Don Nicola Bux: “L’omelia non superi i dieci minuti”

Il noto sito Stilum Curiae, prendendo spunto da tante omelie spesso sciatte, ha lanciato una provocazione: e se l’ omelia si facesse alla fine della Messa o resa facoltativa? Abbiamo girato la domanda al noto ed autorevole teologo e liturgista di Bari don Nicola Bux.

Don Bux, con una provocazione, si è chiesto di fare l’omelia dopo la messa o di renderla facoltativa. Che ne dice?

“Un fondamento di verità esiste, cioè questa palese provocazione nasce da riscontri oggettivi, anche se, per  renderla operativa, occorre un atto o provvedimento formale. Le dico che gli orientali e in particolare gli ortodossi russi,  fanno la omelia  dopo la messa.  In settimana, se non vi sono solennità, è facoltativa”

Che cosa è l’omelia?

” Non è, come erroneamente si pensa, la parte centrale della celebrazione, tanto meno quella essenziale. In questa chiave può essere letta come una sorta di cerniera tra liturgia della Parola e liturgia eucaristica. In ogni caso, non è una catechesi, ma solo una breve e possibilmente semplice spiegazione della Parola di Dio del giorno. Sottolineo: della Parola di Dio”.

Perchè?

” Perché esistono sacerdoti che pensano sia bene dare la loro opinione, mentre, come dicevo, la omelia è solo la spiegazione piana di quello che dice Dio”.

Esiste una lunghezza temporale dell’ omelia?

” E’ opportuno che non superi  i dieci minuti ed è già tanto. In quanto alle prediche lunghe e talvolta inconcludenti dipende dalla formazione del clero e dunque dei sacerdoti. Parlare alla gente implica una formazione culturale e spirituale adeguata, attitudine e capacità, spirito di sintesi e soprattutto studio durante la settimana. Davanti ad una omelia sciatta o priva di stimoli ,penso che sia meglio un minuto di sano raccoglimento”.

Casule  con colori liturgici indefiniti come abbiamo visto poco tempo fa a Dublino. Quale la causa?

“La casule con certi colori, non possono essere definite paramenti, ma  bizzarrie che nulla o poco hanno a che fare con una corretta celebrazione. Occorre rispettare i colori che hanno un loro preciso e chiaro significato. Il problema grave è che  quelli che  vanno a messa, non tutti, ormai non ci fanno neppure caso e si bevono tutto. Effettivamente molte casule, persino quelle indossate dai pontefici, sono discutibili.  Bisogna essere molto attenti a non trasformare mai la liturgia in un fatto o evento mondano”.

Bruno Volpe

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