizza e manipola la realtà, crea una visione astratta, una barriera tra l’uomo e la realtà. Così, in una società senza Dio, l’uomo è ridotto a una particella di materia».

Pera ha sottolineato che «Gesù Cristo non è un saggio o un filosofo, ma rivela la verità: Ego sum veritas. Non ammette altre verità, anche se ciò non significa discriminare le altre fedi, che vanno accettate però – secondo la fede cristiana – come errori […]. Per dialogare bisogna che ci siano almeno due identità, altrimenti è solo una resa. Noi ci stiamo arrendendo, e più ci arrendiamo più quelli che ci vogliono attaccare ci vogliono male. […] Il dialogo diventa effettivo solo se siamo consapevoli della nostra storia e dei nostri valori. […] È il tempo delle “minoranze creative”, da qui nascono la verità e il coraggio, mentre le istituzioni sono vuote. In questi cenacoli può avvenire la rinascita di cui abbiamo bisogno, scindendo il recupero dell’identità dal timore di essere estremisti. Mostrare che non abbiamo paura e che abbiamo argomenti».

L’Arcivescovo di Ferrara e Comacchio ha ricordato che «senza ragione, la fede non si spiega, diventa non comunicabile. Il dialogo con l’altro è possibile se io ho una identità vissuta». E ha concluso: «chiediamo a Dio che ci aiuti a non essere mediocri. […] Annunziare Cristo, e questi crocifisso: è la sfida di oggi, quella della nuova evangelizzazione ai cristiani che sono lontani, testimoniare Cristo senza paura e senza tracotanza. Oggi, nella separazione tra fede e ragione, alla fede cosa rimane? Le “emozioni” legate a certe parole d’ordine. Mentre il potere e i soldi guidano il mondo, noi ci beiamo di emozioni, siamo tollerati come una piccola o grande riserva indiana che vive di emozioni. Ma un cristianesimo individualistico o pietistico non è la versione cattolica, quindi non dura. La Chiesa è “semper reformanda” […] ma il soggetto di questa riforma è la persona. Come ha detto papa Francesco, la Chiesa si riforma con la fede delle persone e la preghiera del popolo. Come fare? Ciascuno prenda la responsabilità di essere cristiano, senza sentire il limite come obiezione. Non è facile, ci vogliono delle amicizie carismatiche, amicizie umane fatte di fede e ragione. La comunità non ci sostituisce ma ci sostiene, e oggi anche i movimenti devono rinascere. L’esito non lo conosciamo, sarà quello che Dio vorrà, ma come dice san Giacomo noi mettiamo un seme di vita buona, a suo tempo darà il suo frutto».

Matteo Orlando

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