Don Alfredo Morselli sulle avanguardie moderniste al sinodo per l’Amazzonia

 

Sinodo sull’ Amazzonia, assise controversa e ricca di spunti polemici. Abbiamo intervistato, sul tema, il noto teologo e sacerdote bolognese don Alfredo Morselli che, con la solita onestà intellettuale e libertà, ha manifestato il suo autorevole parere.

Don Alfredo, qual è la sua idea sin qui avuta sul sinodo per l’Amazzonia?

“Direi che fino ad ora nel sinodo si possono distinguere diverse cose:

in primis l’Instrumentum laboris, che – secondo alcuni Vescovi e Cardinali – contiene alcune eresie. Poi gli show pagani di questi giorni a Roma. Ancora il lavoro delle avanguardie moderniste che vogliono cogliere l’occasione per cambiare la Chiesa. Last but not least lo Spirito Santo, che porrà sicuramente un limite allo scempio”.

Cosa c’è che non va nell’Instrumentum?

“Il peggior equivoco è a mio avviso lo stravolgimento della categoria di luogo teologico: da argomento che aggancia all’alto la convinzione della nostra fede diventa fonte immanente dal basso dell’esperienza religiosa”.

Ci può fare un esempio?

“Il grido dei poveri viene additato come luogo teologico; in realtà il vero luogo è la rivelazione soprannaturale che guida la dottrina sociale, la quale contiene i principi per rendere giustizia anche ai poveri”.

Lei ha parlato di modernismo: dove si trovano queste tracce?

“Nell’odio per le categorie del pensiero occidentale (es. sostanza, natura, forma) le quali, secondo l’Instrumentum devono essere cancellate; San Giovanni Paolo II nella Fides et Ratio invece dice il contrario, adducendone la ragione: lo Spirito Santo ha guidato la Chiesa ad utilizzarle, perché sono universali e perennemente valide. Secondo queste categorie la conoscenza – fede compresa – dipende da un oggetto esterno a cui ci si adegua. Per i modernisti invece la conoscenza è immanente e quindi anche la fede è un prodotto del soggetto che la crea; la diabolica religione fai-da-te.”

E gli altri aspetti che non le vanno?

“Il triste spettacolo dei riti pagani a cui ha partecipato anche il Santo Padre.

Ipotizzo una certa reminiscenza della partecipazione al culto degli antenati da parte di P. Matteo Ricci SJ (1552-1610) in Cina; ma P. Ricci metteva bene in chiaro che si trattava di un rito civile e non religioso. Distinzione totalmente assente nei tristi show romani di questi giorni”.

E il sacerdozio ai viri probati?

“Mi fanno ridere per non piangere quanti parlano del “Nuovo paradigma della Chiesa di Papa Francesco”; coloro che fanno queste proposte replicano il più squallido déjà-vu. Già S. Paolo VI aveva confutato il sofisma della carità pastorale per non far mancare i sacramenti. Quel Papa aveva detto che erano bastati in 12 per diffondere il Cristianesimo nel mondo e che – se guardiamo il numero – i preti saranno sempre pochi. Ma questo relativamente ridotto numero non può passar sopra alla particolare conformazione a Cristo che si richiede a chi è, in quanto sacerdote – bene o male -, un alter Christus”

Che cosa ancora le dispiace di questo sinodo?

“Il lavoro e la coalizione delle avanguardie moderniste che raccolgono il testimone trans-storico del modernismo di Bonaiuti e Fogazzaro e lo agitano oggi come uno trofeo di vittoria; se non ci fossero le promesse di Gesù “Non prevarranno” ci sarebbe da dire “È finita”; invece possiamo dire “Si ricomincerà”; non so come, non so quando, ma il Trionfo del Cuore Immacolato metterà fine a questi scempi.”

Bruno Volpe

 

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